lettera-nigerNon più guerra ma la pace, scrive Yvonne da Chiavari. Alunna invitata per il catechismo che si presenta e vorrebbe venire ad aiutare nella missione del Niger. Spera che al ritorno ci si possa salutare come avvenuto qualche anno fa. Chiede come va in missione e se potesse venire aiuterebbe come può. Yvonne ha sentito la dichiarazione di guerra. Hanno trovato il nemico, non lontano da casa propria. La guerra sarà totale, lunga e forse infinita. Non più guerra ma la pace, scrive Yvonne.

Troppo piccola per capire. Appena dieci anni e non sa nulla della vita dei grandi. Le strategie, le geopolitiche e i mercati finanziari. Non potrebbe capire chi commercia e arma il nemico da combattere nel frattempo diventato globale. La stesura del post avviene durante l’attacco dell’hotel Radisson blu di Bamako. Altri morti, dopo quelli di Parigi, Beirut, Ankara, Israele, Kenia, Somalia, Egitto, sul Lago Tchad e a Diffa nel Niger. Yvonne guarda la Tv e sente i discorsi dei grandi. Dice di salutare i bambini di qui. Yvonne è ancora piccola e vuole la pace e non la guerra.

Yvonne chiede come va in missione. Vorrebbe venire ad aiutare se solo lo potesse. Le armi le vede in giro e nelle immagini commentate di tutti i giorni. Ha sentito parlare dei bambini soldato e dei grandi pagati delle compagni private. Sa poco o nulla della fabbricazione e il commercio delle armi. Come potrebbe se questo avviene di nascosto o per interposto paese. Ha sentito parlare di Dio e mai avrebbe potuto pensare che quel nome poteva diventare un esplosivo. Ora fa la preghiera della sera per i bambini del mondo e prega per la pace. Vorrebbe venire ad aiutare, dice Yvonne.

Capirà tra qualche anno che si erano infiltrati altri dei. Il denaro e il potere. La menzogna e la viltà. Gli interessi e i grandi mercati generali. Lei accompagna sua madre al momento di fare gli acquisti e già comincia a pensare ai regali di Natale per le amiche del cuore. Vede che i grandi hanno paura e tornano a casa chiudendo bene le porte. La guerra è stata dichiarata una volta di più e Yvonne ha capito bene. Sa che c’è una differenza. Una cosa è la guerra e l’altra è la pace. Lei vuole la pace.

Le interessano i bambini che non ha mai visto. Verrebbe volentieri solo la lasciassero. Cose da bambini che durano quanto basta prima di spegnersi nella storia dei grandi. Affida la missione nelle mani di Dio, che conosce bene come solo i bambini sanno. Non sospetta i giri di parole e mediazioni culturali per non farne il nome. Lui l’hanno buttato fuori come inutile cimelio d’altri tempi. Ci son cose più importanti di cui parlare e per qualcuno la buona notizia è quella che non conta. Per Yvonne ancora no. Fa promesse e le capita persino di mantenerle. Di stare buona, di rispettare gli altri e fare la pace. Vorrebbe aiutare e domanda il ritorno per andare a salutarli.

Yvonne chiede come va in missione. L’hotel di Bamako è a 1365 kilometri dal Grand Hotel di Niamey ed è la stessa gente e gli stessi problemi di sempre. Un paese ancora diviso e gruppi armati che si rincorrono al grido che l’altro dio è più grande. Il presidente del Mali è tornato in fretta al paese da Djamena nel Tchad. Parlavano di terrorismo nel Sahel e l’attacco all’albergo degli ospiti stranieri lo conferma. La guerra continua e Yvonne non la vuole. Dice invece la pace, scritta in maiuscolo e con lettere più grandi della guerra. Non più guerra ma la PACE, scrive Yvonne sul foglio della storia.

Niamey, novembre 015