Paolo Dall'Oglio

Ovunque tu sia, buon compleanno, padre Paolo. Da due anni non abbiamo tue notizie. Avevi scelto di intraprendere il tuo viaggio a Raqqa. Dovevi adempiere alla tua missione di dialogo e di salvezza per noi siriani. Che cosa diresti in questo momento? Sei informato di quello che succedde?

Mi sono domandato durante innumerevoli notti insonni che cosa avresti fatto tu se non fossi prigioniero. Cosa avresti detto dell’uso della armi chimiche in Siria nell’agosto del 2013 contro i civili? E della riabilitazione di Assad, da criminale ad alleato? Li senti i bombardamenti su Raqqa, la città dove sei svanito nel nulla? Da quando sei sparito per noi, i tuoi allievi, la tua assenza è stato vuoto. Poi, abbiamo realizzato che i tuoi semi, le tue parole, erano in noi. Siamo frutto del tuo amore per il dialogo; del tuo rifiuto dell’ingiustizia e della tua caparbietà nell’arrivare alla meta. Sono certo che di fronte a quello che è avvenuto a Parigi avresti detto di cercare nelle periferie delle città europee il disagio dei giovani e di una parte dell’Islam d’Occidente. In nome dell’islamofilia avresti detto che condannare l’Islam, come colpevole di questi avvenimenti, è una follia.

Ma come dobbiamo fare a superare questo senso di impotenza che ci invade, ci assedia, quando osserviamo l’ingiustizia compiersi davanti a noi? Come fermare il fiume dell’ignoranza e delle generalizzazioni? Penso che ci avresti detto che la cultura, lo scrivere libri, è l’unico strumento che ci può aiutare a dare profondità alla superficialità che ci è imposta da una tecnologia del «tutto e subito». Ci avresti spronati a continuare a incontrare le persone; a girare in lungo e in largo a parlare con tutti in nome della Siria e dell’umanità che lì si spegne. «Lì in Siria» ci hai annunciato un giorno «si cristallizzano questioni che toccano profondamente anche l’Occidente». Ma non sei stato compreso.

Ti immagino tenuto in una stanza che dai speranza a chi è in prigione con te. Noi ti aspettiamo.

Padre Paolo Dall’Oglio è stato rapito il 29 luglio 2013 a Raqqa