Sono ateo, non vado in chiesa, credo nelle persone di buona volontà. Ai miei figli parlo di Gesù come di Allah, di Moby Dick, Sandokan, Mowgli, Peter Pan ecc… ma quando la moschea di Parma apre ai cittadini voglio esserci.

Comunità islamica Parma (2)

Ricordo quando ho scelto il pediatra per i miei figli, avevo tre nomi, faccio il primo numero di telefono, risponde una voce registrata con accento particolarmente campano: “Meridionale”, ho pensato e ho buttato giù. L’idiota in me aveva prevalso, ma per poco. Oggi quel dottore è il nostro pediatra e ne siamo felici. C’è un pregiudizio in me anche stavolta, ma è quello esaltato dal terrorismo mediatico, quello che vuol far credere che si uccide in nome di una religione (come dire: gli italiani son tutti mafiosi e i preti cattolici tutti pedofili): la comunità islamica di Parma apre le porte ai cittadini. Un gesto forte che il mondo dell’Islam avrebbe dovuto fare molto tempo fa, prima che il sospetto diventasse pregiudizio. E’ un inizio, finalmente. Così vado. E ne sono felice.

Affianco un uomo che si incammina, gli chiedo se la moschea è laggiù, lui mi risponde, con la diffidenza di chi si sente sospettato. Gli chiedo se è possibile accedere, quanto dura, se devo togliermi le scarpe. Ringrazio, lui mi sfiora con lo sguardo. Di fronte all’ingresso sono Polizia e Carabinieri, di colpo sento il peso della suggestione dei titoli dei giornali, delle opinioni da bar esondate nelle strade, della vulnerabilità con cui conviviamo. La moschea è in un capannone industriale, gli ospiti prendono posto sul perimetro, i fedeli inginocchiati sul tappeto. La diversità mi emoziona come un ragazzino che scopre qualcosa di nuovo e avverto che la paura paralizza la volontà e l’ignoranza il cervello. Mi accade l’opposto, mi rilasso e guardo arrivare altri uomini, facce stanche di lavoro, pelle unta di catena di montaggio, tute da lavoro, sguardi di chi si sente osservato e cerca di non pensarci. Vedo uomini comuni, anch’io ho la barba, la pelle della pianta dei loro piedi è bianca come la mia, il resto sfuma in tonalità di uno stesso colore. I giornalisti e fotografi sono tanti, il lavoro li espone come occhi indiscreti; cittadini pochi, assenza evidente, ostentazione di una cultura che perde l’occasione. L’Imam parla e usa parole nette, la voce scolpisce il diritto alla vita, alla convivenza, al rispetto, alla pace, al ripudio di ogni violenza e invita i giovani musulmani con queste parole “Avete la fortuna di vivere in un Paese in cui c’è libertà di fede: fatene buon uso”. Poi si rivolge alle donne musulmane, ne esalta l’importanza e il ruolo fondamentale. E’ l’unico momento in cui sono confuso: non una donna presente.

L’Imam invita il sindaco a dire due parole, due minuti simbolici, distanze che si azzerano. Inizia la preghiera, gli ospiti si alzano, rimettono le scarpe. Serviranno buone perché la strada del dialogo è lunga, il terrorismo altrove.

Torno a casa, ho una storia da raccontare ai miei figli: avete presente i vostri compagni di classe che non fanno l’ora di religione? Mi raccomando, niente paura!

Vignetta-Parma-Fogliazza