fecondazione-675Selezionare embrioni sani da oggi non è più un reato. Un’altra norma della Legge 40, la legge che regolamenta la fecondazione medicalmente assistita, è stata demolita. Si tratta dell’articolo 13 (commi 3, lettera b, e 4) che prevede la sanzione penale del medico volta a consentire il trasferimento nell’utero della donna dei soli embrioni sani o portatori sani di malattie genetiche – che violerebbe gli articoli 3, sotto il profilo della ragionevolezza, e 32 della Costituzione, per contraddizione rispetto alla finalità di tutela della salute dell’embrione di cui all’articolo 1 della medesima legge 40. Inoltre, contrasterebbe anche con il diritto al rispetto della vita privata e familiare, che include il desiderio della coppia di generare un figlio non affetto da malattia genetica.

I giudici della Corte Costituzionale pertanto, hanno stabilito che la selezione degli embrioni finalizzata ad evitare gravi malattie trasmissibili non è eugenetica e non è reato, riallacciandosi all’articolo 6 della legge 194 sull’aborto riguardo alle patologie corrispondenti a criteri di gravità tra cui quelli relativi ad anomalie o malformazioni del nascituro che determinino un grave pericolo per la salute fisica e psichica della donna.

Da oggi quindi, per certificare l’esistenza di una grave patologia trasmissibile non occorrono istituti ad hoc, ma ogni ospedale pubblico o privato dovrà garantire la diagnosi preimpianto alle coppie fertili e con malattie genetiche trasmissibili.

Resta tuttavia vietata la distruzione degli embrioni “scartati” (che continua ad essere sanzionata penalmente con la reclusione fino a tre anni e una multa che va dai 50mila ai 150mila euro) perché, come ha aggiunto la Corte Costituzionale, “si prospetta l’esigenza di tutelare la dignità dell’embrione malato alla quale non può parimenti darsi, allo stato, altra risposta che quella della procedura di crioconservazione, poiché l’embrione non è certamente riducibile a mero materiale biologico “.

Gli embrioni malati dunque, e pure quelli sani e abbandonati, continueranno ad essere crioconservati all’infinito. A meno che, – e non è detto che non accada – in un prossimo futuro un’altra sentenza demolirà anche questo divieto. D’altra parte, se un embrione sia vita o materiale biologico, è una domanda filosofico-scientifica molto dibattuta la cui risposta agita oggi molte coscienze. Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina, in un’intervista al Corriere della Sera nel 2002 stabilì che l’embrione non è una persona umana ma un ammasso di cellule indifferenziate, per cui, per parlare di persona bisogna, quanto meno, che sia avvenuta la differenziazione.

Che l’embrione fuori dall’utero non è vita ma solo materiale organico, è invece ciò che ha stabilito una sentenza della Corte Interamericana dei Diritti dell’Uomo nel caso Artavia/Murillo e altri contro Costa Rica il 20.12.2012, con la quale il divieto di accesso alle tecniche di fecondazione in vitro previsto nell’ordinamento costaricano è stato dichiarato contrario alla Convenzione Americana dei Diritti dell’Uomo 7/22.11.1969. Si legge nella sentenza: affinché l’embrione diventi vita, questo “deve essere impiantato nel grembo materno”.

Nella succitata sentenza si legge in particolare al § 264: “La Corte ha utilizzato vari metodi di interpretazione, che hanno portato a risultati univoci nel senso che l’embrione non può essere inteso come una persona ai fini dell’articolo 4.1 della Convenzione americana [che, analogamente all’art. 2 Cedu, protegge il diritto alla vita]”. E prosegue: “Inoltre, dopo l’analisi dei dati scientifici disponibili, la Corte ha concluso che il “concepimento”, ai sensi dell’articolo 4.1 avviene dal momento in cui l’embrione viene impiantato nell’utero materno, ragion per cui prima di questo evento non può farsi applicazione dell’articolo 4 della Convenzione”.

Le sentenze dei tribunali che hanno eliminato i divieti della Legge 40 dal 2008 a oggi modificandola radicalmente sono: il divieto di diagnosi preimpianto rimosso per le coppie infertili dal Tar; il divieto di produzione di più di tre embrioni; l’obbligo di contemporaneo impianto di tutti gli embrioni prodotti; il divieto di eterologa; il divieto di accesso alle coppie fertili ma portatrici di patologie genetiche e quest’ultimo divieto di selezione degli embrioni affetti da gravi malattie trasmissibili, tutti rimossi dalla Corte Costituzionale. Corte che presto dovrà pronunciarsi anche sulla norma che vieta la ricerca scientifica sugli embrioni abbandonati nei Centri italiani.