Angelina guardona, il buco non perdona. Chi l’avrebbe mai detto che il primo film in cui Angelina Jolie dirige il marito Brad Pitt fosse un film sull’impotenza, sul voyeurismo e sulla mancanza di desiderio? “By the sea” inizia con una battuta terrificante (“C’è puzza di pesce“) e finisce con un’altra che chiude emblematicamente l’intera genesi, sviluppo e produzione di un’opera pretenziosa e sgangherata: “Dobbiamo smetterla di fare gli stronzi“. Vero, tutto vero. Se volete verificare, la seconda regia di Angelina Jolie (Pitt) è in sala per Universal in oltre duecento schermi. Numeri non sensazionali da blockbuster, ma sufficienti per affermare che forse non era il caso.

Attenzione: Angelina By the sea non solo lo ha diretto e prodotto, ma lo ha interpretato come fosse Joan Collins, e l’ha pure scritto come l’avrebbe potuto scrivere Oliver Stone sotto il consueto effetto di acidi. Lei e il marito Brad, over 50, meglio dirglielo perché a un certo punto portare le canottiere sotto la camicia più che effetto camera da letto fa effetto casa di riposo, sono due silenti ed agitati vintage people che a metà anni Settanta, sulle note di un qualsiasi clichè musicale da chansonnier, e seduti sulle poltroncine dello stereotipato Squalo Citroen, giungono in una nascosta località di mare francese (ricostruita a Malta, sic!) che ha però un bistrot, un minimarket, e un sontuoso albergo/castello a strapiombo sugli scogli. “Volevamo evadere un po’”, spiegano con una battuta da carcerati della scrittura al barista inzuppato di lacrime perché gli è morta la moglie è parla come un folle solo di quello.

Perché attenzione, By The Sea fin da subito è un’opera ragionata sull’inconcludenza della vita di coppia a una certa età, quella prepensionabile, quella dove cala la libido, dove l’erezione e l’orgasmo paiono miraggi tropicali. Biografico? Speriamo di no. Per loro. Lui è uno scrittore alcolista senza ispirazione col taccuino infilato nella cinta dei pantaloni come una pistola nel West; lei un’ex ballerina che ingolla antidepressivi, sospira, piangiucchia come patologia clinica vuole. Ma soprattutto i due non copulano mai. Sia perché lei proprio non ne sente la voglia (c’è un trauma pare nel recente passato, sembra la sterilità, ma non se ne è sicuri); sia perché lui pare proprio non riuscire a far confluire quello che deve confluire dove il creatore pare aver voluto che confluisca. Non si fa sesso, però si guarda gli altri farlo. Angelina, sempre rinchiusa in stanza, scopre un buco nella parete che confina con la camera di una coppietta appena sposata che invece di sesso ne fa parecchio. A differenza di “Un’altra donna” di Woody Allen invece di ascoltare i vicini, lei guarda. Guarda di continuo, guarda anche assieme a Brad, ma nemmeno un brassiano voyeurismo riesce a smuovere la sonnolenza dei gioiellini di casa Jolie/Pitt.

Indecoroso sarebbe raccontare pure il finale, ma almeno un paio di considerazioni vanno fatte. La prima: “By the sea” è scritto con evidente sprezzo del ridicolo, con la spigolosità di frasi fatte che paiono come ricavate da stralci di romanzi o simili (volontario? bah? comunque l’effetto è di una meccanicità mostruosa). La seconda: Angelina Jolie recita da cani. Mentre Pitt interpreta la parte del solito superficialone, strapazzato dal sonno e dell’alcol, in Angelina si dovrebbe sviluppare come il nucleo drammaturgico del racconto, l’origine del male che frena la sessualità dei due. Invece niente. Ci tocca vederla pelle e ossa, altera e catatonica con quelle pupille che non si muovono mai nemmeno a seguire una traiettoria lontana, a vivere un trauma che proprio non ce la fa ad emergere e prorompere. Bisogna così accontentarsi delle grazie di Melvil Poupad e Melanie Laurent che l’invidia di Angelina porta pure a separarsi sul più bello. “Rovinafamiglie” e rovina cinema. Leggete questo scambio di battute tra Pitt e Jolie. Lui: “E’ questo che vuoi? Che ti guardi qualcuno che non ti conosca?”; lei: “Forse”; lui: “Hai voglia di lui?”; lei: “Hai voglia di lei?”; lui: “No”; lei: “Ti piace guardarli?”; lui: “No! Mi fa venire voglia di stare con te. E a te che penso”. Sipario da Casa Vianello. Che strazio.