I tagli alla sanità sono ciechi. Con le ultime manovre finanziarie lo Stato ha tirato la cinghia in nome del risparmio senza guardare in faccia nessuno. Neppure i bambini. Così il reparto di oncoematologia pediatrica del policlinico San Matteo di Pavia, un’eccellenza italiana riconosciuta a livello internazionale, tenta l’unica alternativa rimasta: il welfare dal basso. Per ammodernare le camere e proteggere i piccoli ricoverati dal rischio infezioni, medici e genitori hanno attivato una raccolta fondi sul sito web di Agal, associazione di volontariato che offre assistenza a famiglie e pazienti. Al momento il reparto dispone di otto stanze singole e quattro doppie. Ma l’esigenza è quella di garantire 16 posti letto tutti in camere private.

“I bambini sono sottoposti a chemioterapie, oggi più aggressive, che abbassano le loro difese immunitarie rendendoli più vulnerabili alle malattie e alle infezioni. Per questo necessitano di spazi protetti, dove il contatto con l’esterno e con gli altri pazienti sia ridotto il più possibile”, spiega Marco Zecca, responsabile dell’unità di oncoematologia pediatrica. La struttura risale a metà degli anni Ottanta e da allora non è più stata aggiornata ai nuovi bisogni. “Proviamo a chiedere soldi all’ospedale già da cinque anni – continua il medico -. Ogni richiesta d’aiuto è vana. L’amministrazione è consapevole dell’esigenza di ristrutturare il dipartimento ma purtroppo non ha disponibilità economica”. Il budget richiesto è di 40mila euro (diecimila euro per ogni nuova stanza singola). “Serve un ingresso separato e un impianto di trattamento dell’aria, non possiamo aprire le finestre qui”. Non è la prima volta che il San Matteo si affida alle donazioni dei cittadini. “Abbiamo potuto restaurare la sezione trapianti, formata da cinque camere sterili singole, grazie a una somma di denaro lasciata in eredità da un privato”.

L’80 per cento dei pazienti ha una diagnosi di leucemia. Gli altri ricoveri riguardano casi di tumore allo scheletro, ai muscoli o al sistema nervoso. L’affluenza è massima durante tutto l’anno. “Il tasso di saturazione dei posti letto è del 98,5 per cento – precisa il primario -. Avremmo bisogno di un posto in più per le urgenze. Adesso però mi accontento di garantire una migliore assistenza ai bambini che abbiamo in carico”. Il team del dottor Zecca effettua 59 nuove diagnosi ogni anno, in pratica una ogni settimana. I casi arrivano da tutta Italia e dal resto del mondo. “Il 40 per cento sono della Lombardia, il 30 delle altre regioni e l’altro 30 proviene dall’estero. Abbiamo firmato dei protocolli di collaborazione con il Venezuela, l’Ucraina per curare i bambini di Chernobyl, con la Romania e tutti i Paesi dei Balcani”.

Il policlinico San Matteo di Pavia è un centro di riferimento nazionale per il trapianto di cellule staminali emopoietiche. Una tecnica che l’ospedale impiega dal 2005 (un trapianto su tre) in assenza di donatori compatibili al cento per cento e che ha salvato la vita a 160 bambini. “La selezione in laboratorio delle cellule staminali è molto complicata – sottolinea Zecca -. Significa avere ambulatori attrezzati e personale molto qualificato. Tra il 2000 e il 2010 abbiamo fatto rientrare in Italia un medico e due biologi che lavoravano negli Stati Uniti”. Purtroppo con il calo delle nascite la probabilità di reperire un donatore compatibili all’interno della famiglia diminuisce. “Su dieci bambini, quattro hanno un fratello o una sorella che nel 25 per cento dei casi è un donatore completamente adatto. Sei invece sono figli unici. Ma i genitori sono donatori solo parzialmente adeguati. Quindi soltanto un bambino ogni dieci può contare su un donatore perfetto in famiglia”. Dall’inizio dell’attività, nel 1986, in generale sono stati eseguiti 1600 trapianti.

“L’idea della raccolta fondi online è partita da un gruppo di tre famiglie. Io mi sono aggiunta a settembre, quando hanno ricoverato mia figlia – racconta a ilfattoquotidiano.it una mamma di Milano, Valentina Vozza -. Sono contenta di dare una mano, la qualità delle cure è eccellente, va tutelata l’avanguardia di questo centro. Lo so, non ne beneficerà tanto mia figlia, ma di sicuro i prossimi pazienti. È una battaglia di tutti”.