Non ho voglia di scrivere questo post, questo mi è chiaro.
Sento che devo scrivere questo post, anche questo mi è chiaro.
Ha un senso questa mia ambivalenza? La scissione interna che mi pervade nel mentre digito è un fatto “mio” o è figlia di una atmosfera emotiva con cui sono in contatto?
Consapevole che l’argomento è spinoso, che semplificherò in maniera brutale circostanze complesse (con il fine ultimo di capire qualcosa in più, spero), che svariati benpensanti mi riterranno cinico e/o conservatore e/o cattivo e/o offese a scelta libera (cui preannuncio non risponderò), ecco alcune pensieri-fiches che lancio sul tavolo verde del Risiko in corso.
C’è uno spazio in Medio Oriente che una volta era chiamato Siria ed oggi non ha nome. In questo spazio, peraltro bruttino e con poco petrolio, una serie di gruppi si affrontano:

1. resistenti con velleità occidentalistiche, sostenuti da Francia, Inghilterra, Usa, Arabia Saudita, Turchia e qualcun altro;
2. resistenti integralisti, leggi Isis;
3. governativi, sostenuti da Russia, Corea del Nord, Iraq, Cina e qualcun altro;
4. curdi, quelli di cui ci si ricorda ogni volta che accade qualcosa da quelle parti, ovvero un popolo senza nazione disperso a cavallo tra Turchia, Siria e Iraq (più o meno);
5. n, tutti quelli che non cito perché sono troppi.

L’Italia è come sempre un ossimoro: schierata neutralmente, a meno che qualcuno non la tiri per le orecchie o che transitoriamente dimentichi che “ripudia la guerra” per Costituzione.
Da quelle parti ci sono anche Israele, Palestina e Libano che un occhio superficiale come il mio giudica Paesi in permanente sostanziale assetto bellico. C’è un pianeta nella Via Lattea, denominato Terra, che dal 1500 d.C. in poi è diventato sempre più piccolo, fino all’ultimo secolo in cui è possibile per un umano in bikini litigare o fare amicizia con un umano in parka attraverso una tastiera.

C’è un pezzetto di questo pianeta, autodenominatosi Occidente, che, a torto o a ragione, è convinto di essere migliore degli altri pezzetti. In questo pezzetto gli abitanti la mattina non hanno il problema di cosa mangiare, ma quello di mangiare meno carne per vivere di più e si lamentano delle continue posticipazioni della data in cui qualcuno li manterrà senza lavorare affatto. Gli abitanti di questo pezzetto parassitano gli altri pezzetti per mantenere lo status quo e si liberano dalla colpa con sistemi denominati “adozioni a distanza” e donazioni di denaro in cifre per loro irrilevanti ad organizzazioni che, quando non truffaldine, aiutano gli svantaggiati nati in pezzetti diversi del pianeta Terra.

Gli Occidentali nell’ultimo settantennio hanno avuto un’idea geniale: “Smettiamo di farci la guerra e facciamola, senza dirlo e dircelo, altrove per mantenere la nostra primazia”. L’undici settembre 2001 è successa una cosa straordinaria nella sua drammaticità: qualcuno ha obbligato noi ipocriti occidentali a divenire cattivi, a fare la guerra vera, quella con i soldati morti e i civili ammazzati. La lezione è stata breve. E tutti di nuovo a far finta di essere buoni: ammazzando con i droni e non con i fucili.

Ed ecco il tredici novembre 2015, di nuovo. Forse la mia ambivalenza acquisisce senso: buono, cattivo. La nostra onnipotenza ci illude che si possa dominare il pianeta reputandosi buoni. Gli AK-47 ci ricordano che se sei in guerra conterai i tuoi morti e che chi li ha uccisi è cattivo quanto noi che abbiamo la faccina blu-bianca-rossa su Facebook.

Germano Fiore, @sunballo