FilmOSound-e1444384197937Una volta raccolti gli appunti, le bozze e gli schizzi di progetti che sembravano privi di senso, è in un secondo momento che Adriano Viterbini si accorge che tutto quel materiale poteva diventare un album. Il secondo della sua carriera da solista.

Aveva ragione Proust: la vera scoperta non consiste nello scovare nuovi orizzonti (o come in questo caso, nuovi suoni), ma vederli con nuovi occhi. Perlomeno da un altro punto di vista: già voce e chitarra dei Bud Spencer Blues Explosion, Adriano conosce la Ricerca, sa il valore del tempo perduto e si muove al ritmo di un afro-blues desertico. E nuovi occhi e nuovi sguardi sono di chi, assieme a lui, ha lavorato a Film |O| Sound: Bombino, Fabio Rondanini dei Calibro 35, Stefano Tavernese, Enzo Pietropaoli, José Ramon Caraballo e Alberto Ferrari dei Verdena.

Adriano, partiamo dalla copertina dove ci sei tu ritratto: quanto c’è di personale in questo disco?
Film |O| Sound è un insieme di appunti che ho messo da parte negli ultimi due anni. Ci sono tante, diverse inflessioni musicali, tutte quelle che ho sentito più vicine, dal soul allo slack key dal desert blues alla musica cubana, filtrate e mescolate ricercando delle sonorità vicine ai miei tempi. La foto di copertina ritrae un momento di me nel laboratorio di mio padre, tecnico elettronico, un posto molto affascinante pieno di macchinari strani.

Perché questo titolo Film |O| Sound?
Il titolo porta con sé due immaginari, quello sonoro e quello cinematografico. Il Film |O| Sound fu il primo proiettore portatile, costruito negli anni 50, di cui la sezione audio è perfettamente utilizzabile come amplificatore per chitarra. Sono un appassionato di suono, e sono alla continua ricerca del tono giusto, con questo vecchio amplificatore ho trovato il compromesso ideale per i miei dischi.

Mi parli delle canzoni che compongono questo album?
Tubi Innocenti, il brano che apre il disco, nasce dopo lunghe jam session con Fabio Rondanini del Calibro35 ed Afterhours. Siamo due appassionati di musica africana e ci piace molto improvvisare, mentre Malaika, che ospita Ramon alla tromba, è un brano africano reso famoso da Miriam Makeba, una musica che emoziona e che ho voluto riproporre in una mia chiave hawaiana dove è la tromba a cantare. Bring it Home è il brano di Sam Cook, cantato da Alberto dei Verdena: la sua voce è una perfetta sintesi di passione/talento/tono/grezzezza/dolcezza, sono lusingato per la sua partecipazione. Tunga Magni è un brano di Boubacar Traorè, ed è musica circolare semplice e immediata, coinvolgente. Sleepwalk, il classico romantico degli anni 50, rivisitato da me e il produttore di Film |O| Sound,  Marco Fasolo, in una chiave psichedelica. In Nemi c’è una national steel guitar in stile touareg a cantare, e Solo Perle è una melodia malinconica condivisa con il grande contrabbassista jazz Enzo Pietropaoli. Welcome Ada è una jam in studio, un momento divertente tra me e Bombino durante un suo tour italiano. Bakelite e Mondoslackkey sono un mio omaggio al mondo della slide guitar non per forza blues, e infine Five Hundred Miles a chiudere il disco con quel senso di malinconia che tanto sento, spesso.

Le foto contenute nel libretto del disco aiutano creano empatia in chi ascolta.
Le foto, tutte in bianco e nero, sono realizzate dal bravo Guido Gazzilli e scattate nel laboratorio dove lavora mio padre. Penso sia un posto affascinante, pieno di vecchia strumentazione scientifica, oscilloscopi, laser, componenti, lavagne con scarabocchi incomprensibili, in apparente disordine. Ho sempre avuto l’impressione che il mio lavoro di musicista avesse qualcosa a che fare con questa tendenza al disordine… in fondo a mio parere un disco nasce da sé, piccoli frammenti minuziosamente raccolti in un arco temporale che solo ogni tanto, a volte, diventano dischi, così per caso. La foto nel retrocopertina è infatti un insieme di appunti.

Tra gli scatti si intravvede anche un poster di BB King: chi sono i tuoi eroi musicali?
I miei eroi musicali sono tantissimi, te ne cito alcuni: Ry Cooder è stato importante per la mia formazione, la sua attitudine mi ha sempre affascinato. Penso che Jack White abbia fatto tanto per la nuova musica mescolando tradizione e contemporaneità. A differenza della maggior parte dei chitarristi, non ho iniziato a suonare la chitarra dopo aver visto suonare Jimi Hendrix, ma Kurt Cobain su Mtv.

Dieci delle undici tracce sono strumentali: quali pensieri e immagini colleghi a esse?
Hai presente il film Pleasentville? Ecco il mio disco lo immagino così, un po’ in bianco e nero e un po’ a colori.

Come nasce la collaborazione con i diversi artisti che hanno lavorato al tuo disco?
Nel disco partecipano tutti quei musicisti/amici con cui ho condiviso tante ore di prove e concerti, idee e energie in questi ultimi 3 anni. Mi è naturale ospitarli nel disco.

Come mai l’unico brano cantato è una cover di Sam Cook?
Mi affascinava l’idea di mescolare grunge e soul, psichedelia contemporanea e melodie d’altri tempi. Questo brano mi ha emozionato dal primo ascolto, e la versione del disco è incredibile, con Alberto che canta da dio.

Le tracce che hai composto sono buone per essere utilizzate in un film: c’è un regista per il quale ti piacerebbe scrivere la colonna sonora?
Mi piacerebbe molto lavorare a una colonna sonora di un film, è un modo totalmente diverso di concepire musica, basta pensare che la musica di un film può non avere la classica struttura inizio/sviluppo/fine di un brano da disco. Adoro le colonne sonore dei film di Nanni Moretti, e mi piacerebbe poter lavorare a qualcosa del genere.

Questa sera ti esibirai all’Orion di Ciampino: cosa dobbiamo aspettarci da questo oltreché dai prossimi live?
Uno spettacolo di musica suonata per la gente e non solo per me, musica immediata e primitiva.