L’8 ottobre dello scorso anno, il ministro per i rapporti con il Parlamento, ha trasmesso al Parlamento la proposta di nomina del dottor Antonio Agostini a direttore dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin), nonché il relativo curriculum vitae che riporta, tra le sue diverse competenze ed esperienze una laurea in Giurisprudenza, l’abilitazione alla professione forense, il servizio come ufficiale dei carabinieri fino al 1992 e la successiva carriera alla Presidenza del Consiglio dei ministri (dal 1996 con qualifica e funzioni dirigenziali) «con esperienze in affari strategici e responsabilità operative, a livello nazionale e internazionale, nel campo della controproliferazione e controllo all’export di armamenti, beni e materiali strategici», ma anche l’incarico, in posizione di fuori ruolo, di segretario generale e di segretario del Consiglio di amministrazione dell’Agenzia spaziale italiana.

Curriculum vitae che, come noto, suscita subito forti critiche da parte dei deputati Sel Zaratti e M5S De Rosa che sollevano dubbi in Commissione sulla compatibilità del profilo di Agostini rispetto a quanto previsto dall’articolo 6 del decreto legislativo n. 45/2014, dove si dispone che il direttore venga scelto “tra persone di indiscussa moralità e indipendenza, di comprovata e documentata esperienza e professionalità ed elevata qualificazione e competenza nei settori della sicurezza nucleare, della radioprotezione, della tutela dell’ambiente e sulla valutazione di progetti complessi e di difesa contro gli eventi estremi naturali o incidentali”.

Di lì a poco la situazione precipita.

Il 4 novembre 2014, ilfattoquotidiano.it pubblica in esclusiva un rapporto redatto dagli ispettori del Ministero dell’Economia e delle Finanze a seguito di un’indagine interna svolta sull’operato di Agostini, nel periodo di direzione espletato al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca dove emerge che il candidato all’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin) sarebbe stato: «Inadeguato a gestire programmi così complessi (…), con profili di illegittimità suscettibili di determinare una configurazione di danno erariale e circostanze penalmente rilevanti». Le Commissioni parlamentari di Camera e Senato, nonostante il voto contrario di Sel e M5S, esprimono comunque parere favorevole alla nomina di Agostini con voto segreto, ma dieci giorni dopo, il 14 novembre, giunge la notizia dell’avviso di chiusura indagini per abuso d’ufficio e turbativa d’asta nell’assegnazione di fondi comunitari da parte del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca notificato dal pm Roberto Felici ad Antonio Agostini in procinto di diventare capo dell’ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare.

Quello stesso giorno i Presidenti delle Commissioni Ambiente e Attività Produttive, entrambi del Pd, della Camera, Realacci e Epifani, invitano pubblicamente i ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, Galletti e Guidi, a sospendere la nomina di Agostini. Lo scorso aprile arriva la richiesta di rinvio a giudizio ed il procedimento di nomina del direttore dell’Isin viene rimesso al Consiglio dei ministri.

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Da quel momento in poi il governo sembra come paralizzato, di questa nomina non se ne sa più nulla,  fino a quando la questione non viene sollevata nuovamente da un deputato M5S, Marco Da Villa, che presenta un’interrogazione dove sottolinea, giustamente, come sia importante completare quanto prima il processo istitutivo dell’Isin, dotandolo di idoneo personale, anche in vista della definizione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) a ospitare il deposito unico delle scorie nucleari e chiede al governo se non ritenga opportuno e urgente adottare tutte le iniziative necessarie a procedere alla nomina di un nuovo direttore dell’Isin, rendendo così pienamente operativo l’istituto tramite la designazione degli organi del medesimo ente nel pieno rispetto dei requisiti previsti in punta di diritto.

Sapete cosa ha risposto il governo? Che, in buona sostanza, bisogna ancora attendere, ci sta ancora pensando.

Il che significa che, anche se è passato più di un anno dall’apertura dell’iter di designazione, il governo non solo non ha ancora completato la procedura di nomina del direttore dell’Isin, ma a quanto pare non sembrerebbe neanche aver individuato un possibile soggetto alternativo al dott. Agostini.

