Riassunto delle puntate precedenti: Furbilandia affondava nella desolazione creata dai negromanti della parola (Sylvius Ganassa e l’apprendista Matteus), al servizio dei draghi Smaug. Solo la spada fatata della politica, sepolta da un incantesimo malefico nella montagna Echissenefrega, poteva sconfiggere l’orrore liberando la terra desolata. Urgeva chiamare a raccolta una “Compagnia della spada” per portare a termine siffatta impresa. La nuova alleanza tra gli elfi venuti dalle (cinque) stelle, i fanti difensori dei diritti del lavoro (al grido “Articolo 18”) e il piccolo popolo furbilandese della politica di territorio. Ma l’accordo latitava. Intanto nuvole nere si stavano addensando…

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Mentre i nostri eroi discutevano inutilmente sul programma per uscire dalla crisi, la situazione andava precipitando. La città della luce, capitale del paese oltre le montagne del Nord, era stata appena insanguinata dai nuovi attentati suicidi delle orde fanatiche, seguaci di una religione del libro dalle molte letture; alcune delle quali relegavano le donne in una condizione di latente prigionia tra le mura domestiche e propugnavano la Guerra Santa contro gli infedeli.

Purtroppo tali minacce erano state evocate proprio da falliti incantesimi dei governanti dell’Occidente, praticando folli esorcismi allo scopo di forgiare l’Oriente sulla base dei propri voleri arbitrari. Si trattasse dell’illusionismo sulle armi chimiche per la distruzione di massa rivelatesi inesistenti, oppure del rito assurdo di instaurare la democrazia sulla canna dei fucili. Fu come prendere a calci un termitaio: milioni di animaletti furiosi che si spargevano su tutta la terra. E che nessuno avrebbe mai più potuto far rientrare nel vecchio habitat ormai distrutto.

Pure la terra di Mezzo era minacciata dalla furia devastatrice; anche perché il maghetto Matteus, nella sua abituale sbruffonaggine, pretendeva di mettersi alla testa di una coalizione di tutte le Nazioni dell’Ovest per andare a distruggere gli alveari stracolmi di vespe carnivore sull’altra sponda del mare.

Ancora una volta la follia prevaleva, facendo crollare ogni speranza che si potesse imboccare sentieri ragionevoli. Anzi – proprio in piena emergenza – nella fattoria degli animali c’era chi si dilettava con irresponsabili regolamenti di conti.

Il porcellino mannaro Gimmi Dondolino, solo apparentemente pacioso e bugianen, pensava bene di dedicarsi alle vendette personali nel bel mezzo di un’intera civiltà sotto minaccia. Infatti da tempo costui coltivava un risentimento vendicativo nei confronti di Gino Estrada, mago buono impegnato in opere umanitarie e ad assistere chiunque ne avesse bisogno. In quanto colpevole di mantenere fede all’impegno generoso e disinteressato che pure questo maialino mannaro aveva professato in età giovanile; prima di finire nella merchant bank dove non si parlava inglese di un noto produttore di vini umbri; per poi grufolare consulenzialmente nella greppia della strega al botulino.

Sicché, tanto per creare divisioni inutili, aveva postato su Twitter un commento delirante: “Emergency è un’organizzazione politica anti-occidentale mascherata da ospedale ambulante: va isolata e combattuta”. Ossia, l’idea demenziale di attaccare proprio chi starebbe sperimentando vie alternative alla strada bellica suicida imboccata dall’Occidente. Alternativa osteggiata pure dalla ministro con l’elmetto – Roberta Gianna Pinotta – resa ilare dai venti di guerra che iniziano a soffiare impetuosi; goduria della lobby delle armi di cui ambisce essere il referente.

In questo quadro di follie intrecciate, la riconquista della politica ragionevole da parte della Compagnia della spada, si andava facendo sempre più urgente. Purtroppo anche qui i calcoli furbetti continuavano a imporsi: così la città eterna sarebbe stata consegnata ad Alfio Beautiful Mattone; il patto sottobanco tra Matteus e Sylvius avrebbe continuato indisturbato a produrre i suoi danni. Se poi Furbilandia fosse andata a fuoco, per combustione interna o esterna, nessuno avrebbe mosso un dito. E comunque nessun altro l’avrebbe rimpianta. Fine