HoudaHalima SaadiStéphane AlbertiniPierreAntoine HenryFanny MinotAlban DenuitElif Dogan. Le vittime degli attacchi terroristici di Parigi sono state 129: sorelle, amici, designer, fidanzati, manager, ristoratori, studenti. Persone che in un venerdì sera qualunque sono uscite per godersi l’inizio del weekend e che invece hanno perso la vita proprio nei luoghi che avevano scelto per divertirsi: un teatro, uno stadio, un ristorante.

Milioni di utenti hanno affidato il proprio dolore, la propria ansia ma anche la propria speranza alla rete: un susseguirsi di hashtag e pagine che hanno fatto registrare 23 milioni di tweet provenienti da ogni parte del mondo. #PrayForParis, #PorteOuverte, #JeSuisParis, #Rechercheparis, sono diventati i simboli della mobilitazione partita sui social. Testimonianze, espressioni di solidarietà, preghiere. Ma la rete è diventata anche il luogo in cui ricordarle, un modo per  raccontare la vita e la storia di chi non può più farlo.

En memoire, In memoria, è l’account Twitter creato da Mashable, sito web d’attualità statunitense lanciato nel luglio 2005 da Pete Cashmore. Sul profilo si legge: “Un tweet per ogni vittima degli attacchi terroristici a Parigi del 13 novembre 2015”. All’account è collegata la pagina del sito che raccoglie le storie delle persone finora identificate. Amici, genitori, giovani donne, con un sorriso speciale e la passione per la musica. Persone che non vengono dimenticate, anime accoglienti e scintillanti, guerrieri di felicità. Sono alcuni dei ricordi affidati a Twitter da chi, quel venerdì 13, ha perso una parte della propria vita.

Stéphane Albertini, gestiva il ristorante Chez Livio insieme a Pierre Innocenti. I due, soci e amici, erano al Bataclan per il concerto dei Eagles of Death Metal. L’ultimo tweet che si legge sul profilo di Pierro è “Rock!”.

Sébastien Proisy, 38 anni, marito e padre, “affascinante e incredibilmente gentile”, laureato alla Economic Warfare School of Paris, quel venerdì sera era a Le Petit Cambodge.

Nick Alexander,  36enne responsabile del merchandising degli Eagles of Death Metal, non è riuscito a salvarsi, al contrario dei suoi compagni. Su facebook il gruppo rock lo ha ricordato come un fratello, uno zio e il migliore amico di tutti. L’annuncio della sua morte è avvenuto a 24 ore dalla strage.

HalimaHouda Saadi, due sorelle di 35 e 34 anni, stavano festeggiando il compleanno di un amico a La Belle Equipe, il ristorante di rue de Charonne colpito dai terroristi. Quando gli attentatori hanno iniziato a sparare Halima è morta sul colpo mentre la sorella ha perso la vita in ospedale a causa delle ferite. Insieme a loro Ludovic Boumbas morto nel tentativo di proteggere Houda dai proiettili.

Elodie Breuil era una studentessa di design di 23 anni che si trovava al Bataclan con un alcuni amici fan del gruppo rock. Quando ha sentito dell’attacco, il fratello Alexis ha provato a chiamarla, senza riuscirci. La notizia della sua morte è arrivata sabato sera, dopo estenuanti ore di attesa passate a chiamare ospedali e numeri di emergenza.

Michelli Gil Jaimez era messicana ma viveva a Parigi. A ottobre il fidanzato le aveva chiesto di sposarlo.

Alberto Gonzalez Garrido era al concerto con la moglie, Angela King. Dopo gli attentati i medici hanno caricato Alberto su un’ambulanza senza comunicare dove l’avrebbero portato. Angela ha passato ore a girare per gli ospedali in cerca del marito.

Insieme a loro Veronique Geoffroy de Bourges, giornalista e fondatrice di un’associazione per aiutare i bambini del Madagascar; Suzon Garrigues, studentessa di letteratura moderna alla Sorbona; Quentin Mourier, architetto; Valentin Ribet, avvocato 26enne specializzato in crimini dei colletti bianchi. Cinquantuno persone in tutto, quelle identificate finora, elencate in ordine alfabetico su Mashable: accanto alla foto, anche la nazionalità e le poche informazioni che si conoscono. Cinquantuno persone che non sono tornate a casa, le cui foto sono circolate per giorni sui social, accompagnate dalla speranza di amici e parenti di ritrovarli. Cinquantuno volti che tornano in rete per essere ricordati. Volti imbronciati, buffi, sorridenti, che sembrano quasi familiari.