boschi 675

“Renzi è come Berlusconi” o addirittura “Renzi è peggio di Berlusconi”: queste frasi, dette da amici “di sinistra”, dimostrano a che punto sono giunti la sfiducia nella politica e il nichilismo di moltissimi italiani.

Pur essendo solo un cauto sostenitore di Renzi, faccio riferimento a lui esaminando tre aspetti della questione: alcune delle decisioni più significative assunte da questo governo; le obiezioni dei “nichilisti”; le possibili contro-obiezioni. E questo perché trovo stucchevole e pericoloso il gioco del “più uno”, che tutti conosciamo benissimo (e spesso lo pratichiamo quando ci fa comodo) ma che non porta ad alcun risultato.

Riforma del Senato

Il “cuore” della riforma – di cui si parla da decenni – è l’abolizione del bicameralismo perfetto e dell’obbligo di sottoporre ogni legge alla approvazione dei due rami del Parlamento, raddoppiando i tempi del processo legislativo. Il secondo vantaggio è la scomparsa di 315 senatori, con relativi stipendi, rimborsi spese, assistenti e vitalizi: il che comporta un notevole risparmio.

Obiezioni: 1) Un Senato degli enti locali non serve. 2) Allora era meglio abolire il Senato, così si evitavano anche le spese del palazzo, del personale, ecc.

Contro obiezione 1) La Germania (cito un solo Paese per la sua importanza) ha il Bundesrat, che rappresenta i lander, e va bene così. Aspettiamo a giudicare.

Contro obiezione 2) Si tratta di una obiezione del tipo “più uno”: passare dal bicameralismo perfetto al monocameralismo (caso assai raro nel mondo) è un doppio salto mortale in cui è facile rompersi il collo.

Abolizione delle province

Nell’aprile del 2014 il ddl Del Rio riordina le province, sostituendo i consiglieri elettivi, remunerati, con i sindaci delle città facenti capo alle singole province, non remunerati.

Obiezioni: 1) Di fatto le province restano, con i loro compiti, i loro costi e i loro 60mila dipendenti; 2) Chi ne svolge le funzioni?

Contro obiezione 1) Per “abolire” definitivamente le province serve una modifica costituzionale. Intanto, è stata abolita una piccola casta (non tanto piccola: 3.700 consiglieri). Le retribuzioni dei consiglieri non sono molto elevate (qualche migliaio di euro l’anno) e variano da provincia a provincia. Sono però più elevate per la pletora di assessori, vice presidenti e presidenti, ciascuno dei quali con un proprio staff. E saranno molto meno numerose le inutili e costose sagre da loro imposte.

Contro obiezione 2) Le funzioni continuano ad essere svolte dagli uffici che le svolgevano prima. Dipende ora da Regioni e Comuni decidere – e farlo rapidamente – come suddividersi puntualmente quelle funzioni ed il relativo personale. A quel punto la abolizione definitiva delle province verrà da sola.

Autorità, Prefetture e Camere di Commercio

Riforma Madia della Pa (approvata in prima lettura nel luglio 2015). Alcuni risparmi previsti.

Le Autorità indipendenti le cui funzioni si “sovrappongono a quelle degli uffici ministeriali” potranno essere soppresse, con revisione dei livelli retributivi in eccesso a quelli dei dirigenti statali

Le prefetture (oggi ce n’è una per ogni provincia) e i numerosi altri uffici territoriali dovranno confluire in un unico “ufficio territoriale dello Stato”.

Le Camere di Commercio dovranno passare da 105 a un massimo di 60, con ruolo unico per i loro dirigenti (solo i consiglieri di amministrazione sono oltre 2.000).

Obiezioni. Sono praticamente tutte del tipo “più uno” (cioè: perché non abolire del tutto questi organismi?).

Contro obiezione. Perché nessuno avrebbe la forza di abolire molte centinaia di radicati organismi statali in un solo colpo. Non ci riuscì nemmeno, per le sole prefetture, il presidente Einaudi, che già nel 1944 scriveva “Via il Prefetto”.

Stipendi elevati e ferie dei magistrati

Non possono più guadagnare oltre i 240mila euro l’anno i massimi dirigenti dello Stato e degli enti pubblici. In questo modo centinaia di grand comis hanno subito un taglio molto significativo, fino al 50%, delle loro entrate mensili. Le ferie dei magistrati sono scese da 45 a 30 giorni l’anno. Due realtà – due situazioni di privilegio – che ci sono apparse immodificabili per decenni.

Obiezione. Si dovevano tagliare anche gli stipendi dei parlamentari.

Contro obiezione. Il governo non può intervenire su questioni interne di Camera e Senato, che sono totalmente autonomi.

Potrei continuare con molte altre decisioni del governo, ma gli esempi fatti bastano a dimostrate che non si vuole nemmeno riconoscere che questo governo ha preso più decisioni positive, in due anni, di quante ne abbiano prese in almeno dieci i suoi predecessori e la disastrosa “bicamerale” Berlusconi – D’Alema.

Apprezzerei molto di più, da parte dei “nichilisti”, due scelte diverse da quelle distruttive che ho riportato: 1) un minimo di impegno personale (nei partiti o nelle associazioni civiche) per portare avanti le battaglie che essi ritengono essenziali; 2) una forte denuncia delle scelte di vitale importanza che il governo non ha fatto – prima fra tutte una lotta davvero spietata ai grandi evasori fiscali – o che fa ma senza convinzione, come è accaduto soprattutto sui diritti civili, a partire da quella legge sulle unioni di fatto che si trascina in Parlamento da mesi e si blocca ad ogni minaccia delle gerarchie vaticane e dei tanti politici clericali.

A proposito, perché nessuno chiede di abolire il Concordato? Chi prende l’iniziativa? Il Fatto Quotidiano?

Sulle unioni civili e più in generale sui diritti negati vedi la mia news letter.