In queste ore di lutto e di profonda tristezza e paura leggo articoli che invitano a resistere nel proprio stile di vita, a non smettere di frequentare teatri, stadi, cinema, non smettere di viaggiare, in breve non porre argine alcuno alla nostra libertà, perché altrimenti si farebbe il gioco dei terroristi, ciò che loro vogliono, stravolgere le nostre vite. Io non sono d’accordo. Mi sembra che queste manifestazioni inneggianti alla nostra libertà personale purtroppo non tengano conto di una cosa fondamentale: e cioè che il pericolo è reale, oggettivo, terribilmente vicino. Non cambiare le nostre abitudini significa negare il male che ci ha toccato in prima persona e che continuerà a farlo nei prossimi mesi.

Parigi 675

Ma cosa fare, allora? Smettere di andare al cinema, di prendere l’aereo, di andare a concerti e spettacoli? In un certo senso la risposta, secondo me, è positiva. Dobbiamo limitare alcune attività che ci possano esporre, per quanto possibile. Agire con prudenza, considerando il pericolo, non sfidandolo e non perché sia più forte di noi ma perché comunque siamo vulnerabili e, purtroppo, umani, fatti di carne e ossa, rapidi a morire per una sola pallottola. Fare l’indispensabile, evitare tutto il di più. Specie se siamo genitori e abbiamo la responsabilità di proteggere noi stessi per proteggere i nostri figli.

Non aspettiamo una bomba nel nostro suolo per cambiare prospettiva, facciamolo subito, anche se questo significa limitare la nostra libertà. Ma possiamo vederla così, limitiamo la nostra libertà attraverso la nostra libertà, scegliamo cioè consapevolmente di sottrarci a ciò che potrebbe rappresentare un pericolo reale. Preferire l’autobus alla metro, evitare assembramenti, stare più a casa la sera ha un senso: sembra una resa ma potrebbe solo essere saggezza.