Un kalashnikov sovrapposto alla Tour Eiffel nella locandina, una trama e un titolo tanto aderenti alla tragica realtà di venerdì sera da bloccare la proiezione nei cinema. Per la seconda volta. Made in France avrebbe dovuto fare il suo esordio nelle sale d’Oltralpe martedì 18 novembre, ma non avverrà dopo gli attentati parigini. Perché la pellicola di Nicholas Boukhrief racconta una storia così sinistramente simile alla notte di terrore vissuta nella capitale francese da risultare fuori luogo e da rappresentare anche un potenziale rischio in una Francia sconvolta e attanagliata dalla paura di nuovi attacchi.

Da giovedì nelle stazioni del metrò di Parigi erano apparse le prime locandine di “Made in France”. Un kalashnikov appoggiato al simbolo della Francia con il sottotitolo “La minaccia viene da dentro” invitava ad andare al cinema per vedere l’opera del regista provenzale, nato da padre algerino e madre francese. Il thriller racconta la storia di un giornalista, Sam, che sfrutta la sua cultura musulmana per infiltrarsi nei circoli delle banlieue parigine frequentati da fondamentalisti islamici. Viene così in contatto con una cellula jihadista composta da cittadini francesi che ha ricevuto l’ordine di seminare il panico nel centro della capitale. I terroristi del film progettano un attentato sugli Champs-Elysées e, contemporaneamente, in altri luoghi di Parigi. Uno scenario, quello immaginato da Boukhrief, quasi identico ai fatti dello scorso venerdì – cellula francese e attacchi in svariati punti della capitale – che ha spinto la casa di distribuzione Pretty Pictures a rimandare l’esordio in sala.

“Siamo in stato di shock e vogliamo evitare provocazioni”, ha detto il presidente di Pretty Pictures James Velaise aggiungendo di non aver ricevuto alcun tipo di pressione dalle istituzioni per bloccare le proiezioni. L’attuale casa di distribuzione, tra l’altro, aveva preso in carico il film all’indomani della strage alla redazione di Charlie Hebdo dello scorso gennaio. Già allora “Made in France”, pronto dall’ottobre 2014, era prossimo alla distribuzione ma il gruppo M6 si era sfilato e per alcuni mesi Boukhrief ha atteso che qualcuno manifestasse interesse nei confronti del suo sesto film. Nel 2013, terminata la fase di scrittura, il regista – come riporta Le Monde – era alla ricerca di fondi per iniziare le riprese e aveva sottolineato come le strutture di finanziamento pubbliche avevano sbrigativamente scartato il copione “trovando il soggetto troppo banale o marginale”. La storia, purtroppo, ha spiegato che non era così.