Mentre in Francia e in Belgio continuano i blitz della polizia per catturare tutti gli organizzatori degli attentati del 13 novembre a Parigi, nelle “terre del Califfato” si continua a uccidere “miscredenti” e occidentali. Lo Stato Islamico ha pubblicato, nell’ultima pagina dell’ultimo numero del loro magazine, Dabiq, le immagini degli ultimi due ostaggi uccisi: Ole Johan Grimsgaard-Ofstad, norvegese, e Fan Jinghui, cinese. Annuncio che arriva insieme alla pubblicazione, sempre nello stesso numero, dell’ordigno rudimentale che avrebbe causato la caduta del volo di linea russo partito da Sharm el-Sheikh. Dopo Parigi, il Califfato lancia quindi nuovi avvertimenti alle potenze impegnate nelle coalizioni anti-Isis: “Fate sapere ai crociati che lo Stato Islamico rimarrà, nonostante tutti i loro arsenali militari”.

In vendita” da due mesi, Isis giustizia altri due ostaggi
“Chiunque sia interessato a pagare il riscatto per la sua liberazione e trasferimento ci contatti al seguente numero Telegram. Questa è un’offerta a tempo limitato”. Con questo messaggio, una foto del prigioniero e la scritta “in vendita” i terroristi dello Stato Islamico avevano diffuso la notizia di aver catturato e di voler uccidere Grimsgaard-Ofstad, 48 anni, e Jinghui, 50. Un vero e proprio annuncio rivolto a familiari e governi dei due prigionieri e due mesi di tempo per soddisfare le richieste economiche dei terroristi.

Il mezzo per mettersi in contatto con lo Stato Islamico è quello che nelle gerarchie del gruppo sta sostituendo Twitter, ossia l’applicazione di messaggistica istantanea Telegram che assicura ai terroristi sul web minori controlli rispetto a quelli messi in campo dal social network americano. Ma non sembra esserci stato alcun accordo economico visto che, a tre mesi di distanza dall’ultima esecuzione, quella di Tomislav Salopek per mano del gruppo Wilayat al-Sinai, Isis torna a giustiziare dei prigionieri occidentali.

Lo hanno fatto con tecniche ben diverse rispetto al passato, quando le esecuzioni erano anticipate dalle dichiarazioni di guerra di Jihadi John, alias Mohammed Emwazi, che minacciava l’Occidente intero puntando la sua lama verso la telecamera. Questa volta i prigionieri indossavano una tuta gialla, e non arancione come spesso si è visto nei filmati diffusi dal gruppo, e non sono stati decapitai ma, dalle fotografie pubblicate, probabilmente uccisi a colpi di pistola. Non c’è alcun video a raccontare la loro uccisione, avvenuta senza l’enfasi che solitamente i terroristi usano come mezzo per diffondere paura. Quasi a non voler distogliere gli occhi del mondo da quella che considerano la loro “grande impresa”, la serie di attacchi sferrati nella capitale francese.

Dei due ostaggi, soprattutto di Jinghui, non si hanno molte informazioni. Cinquant’anni, consulente, viveva a Pechino. Nessun particolare sulla sua cattura è stato fornito, come spesso succede, dagli uomini fedeli ad Abu Bakr al-Baghdadi. Più particolari, invece, sono emersi sulla figura di Grimsgaard-Ofstad. Secondo Newsweek, dall’analisi dei profili social del cittadino norvegese emerge una simpatia per la causa del Free Syrian Army e anche dei gruppi ribelli islamisti. Numerosi sono i video e le immagini rilanciate da profili collegati a questi gruppi. I suoi ultimi post su Facebook, inoltre, sono il racconto del suo viaggio verso la Siria: il 18 gennaio 2015, l’uomo posta una foto dal confine turco-siriano, mentre sei giorni dopo, il 24, scrive di essere “finalmente” arrivato a Idlib, città siriana dove al tempo era in corso una battaglia tra i gruppi ribelli e le forze governative di Bashar al-Assad. Secondo la ricostruzione del governo norvegese, pochi giorni dopo l’uomo è stato rapito.

Esplosivo in una lattina e i passaporti delle vittime: “Siamo stati noi ad abbattere il volo russo”
Nell’ultimo numero del magazine i terroristi diffondono anche le immagini di quelle che, a loro dire, sarebbero le prove dell’attentato all’aereo decollato da Sharm el-Sheikh e anche la spiegazione di come questo attacco che ha provocato 224 morti è stato possibile. In una foto si vedono la carcassa dell’Airbus, i passaporti di alcuni cittadini russi “recuperati dai mujāhidīn” che, dicono, sarebbero tra le vittime dello schianto nel deserto del Sinai. Accanto, i terroristi mostrano la bomba che avrebbe causato l’esplosione e la caduta de velivolo: un ordigno rudimentale, una lattina imbottita di esplosivo e degli interruttori al fianco. Nel magazine, i terroristi spiegano che “dopo aver scoperto un modo per violare la sicurezza dell’aeroporto internazionale di Sharm el-Sheikh e aver deciso di buttare giù l’aereo di un Paese appartenente alla coalizione occidentale filo-americana nemica dello Stato Islamico, abbiamo cambiato obiettivo e scelto un aereo russo”. È così che “una bomba è stata messa di nascosto nell’aeroplano”.

Con questi due omicidi, la nuova rivendicazione dell’attentato all’aereo russo e gli attacchi di Parigi, lo Stato Islamico ribadisce, così, il suo messaggio all’Occidente: “Le loro (delle potenze occidentali, ndr) uccisioni in Sham (Grande Siria, ndr) con bombardamenti porteranno loro solo calamità. Se uccideranno, saranno uccisi. Se dio vuole”.

Twitter: @GianniRosini