L’Italia è il fanalino di coda nelle classifiche Ue per velocità di banda. Si naviga lenti all’università Sapienza di Roma e la connessione è da “terzo mondo” in paesini sperduti del mezzogiorno del Paese. E’ questo il quadro tratteggiato oggi in un convegno al Senato organizzato dal M5s. “Da parte di Renzi troppo tweet sul tema, ma pochi fatti. Il nostro Paese è in ritardo, serve un investimento pubblico, l’infrastruttura di rete deve essere controllata dallo Stato anche ai fini della sicurezza, non abbiamo nulla contro Telecom, ma un giocatore non può essere arbitro, qui è in ballo il futuro del Paese” dice il senatore pentastellato Andrea Cioffi. Metà del Paese non ha una connessione Adsl, solo l’1,5% della popolazione naviga a più di 30 mega contro il 30% in Svezia. “Il governo non ha un piano, non solo non si sa chi investirà nell’infrastruttura, se Telecom acquisterà Metroweb o sarà Enel e con quali costi, Renzi gioca a carte coperte –  spiega l’economista Maurizio Decina -, ma manca tutta la seconda parte, quali saranno i servizi da sviluppare, la cablatura di scuole, ospedali, pubbliche amministrazioni, se deve diventare la piattaforma dei media, per contenuti di intrattenimento, non abbiamo capito nulla e su questo il governo naviga in alto mare”. L’esperto di telecomunicazioni mostra, con dati alla mano, quale sarebbe l’incidenza dello sviluppo della bandalarga su Pil e occupazione. La memoria va al passato, ad Enrico Mattei e la rete autostradale o agli investimenti della Sip pubblica nella telefonia fissa degli anni ’70 grazie a cui oggi tutti noi abbiamo un cellulare in tasca. “I servizi sono molteplici, come il telelavoro, la telemedicina, la teledidattica, ma lo Stato deve stimolare la domanda, è un interesse collettivo, dobbiamo spiegarlo ai cittadini, non si può realizzare un’infrastruttura così importante per lo sviluppo del Paese in maniera approssimativa – continua Cioffi – o per fare un favore a qualche privato. L’ostacolo? Ci sono sempre spinte conservatrici, di sicuro chi ha il monopolio di rete non vuole perderlo”