“…per risolvere, nella pratica, il problema

politico bisogna prendere la via attraverso

quello estetico, perché alla libertà

si giunge solo attraverso la bellezza”

F. Schiller, Lettere sull’educazione estetica dell’uomo.

Napoli e dintorniC’è una trama, un ordito che lega il territorio, gli spazi urbani agli uomini e allo spirito pubblico. Una trama raccontata e interpretata in vari modi nel tempo. Il clima, il rilievo, le risorse naturali condizionano in qualche misura il nostro carattere, i nostri umori e forse anche le forme del nostro vivere associato.

Certo adesso, nell’età delle autostrade informatiche, lo spazio sembra avere una minore incidenza sulle persone, anzi può capitare che attraverso la rete un siciliano possa sentirsi più vicino al suo coetaneo del Kansas piuttosto che a quello del suo quartiere; così come con la mondializzazione dell’economia possa trovarsi più facilmente una camicia made in Taiwan piuttosto che un po’ di pecorino del paese accanto. Sembra che a poco a poco ci si possa affrancare dal condizionamento spaziale. Vi è dunque un territorio ‘secondo’, sedimentato dall’intervento umano.

Gli uomini plasmano il territorio, danno ad esso le forme che lo spirito umano pensa e attua. Lo stesso paesaggio è il risultato di interventi umani. Le pietre e gli spazi parlano dunque dell’uomo, ma a loro volta si riflettono sull’uomo e sul suo spirito? In che misura l’architettura e l’urbanistica condizionano gli uomini che l’hanno creato? Il prodotto dell’uomo in che misura arriva a condizionare il suo produttore?

Consideriamo i paesaggi urbani. Se sovrapponessimo la mappa del degrado urbano del sud con la mappa delle azioni criminali troveremmo diversi punti di contatto e di sovrapposizione. Vi è una forza criminogena nel brutto che non va confusa con gli effetti della miseria economica o della arretratezza: abbiamo avuto nel passato certamente condizioni di maggiore miseria, ma nessun periodo ha prodotto mostri urbani come quelli creati nei decenni sessanta, settanta e ottanta. Ed erano decenni di sviluppo economico, di boom, di crescita tumultuosa del prodotto lordo. No, non convince. C’è una dimensione estetica dei volti urbani che non è proporzionale al reddito medio procapite.

Di qui una bella conseguenza che proponiamo: la via estetica al riscatto del sud. La via che passa attraverso il buon gusto, la raffinatezza e la ricerca dell’armonia che non danno pane e lavoro né a loro possono mai sostituirsi.

E tuttavia chi può negare l’ipotesi che una maggiore sensibilità verso il bello alla fine non aiuti a creare quello spirito civile, quello slancio etico che soli potranno farci riscattare?