copDiranno che ti sei convertita al “gender”? Ho fatto questa domanda alla mia amica Lorenza Ghinelli, scrittrice e sceneggiatrice, durante la presentazione a Roma, il 18 novembre scorso, del suo quarto libro Almeno il cane è un tipo a posto, edito da Rizzoli. Lei mi guarda, sorride. Sa che sono un provocatore. «Non esistono categorie, lo sai come la penso. Per me esistono solo le persone. Ed esistono le persone felici».

Se dovessi mai scrivere una storia della letteratura italiana, parlando dei contemporanei, di Lorenza direi che ha costruito una vera e propria “poetica sensoriale”. Passa dalla tattilità violata dei protagonisti dei suoi primi romanzi in salsa noir, come Il divoratore e La colpa – storie di infanzie profanate dall’orrore, fantastico o realistico poco importa – continua con il senso della vista, nel personaggio acromate di Con i tuoi occhi, e arriva alla polifonia di voci, come lei stessa ammette, della sua ultima fatica. E in quel canto corale di personaggi ed emozioni, emergono uno dopo l’altro i suoi personaggi, a cominciare da Massimo, bullizzato da Vito; Celeste, «divisa tra l’essere se stessa o trasformarsi in come mamma e papà la vorrebbero»; Stefania, che ha un problema con la bulimia e, infine, la piccola Margò, vero e proprio architrave narrativo, la bambina che guarda il mondo con il suo sguardo e lo regala al lettore, al netto di infrastrutture mentali, restituendolo con una dissacrazione pura, di costruzione alternativa della realtà prima ancora che di critica di ciò che c’è.

E tocca temi importantissimi, Ghinelli, in questa galassia di voci: il tema del bullismo, quella violenza tra i giovani fin troppo tollerata da un mondo adulto che si limita a far spallucce prima per scandalizzarsi poi, di fronte a certi estremi. L’accettazione del proprio corpo, nel dramma dei disordini alimentari in una società caratterizzata dalla “vetrinizzazione del sé” come direbbe il sociologo Vanni Codeluppi, e che ti costringe ad essere in un certo modo, ad obbedire a copioni esistenziali. E, ancora, il principio di autodeterminazione, tanto inviso dentro certe frange filo-confessionali di chi legge (si fa per dire) libri in piedi nelle piazze, contro il principio di libertà individuale. Principio incarnato da Celeste, appunto, che non obbedisce agli stereotipi di genere, vestendosi “come un maschiaccio”, fino a quando la sua ribellione si concretizzerà rivendicando il diritto di essere se stessa. Perché se il silenzio è conservatore, la parola è viva e artefice, porta con sé il germe del futuro e di ogni creazione possibile. Celeste è il segno che la femminilità è vissuta, molto spesso, come addobbo e non come condizione naturale. Per questo – sperando di sobillarla, Ghinelli – le parla di “gender”. Perché per qualcuno questo principio elementare, essere come si vuole (e non in virtù di ideologie inesistenti, ma dell’ascolto del proprio io più vero) è una minaccia. Per fortuna per Lorenza (come dovrebbe essere) esistono le persone. Punto. Con la loro libertà. Non crede a certe mistificazioni. Crede a ciò che ha visto e a ciò che, per lei, è vero. E spaziando per questi temi, tra i coprotagonisti l’autrice ci regala il ritratto di una coppia di donne, felicemente innamorate, che andranno a incastonarsi come gemme nell’insieme di voci e vite che caratterizza il condominio di cui ci narra tutte le storie presentate.

«Come mai ti sei reinventata, passando dal noir alla letteratura per ragazzi?» le chiedono dal pubblico. Coerentemente con quanto espresso, così come non riconosce categorie di umanità, non crede molto alle rigide schematizzazioni per generi letterari. «Il mio, più che un libro di letteratura giovanile» risponde al pubblico «è un libro di “letteratura felice”». Sarà che forse si è innamorata, sarà che si sta affermando come una delle maggiori autrici del panorama contemporaneo, ma questa gioia si percepisce già dal suo, di sguardo. Lo stesso che ha dato ai suoi personaggi. E la restituisce a noi, attraverso un linguaggio sapido, meno fratturato rispetto alle opere precedenti, più fluido, come un latte caldo delle giornate d’inverno, per darci calore, insieme ai personaggi di Almeno il cane è un tipo a posto. Del quale, naturalmente, consiglio vivamente la lettura.