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La strage di Parigi, cambia sicuramente la nostra vita di europei, così come l’11 settembre ha cambiato la vita degli americani. La Strage: non chiamiamola azione o attacco o guerriglia…siamo di fronte ad una strage con l’intento di massacrare il più alto numero di persone nel più breve tempo possibile con l’obiettivo di parlarne il più a lungo possibile. Il target è chiaramente, per i terroristi, il popolo europeo da colpire dentro i suoi luoghi di maggiore aggregazione fisica e simbolica. La modalità, non segue i manuali di guerra o di guerriglia, quanto piuttosto lo schema orribile e virtuale del video gioco. Ricordate i terroristi dell’11 settembre? Si addestravano con i simulatori di volo.

Questi stragisti di Parigi si addestrano probabilmente come protagonisti di un video game, nel quale anche se spari erroneamente all’ambulanza non hai rimorsi. Ognuno di loro, stando alle notizie che trapelano, aveva due opzioni distruttive con sé: l’arma di assalto e la cintura tipica del kamikaze. Le due cose sono, se facciamo una analisi attenta, incompatibili in una logica di azione di guerriglia. L’arma e l’esplosivo, insieme come dotazione, aumentano le possibilità di essere scoperti prima. L’esplosivo camuffato serve proprio a non essere scoperti prima ed ha per questo la sua orribile efficacia, se nascosto in cinture, imbracature o giubbotti imbottiti. Con un AK47 accanto lo stragista aumenta le possibilità di essere scoperto prima. L’esplosivo poi non serve assieme ad un’arma se non per raggiungere un unico obiettivo: fare il più alto numero di vittime possibile nel tempo contingentato che si presume si abbia a disposizione. Come fare più punti in un video game con lo sparo, prima e con il jolly dell’esplosione come ultima chance una volta esauriti i caricatori. Capiremo meglio l’inedita novità di fronte alla quale ci troviamo solo dopo che la polizia francese avrà perquisito le abitazioni di questi assassini. La Location: essi hanno scelto Parigi (il più noto set del mondo), il giorno della partita Francia-Germania, come elemento simbolico per lanciare il messaggio all’Europa. I luoghi di affollamento, per creare il panico ed il maggior numero di vittime. Se ci fosse stato un ipermercato o un grande centro commerciale sulla strada avrebbero colpito lì. La simultaneità è servita loro per avere la concentrazione delle forze dell’ordine nei tempi che avevano preventivamente deciso: con le esplosioni allo stadio hanno bloccato contingenti di uomini delle forze dell’ordine lì, mentre seminavano il terrore in un altro luogo sempre nelle vicinanze. Questa scelta di prossimità probabilmente aveva per loro la necessità di attirare il massimo risultato mediatico in uno spazio ristretto, determinando una sensazione di panico che nel giro di poche decine di minuti è diventato planetario. Hanno ragionato tatticamente come Cosa Nostra nel ’93, ricordando l’azione di Monaco del ’72, ed il teatro a Mosca del 2002, per far sì che il post strage potesse essere ancora più misterioso e spaventoso.

E per questo, i giovani stragisti, probabilmente, sono solo pedine manovrate da menti raffinatissime. Non credo che possiamo ridurne l’identità a cellule dormienti, combattenti pendolari che vanno e vengono dal Medioriente pronti a scattare autonomamente. Emergono dall’orrore del video game in cui vivono all’interno di una comunità spazio-temporale virtuale, pronti a prendere il biglietto verso il paradiso, come gli hanno promesso in anni di indottrinamento anch’esso virtuale. Bramano la felicità oltre… come tutti i kamikaze e per questo sono pronti a considerare la vita e la morte alla stessa maniera. Non per passione, amore, religione, identità, appartenenza, ma per un orrido gioco che li conduce ad un paradiso, dal virtuale al virtuale, passando veloci e scaltri come soggetti di una folle fiction che viaggia in rete. La terza guerra mondiale è in corso, benvenuti nella Galleria degli orrori di questo millennio…Non è cinema, non è rete, ma è putrida realtà.