Musulmani in piazza 990

Chi di spada ferisce di spada perisce recita il Vangelo. Un ammonimento che l’Occidente cristiano sembra non aver mai compreso. Quando quei poveri corpi erano ancora caldi l’ululato degli sciacalli nostrani si è alzato forte, trovando spunto dalle parole profetiche di Oriana Fallaci. Profetiche di cosa? Dal 2001 ad oggi l’Occidente non ha fatto altro che perseverare con quell'”occhio per occhio” propugnato dalla scrittrice fiorentina. Profetiche, invece, furono le lettere di Tiziano Terzani con le quali in quei giorni del 2001 rispondeva alla sua concittadina sostenendo: “L’orrore indicibile è appena cominciato, ma è ancora possibile fermarlo facendo di questo momento una grande occasione di ripensamento.

Ma da quel 2001 ad oggi la consapevolezza di molti è cresciuta. Nonostante i quotidiani sibilii della Santanché, i ragli di Salvini, i barriti di Ferrara e i cinguettii di Renzi, in Italia c’è un crescente numero di persone che non vuol più sentire questo coro. Sempre in più hanno capito che queste sono tutte voci, apparentemente con tonalità diverse, del pensiero unico dominate.

In questi giorni dal web si è alzata un’immensa domanda di verità. Una richiesta che non va elusa. Una richiesta che non si accontenta più dei plastici di Vespa o delle lacrime della D’Urso. Negli ultimi anni, grazie al web si è creato un varco e, nelle case degli italiani, sono entrati nuovi sputi di riflessione e approfondimento. Il binomio mussulmani cattivi – occidentali buoni non è più credibile. Sempre in più si interrogano su chi li abbia armati e finanziati (Arabia Saudita, Kuwait e Qatar, Paesi da cui Finmeccanica riceve importanti commesse) e le vere ragioni del conflitto (armi, petrolio e droga).

I venti di guerra sono destinati a soffiare sempre più forte, l’abbattimento del caccia russo n’è un nefasto presagio, e rischiano di spazzare via la nostra sicurezza. Una perdita di libertà immensa a cui la politica deve subito una risposta perché è colpevole. Colpevole di aver eseguito gli interessi dell’industria degli armamenti e del petrolio e non quelle dei cittadini.

A Parigi sono stati uccisi 129 civili. Di queste vite spezzate così tragicamente tv e giornali ci hanno, in maniera parossistica, fornito innumerevoli dettagli. Dei bombardamenti di Raqqa, invece, non si sa ancora nemmeno quanti civili siano stati uccisi; figuriamoci se ci racconteranno quali fossero i loro sogni o la musica che ascoltavano. Come del resto non si sa ancora con precisione quante siano state le vittime complessive della guerra in Iraq e Afganistan. Solo per il secondo conflitto iracheno alcuni studi sostengono che l’occupazione in Iraq abbia causato circa mezzo milione di morti.  Forse una cifra sottostimata.

Tony Blair alcune settimane fa ha chiesto scusa. Un sorry da rivolgere a chi per strada, urti per errore con la spalla. Scuse ipocriti perché le armi di distruzione di massa mai trovate erano solo un pretesto, dato che l’obiettivo era solo il controllo dei pozzi petroliferi iracheni di multinazionali come la Halliburton dell’ex vice presidente Usa Dick Cheney.

Per rispetto del dolore che sta causando quest’ennesima guerra bisogna sforzarsi a comprendere le cause che hanno scatenano il conflitto. La principale è che il modello occidentale è diventato insostenibile. E’ un’idrovora impazzita che succhia risorse per garantire a pochi uno stile di vita impossibile da estendere all’intera popolazione del pianeta. Dopo i morti di Parigi abbiamo un’occasione per transitare in un nuovo paradigma idoneo per l’uomo e non per le merci. Se non c’è un cambio di direzione, il numero delle vittime di guerra è destinato ad aumentare, perché aumenteranno i conflitti per accaparrarsi le poche risorse disponibili.

In queste ore si sta giocando un importante match tra la rabbia cieca, incapace di vedere i propri crimini e la compassione, cioè il tentativo di capire le ragioni dell’altro. Certo è molto più semplice aderire alla prima opzione. Del resto l’odio è pilotato dall’istinto e dall’ignoranza a differenza della compassione che è diretta dal cuore e dalla consapevolezza. Ma questo match prima di tutto si gioca individualmente. Dentro ognuno di noi. Ognuno è chiamato a fare una scelta di campo. Ricordandosi che basta aprire un libro di storia per constatare che tutte le tappe più importanti che hanno segnato l’umanità, sono state caratterizzate in prevalenza da conflitti. La risposta è sovente stata la stessa: ad un colpo di clava si è risposto con un colpo di clava ancor più forte e così di seguito fino ad arrivare agli aeri supersonici di Hollande. La violenza ne genera di nuova e se continuiamo a reclutare adepti dell’occhio per occhio, con le armi micidiali di oggi, diventeremo tutti orbi.