Un programma di scrittura creativa e istigazione alla lettura, mandato in onda quasi a costo zero grazie allo sfruttamento delle risorse interne. E nato via mail, quella inviata nella primavera dello scorso anno al direttore Flavio Mucciante da Vito Cioce, giornalista e conduttore radiofonico del Giornale Radio Rai. Dell’azienda pubblica si raccontano spesso i problemi dimenticando programmi come Plot Machine, in onda il lunedì alle 23 su Radio1 e recentemente riconfermato nel palinsesto da gennaio a giugno del prossimo anno. Perché se il nuovo direttore generale Antonio Campo Dall’Orto ha in mente di rimettere in sesto una direzione creativa per limitare le acquisizioni dall’esterno, Plot Machine ha fatto da pioniere in tempi non sospetti. Riscuotendo un successo inaspettato grazie a una crossmedialità che abbraccia radio, smartphone, social network e ha stravolto il prototipo dell’ascoltatore medio della rete ammiraglia Rai.

L’idea è venuta a Cioce, a Radio 1 dagli anni Novanta: coinvolgere gli ascoltatori in giochi di scrittura e nella stesura di miniracconti. Dallo studio – dove ogni mese accanto all’autore e conduttore si alternano scrittrici e scrittori di diverse case editrici italiane, da Massimo Lugli all’ospite di novembre Valeria De Luca – viene letto un passaggio di un romanzo della letteratura internazionale non contemporanea ed è compito degli ascoltatori chiudere la scena, così da creare una minitrama, inviando un testo di massimo 140 caratteri con il loro epilogo di fantasia. “Usiamo i break musicali per leggere i testi che ci arrivano via sms, sulla nostra pagina Facebook e a breve anche tramite messaggi vocali su WhatsApp – spiega il conduttore a ilfattoquotidiano.it – Ne riceviamo centinaia e dobbiamo scegliere in un tempo abbastanza rapido. Una grandissima ma bellissima difficoltà”.

Poi c’è il concorso vero e proprio: gli ascoltatori possono scrivere un racconto di massimo 1.500 battute su un tema che cambia di mese in mese. Si tratta sempre di oggetti o esperienze con i quali tutti abbiamo a che fare: l’orologio, il portafoglio, il regalo. Ogni settimana la redazione del programma – che si avvale della collaborazione artistica di Luca Torrisi e della regia di Leonardo Patanè – ne seleziona due e i fan della pagina Facebook di Plot Machine scelgono il loro preferito. I più votati verranno pubblicati sull’e-book edito da Rai Eri, che nel 2016 farà tutto da sola dopo un anno di coedizione con Mondadori. “La storia che non c’era”, ha definito il programma il direttore Mucciante nella prefazione della prima edizione dove sono stati raccolti trenta racconti inediti.

La bontà di Plot Machine è certificata dai dati Eurisko Radio Monitor che le assegnano circa 120mila ascoltatori a puntata in una fascia oraria particolare. Ai quali bisogna aggiungere chi segue la trasmissione in streaming e chi ripesca i podcast dal sito. Un successo anche sui social (quella di Plot Machine è una delle principali pagine Facebook di Radio 1) dove emerge tutta la trasversalità del pubblico con il 54% di fan tra i 18 e i 34 anni. “Ma la realtà è che non abbiamo età. Tra gli ascoltatori pubblicati sul primo e-book ci sono una ragazza quindicenne di Milano e una signora di 92 anni. La studentessa ci ha raccontato che va a letto presto e punta la sveglia alle 23 per ascoltarci. La pensionata, invece, è la mamma di un altro vincitore. Saputo del successo del figlio gli ha detto: “E io che sono tua madre non posso scrivere? Lo ha fatto e ha vinto anche lei, poi abbiamo scoperto la parentela”, racconta Cioce.

Ma chi sta davanti al microfono con quale realtà si confronta sul set di un programma che permette di approcciare alla scrittura in maniera intima, tipica della radio, pur garantendosi un pubblico importante? “Insegnanti, baristi, ristoratori. Si tratta principalmente di donne ma settimana dopo settimana abbiamo sempre più ascoltatori uomini – conclude Cioce -. E purtroppo ho costatato un importante aumento di disoccupati rispetto ai programmi che conducevo alcuni anni fa. Devo dire che i loro racconti sono mediamente i migliori”.