Veneto Banca ha chiuso i primi nove mesi del 2015 con una perdita di 770 milioni di euro. Sui conti pesano 530 milioni di euro di rettifiche su crediti (+133%) e l’azzeramento degli avviamenti. L’istituto ancora presieduto da Gianni Zonin ha poi deciso di scorporare dai suoi coefficienti patrimoniali 286 milioni di euro con cui ha finanziato la sottoscrizione delle proprie azioni da parte dei clienti. Una prassi, sfociata in una forte sopravvalutazione del patrimonio di vigilanza del gruppo, che è finita al centro dell’inchiesta della procura di Roma che vede gli ex vertici indagati per ostacolo all’attività dell’autorità di vigilanza.

Nel periodo gennaio-settembre i ricavi del gruppo sono scesi dell’11,6% a 586 milioni di euro e i costi operativi sono saliti del 7,8% a 111,5 milioni, con un risultato della gestione operativa dimezzato a 111 milioni. La perdita prima delle imposte, complici le rettifiche su crediti e la svalutazione degli avviamenti, è balzata a 865 milioni di euro, a fronte di un rosso ante-imposte di 10,8 milioni lo scorso anno. A fine settembre l’insieme dei crediti deteriorati è salito a 4,71 miliardi, il 19% degli impieghi netti, contro il 16,5% di fine 2014). Le sofferenze, al netto delle svalutazioni, si sono attestate a 1,61 miliardi, pari al 6,5% dei crediti netti. La copertura del portafoglio di crediti deteriorati è salita nel corso dell’anno al 36,8%, quella delle sole sofferenze al 55,8%.

Lo scorporo dei finanziamenti per acquistare azioni ha pesato sugli indici patrimoniali, con il Cet1, che è il principale indicatore della solidità patrimoniale, che scende al 7,12% dall’8,37% segnato lo scorso 30 giugno e il total capital ratio già dal 9,43% all’8,13%. Veneto Banca ritiene di poter soddisfare i requisiti patrimoniali imposti dalla Bce sulla base del piano di rafforzamento patrimoniale che prevede, tra l’altro, un aumento di capitale da 1 miliardo di euro, 430 esuberi e la chiusura di 130 filiali.