Così il governo al deputato Da Villa “Nel condividere, tuttavia, la necessità di definire quanto prima la governance dell’Isin, sono tutt’ora in corso le necessarie valutazioni procedimentali nel rispetto del percorso stabilito dalla legge. In questo senso non possono non essere tenute nel debito conto, le esigenze di alta qualificazione professionale richieste per il delicato ruolo in questione in una valutazione da effettuare anche alla luce delle indicazioni provenienti dal Parlamento rispetto alla complessità delle funzioni attribuite all’Isin. In definitiva, chiuso in modo responsabile ed attento il percorso procedimentale, quanto prima il governo provvederà, a completare la governance dell’Istituto attraverso la deliberazione del Consiglio dei Ministri cui spetta la decisione finale”.

Sì, certo aspettiamo un altro po’.

Scusate un attimo: ma se è vero che si deve procedere urgentemente all’individuazione delle aree idonee ad ospitare il deposito nazionale delle scorie radioattive, cosa aspetta il governo a intervenire su questa benedetta nomina e rendere finalmente operativo l’Isin?

Capisco e condivido ogni possibile visione garantista della questione legata alla nomina di Agostini, ma l’istituzione dell’Isin è legata al recepimento di una direttiva comunitaria, la direttiva 2011/70/Euratom, relativa alla gestione responsabile e sicura dei rifiuti radioattivi di origine elettronucleare, non è possibile attendere oltre le decisioni della Magistratura. La funzione di tutela che l’Isin dovrebbe garantire ai cittadini e l’immediatezza della sua operatività non possono dipendere in nessun modo dall’attribuzione di una nomina.

Attualmente, come previsto dalla legge, in attesa che si completi il processo istitutivo dell’Isin le funzioni che l’Ispettorato dovrebbe svolgere sono attribuite all’Ispra (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che, purtroppo, è sempre più in crisi come sembrerebbe aver lasciato trapelare lo stesso direttore nel corso dell’audizione del 30 luglio 2015, presso la “Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad essi correlati” affermando che: “Non può non essere evidenziato alla Commissione che il personale tecnico del Dipartimento nucleare dell’Istituto ammonta oggi a circa 35 funzionari, il 40% dei quali lasceranno il lavoro per raggiunti limiti di età entro i prossimi 5-7 anni”, come peraltro evidenziato da un interessante documento depositato dalla Lega Nord al Senato a firma del senatore Arrigoni. 

Ad ogni modo, il mantenimento in prorogatio, per un periodo attualmente ancora indefinito, delle competenze in capo ad Ispra pone un problema di compatibilità e rispetto sostanziale dei contenuti della direttiva 2011/70/Euratom. Del resto, se non avesse avuto importanza sottrarre le funzioni in materia di radioprotezione all’Ispra non si sarebbe dovuta prevedere l’istituzione dell’Isin.

Peraltro, se ad oggi, l’Isin è un organismo disciplinato solo sulla carta, che non è di fatto in grado di svolgere pienamente le proprie funzioni, perché non esistono direttore, membri della Consulta e organico, dico io, ma al governo non viene in mente che tutto questo potrebbe legittimare la Commissione europea ad intraprendere un’azione nei confronti dell’Italia per l’apertura di una procedura d’infrazione? Solo questo ci manca. Per la nomina, poi, di un direttore di elevata e comprovata competenza.

 

Aggiornato il 10 agosto 2017 senza alcuna richiesta dell’interessato I procedimenti penali e gli accertamenti contabili nei confronti di Antonio Agostini citati in questo articolo nel 2017 hanno dato esito ad archiviazioni e proscioglimenti: il Gup di Roma lo ha prosciolto, nell’ambito del procedimento N.56860/14 RGNR con sentenza 23/5/2017, mentre il Gip di Roma ha, altresì, archiviato, su richiesta della Procura, il procedimento penale RGNR5756/15. Si è concluso con l’archiviazione anche il procedimento contabile instaurato dinanzi alla Corte dei Conti del Lazio con decisione comunicata il 21/2/2017.