Oggi la musica che gira è un panino farcito alla merda, chiaramente se poi uno sente la cipolla non gli piace, perché ha un altro sapore”. Zucchero dixit. Zucchero lavora da tanti, tantissimi anni in questo campo, non può essergli sfuggita la potenza di questa dichiarazione, si suppone non detta a caso. In realtà il motivo per cui Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero, ha incontrato la stampa, oggi, è la presentazione di un mega evento che lo vedrà protagonista l’anno prossimo. Dieci date, dieci, all’Arena di Verona, dal 16 al 28 settembre, per quella che vuole essere una celebrazione del cantautore emiliano, una delle vere e sole rockstar internazionali uscite dal nostro paese.

“Difficile pensare a quali bravi cantanti ci siano in questo momento, è un casino. Mi è piaciuta molto la recente rivisitazione di De Gregori, il lavoro che ha fatto su Bob Dylan. Ho apprezzato qualcosa del penultimo album di Avicii, soprattutto la contaminazione tra il country e il moderno. Quando comincia a fare ‘tunz-tunz’, però, spengo. Paolo Nutini non mi è dispiaciuto, ci siamo anche incontrati a Lucca. Ora aspetto l’album nuovo di Adele, mi ha preso molto anche il suo singolo”, ha aggiunto poi il cantautore parlando della proposta musicale contemporanea.

 

Dieci date organizzate da Friends & Partners, rappresentate al fianco di Zucchero dal patron Ferdinando Salsano, per quella che sarà la sola possibilità di vedere il bluesman italiano nei prossimi mesi in patria. In mezzo, tra qui e quelle date, l’uscita del nuovo album, cui Zucchero ha fatto ovvi riferimenti. Tre i produttori, tutti stranieri. Sicuro solo Don Was, già al lavoro con lui nel passato recente. Appena finita la presentazione Zucchero è volato a New Orleans, dove continuerà con le registrazioni di un lavoro che arriverà in primavera, a circa cinque anni e mezzo dall’ultimo lavoro di studio, Chocabeck e che si pone, parole dello stesso cantante, come un ritorno ai suoni e al mood di Oro, incenso e birra, quindi sano e puro pop-blues.

Dieci date, quindi, con in mezzo due giorni di pausa durante i quali il palco dell’Arena passerà di consegna a gruppi emergenti, con tutta la città di Verona coinvolta, grazie a una mostra fotografica a Zucchero dedicata e a tutta una serie di artisti di strada, sorta di marchin’ band, che eseguiranno come tanti pifferai magici in giro per la città i brani del repertorio dell’autore di Con le mani. Il tutto passerà anche in tv, ci fanno sapere, come da copione. Insomma, una vera festa. Dieci concerti, e per ogni data un ospite internazionale e nazionale. Ospiti importanti su cui, però, vige ancora il silenzio. Come ha detto Zucchero, i nomi verranno fatti quando si vedrà come vanno le prevendite. Risate generali. Bella battuta che nasconde una bella verità. Non volendo far nomi Zucchero ha malinconicamente citato artisti a lui vicini ormai scomparsi, da Pavarotti a Joe Cocker, passando per Dalla e Pino Daniele. Finendo poi per citare Bono, di cui è recentemente stato ospite a Torino, durante le tappe italiane del tour degli U2, e Eric Clapton.

Chi ha orecchi per intendere intenda. Ma nel mezzo anche altro, e non poteva che essere così. Perché Zucchero si è più volte soffermato sulla povertà dell’offerta musicale di questi nostri tempi, attaccando neanche troppo velatamente le radio, ree a suo dire di propinarci “robetta”, e finendo per definire la musica attuale come un “panino farcito di merda”. Parole dure, che però lo vedono evidentemente e sinceramente convinto di questo, perché nonostante la presenza al suo fianco di Ferdinando Salzano, uomo forte del sistema musicale attuale, non ha fatto sconti a nessuno, al punto che a domanda esplicita, rispetto alla possibilità di acquistare al buio un biglietto con la speranza di trovare sul palco Santana e la possibilità, invece di trovarci Kekko dei Modà, ha sorriso e preso le distanze, inconsapevole. Sempre meglio di dover duettare con Bianca Atzei, è chiaro, ma le serate sono dieci e al peggio non c’è mai fine, fossi in Zucchero comincerei a alzare la cornetta e telefonare in prima persona a Clapton e Bono, così da non lasciare troppo spazio ai promoter.