I controlli di Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate sui contribuenti “ci arrivano con cinque anni di ritardo: un sistema che non mi piace, vorrei fare i processi a cose più attuali”. Lo sfogo è del procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco, che durante un convegno sull’evasione fiscale alla Camera ha anche ricordato qual è il vero nodo: “Abbiamo un piccolo problema che si chiama ex-Cirielli“. Cioè la nota legge berlusconiana che nel 2005 ha accorciato drasticamente i termini di prescrizione dei reati e che il governo Renzi non è ancora riuscito a riformare causa continui tira e molla interni alla maggioranza. Quella norma fa sì che “se l’accertamento mi arriva così in ritardo, mi sono già bruciato 5 anni dei 7-8 che ho a disposizione”, ha spiegato il coordinatore del pool sui reati fiscali. Una censura che arriva a due mesi dalla sentenza con cui la Corte di Cassazione ha stabilito che nei processi per l’evasione dell’Iva i giudici devono andare a sentenza senza tenere conto dei termini fissati da quella normativa, che in troppi casi non consentono di punire i colpevoli.

Il magistrato ha avvertito poi che serve una riflessione “molto seria” su Equitalia perché “nessuno Stato può funzionare con un non riscosso di 600 miliardi di euro”, cioè la cifra dell’evasione accertata ma, appunto, non recuperata. “Se non ho la riscossione è come se non avessi scoperto nulla. C’è chi dichiara e non paga, poi ci sono quelli che nascondono: su questo che è più della metà del non riscosso bisogna fare degli interventi”. Però questi temi, ha concluso, “vanno affrontati con il minor tasso possibile di populismo perché riguardano i problemi delle famiglie italiani e i drammi sociali“.

Greco si è poi detto “preoccupato” per la situazione dell’Agenzia delle Entrate dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimi quasi 800 dirigenti che ricoprivano il ruolo senza aver superato un concorso: “Ha creato enormi disagi“. Il problema è finito anche al centro di una polemica tra la numero uno dell’Agenzia Rossella Orlandi e il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti, che ne ha chiesto le dimissioni. Caso finito con la conferma della “stima” del Tesoro per Orlandi. Stima condivisa da Greco, secondo cui negli ultimi dieci anni “l’Agenzia ha avuto un forte sviluppo e un aumento della professionalità, molte cose sono state scoperte da giovani dirigenti”.