Londra, ambasciata francese

Non sono stati i ‘bastardi cristiani’ a uccidere in due attentati terroristici settantasette persone in Norvegia, nel 2011. O Libero che oggi titola a nove colonne Bastardi islamici allora avrebbe titolato così, giusto?  Fu un mitomane accecato dall’odio, che asseriva di agire nel nome di Cristo.

C’è chi uccide nel nome della fede, chi uccide e basta, chi nel nome della fede ama il prossimo, chi ama il prossimo e basta. Così va la vita, da sempre, e i giornalisti che lo sanno – tipo tutti quelli francesi – non si sognano di tirare in ballo l’Islam nei titoli a nove colonne che raccontano l’orrore di questa notte.

Ho amici musulmani, amici cattolici, amici preti e suore, amici buddisti, amici ebrei, amici che credono all’oroscopo (i più fanatici di tutti). In queste ore sono annichiliti e sgomenti. Ci passiamo la voce: cosa facciamo? Gli attivisti, i colleghi giornalisti, gli studenti, l’amico camionista, la gelataia, l’illustratore, i volontari del Baobab, il centro che in questi mesi a Roma ha accolto miglia di migranti in transito, sostituendosi alle istituzioni. I primi ad attivarsi sono stati proprio loro, i volontari del Baobab, che alle sei di mattina si svegliano per preparare la colazione con il latte e i biscotti e che hanno visto la guerra negli occhi degli uomini, delle donne e dei bambini costretti a lasciare le loro case, la stessa guerra che a noi sembra scoppiata stanotte ma che è in corso da anni, e da anni miete ogni giorno e ogni notte vittime innocenti stanandole a scuola, al mercato, in chiesa, a letto, al campetto di calcio, nelle sere di festa.

Una pioggia di sms: cosa facciamo adesso? In che modo possiamo essere utili?

Sono atea, non credo nemmeno ai miracoli dell’aloe – no, nemmeno quella vera – ma credo in ciò in cui credono i miei amici islamici, cattolici, buddisti, ebrei, scorpione ascendente vergine che mi stanno scrivendo in queste ore. I miei amici che hanno trovato nella religione il conforto che io ho trovato in loro. Che bisogna rispettarsi e sostenersi gli uni con gli altri. E che di fronte all’orrore bisogna tenersi stretti. Che solo questo è il bello della vita. E tu, titolista di Libero, non sai che ti perdi.

A Roma ci vediamo alle 17:30 davanti a Piazza de Popolo. Lo stesso fanno a Milano, a Bologna, a Padova, in molte altre città d’Italia e del mondo. Lo facciamo per stringerci ai parenti delle vittime degli attentati di Parigi, alle vittime di tutti gli attentati, ma soprattutto per stringerci gli uni agli altri, per tenerci stretti. Venite, sì?