“In queste ore non è bello constatare di aver avuto ragione”. Fabrizio Battistelli, sociologo e presidente di Archivio Disarmo non ha dubbi: “I problemi del Medio Oriente non andavano risolti con guerre e cambi di regime forzati dai bombardamenti. Ecco perché l’Occidente deve fronteggiare questa ondata di attacchi”. E a quanti plaudono ai raid aerei contro l’Isis, risponde: “I bombardamenti sono un’arma completamente insufficiente. Ancora una volta i destini della campagna si giocheranno sul campo, con i famosi scarponi nel fango di truppe o milizie che dovranno battersi localmente”. Poi avverte: “Non facciamoci illusioni: più si bombarda e più il conflitto si acuisce”. I bombardamenti, dunque, non ci metteranno al riparo da nuovi, possibili attentati. Ma allora qual è l’alternativa? “Il punto è sempre di natura preventiva, quando le bombe cominciano a cadere è tardi, la guerra è già perduta”. Di che tipo di prevenzione parla? “Politica, innanzitutto. Bisogna evitare atteggiamenti ed interventi militari di natura unilaterale. E quando si rovescia un regime dittatoriale – aggiunge facendo l’esempio dell’Iraq di Saddam e della Libia di Gheddafi – la soluzione politica deve essere preparata con largo anticipo: la democrazia non si restaura per miracolo dopo il taglio della testa del cattivo di turno”. Un pacifismo con i piedi ben saldi a terra, quello del professor Battistelli, che precisa: “Non dico certo che si debba accettare l’aggressione che ha colpito Parigi e l’Occidente, né cedere al ricatto del terrorismo”. Ma se il pacifismo, quello che non si risolve nella pura non violenza, è una questione di buonsenso quando ancora si è in tempo per mostrarne, che fine ha fatto? Tempi duri per i pacifisti? “Difficile godere di buona salute quando la crisi economica mondiale ed europea ha acuito l’isolamento tra le persone e spinto ognuno a concentrarsi sul suo particolare, a dimenticare il problema del bene comune”, si riflette nella sede romana di Archivio Disarmo, che insieme ad altre associazione fa parte del network Rete per la Pace. Poi il presidente denuncia: “Il ceto politico è inadeguato e i cittadini, non senza responsabilità, sono disorientati. Poi c’è il ruolo dei media, che non sempre danno un’informazione completa e approfondita delle problematiche internazionali. Infine i grandi interessi economici che attraversano aree poco stabili ma centrali in partite come quella energetica. Aspetti che non possono essere risolti dal singolo Stato, ma neanche da un movimento pacifista. Vanno risolti attraverso la condivisione, il confronto che ricompone in termini politici i rispettivi interessi legittimi” di Franz Baraggino e Manolo Lanaro, riprese di Paolo Dimalio