“Molti dei vizi del cattivo parlare dei politici si riversano sul cattivo scrivere dei giornalisti è come in un sistema di vasi comunicanti: poi fanno un giro e tornano dall’altra parte”. Lo scrittore e deputato dem Gianrico Carofiglio analizza il linguaggio pubblico partendo dal suo ultimo.’Con parole precise, breviario di scrittura civile‘ edito da Laterza: un libro politico che contiene una riflessione sul metodo della parola della politica. “Perché anche scrivere libri – dichiara ai microfoni de ilfattoquotidiano.it il magistrato – è fare politica attiva”. La democrazia autentica vive di parole precise chiare. Vive di verità a volte difficili, comunicate con chiarezza e onestà. Ma nei vari ambiti, compresi quelli di giuristi e burocrati, si preferisce una lingua “oscura, curiale e sacerdotale, quasi mistica che consente di non rendere conto del modo in cui il potere viene esercitato. Se i cittadini non capiscono la lingua che parlano gli uomini e le donne che detengono il potere, sono molto meno in grado di controllare l’esercizio di potere”.  Scrivere e parlare chiaro nel diritto, nella burocrazia e nella politica è, appunto, una questione di democrazia. “Oggi purtroppo assistiamo a un’accelerazione, è in atto una grave involuzione della lingua che parlano i politici e di chi attorno alla politica ruota”. Si preferisce un modo di maneggiare il linguaggio caratterizzato dalla “confusione deliberata, dall’intento deliberatamente manipolatorio e dell’uso di espressioni dichiaratamente prive di un significato specifico” e che consentono una delle “espressioni più odiose e diffuse della comunicazione politica di questo paese, il sono stato frainteso del giorno dopo” di Elisabetta Reguitti, riprese e montaggio Samuele Orini