Sono passati solo sei mesi. Ma sembra un’era geologica fa. Quando i big del Partito democratico facevano a gara per tirare la volata al governatore della Campania, Vincenzo De Luca, allora impegnato prima nella sfida delle primarie e poi in quella della regionali. Nonostante sul capo dell’ex sindaco di Salerno pendesse una condanna in primo grado per abuso d’ufficio e la spada di Damocle della sospensione, una volta eletto, prevista dalla legge Severino. Eppure il premier e segretario del Pd, Matteo Renzi, non aveva dubbi: “De Luca, che è stato un sindaco straordinario, è candidabile e eleggibile dopo di che sono i campani a dover decidere”. E nemmeno il ministro Maria Elena Boschi: “Il Pd ha saputo mettere in campo candidati di grande valore e competenza, oltre che al di sopra di ogni sospetto”. Ci mise la firma pure il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca Lotti, grande sponsor dell’ex sindaco di Salerno: “In tutta Italia abbiamo delle liste presentabili, votabili, quindi chi in Regione Campania vuole votare delle persone votabili sa come fare, può votare Pd e può votare De Luca”. Per non parlare del vice segretario dem, Lorenzo Guerini: “La sua figura (quella dell’attuale governatore della Campania)? È nettamente distante da certe situazioni ambigue o opache”. Un coro unanime, un profluvio di attestati di stima di cui resta oggi, all’indomani della notizia dell’inchiesta della procura di Roma che vede De Luca indagato per concussione, solo un imbarazzato silenzio. Con qualche isolata eccezione.

ENZO FOR PRESIDENT – Tra i più convinti sostenitori dell’attuale governatore, la ministra per le Riforme Maria Elena Boschi ci mise la faccia nel vero senso della parola. Il 28 maggio scorso, ad appena tre giorni dalle elezioni regionali, si diceva assolutamente certa che “Vincenzo De Luca è candidabile ed eleggibile”. A Napoli, dopo aver scattato la photo opportunity con l’ex sindaco di Salerno, completo color fucsia indosso, la fedelissima del premier ostentava sicurezza: “De Luca è stato scelto dai campani con le primarie, e i campani lo sceglieranno anche come presidente della Regione”. Il tutto senza risparmiare bacchettate a chi aveva criticato la scelta nel Partito democratico ritenendo inopportuno puntare su un condannato a rischio sospensione per via della legge Severino: “Sicuramente le polemiche non aiutano i cittadini a sentirsi più vicini alla politica – scandiva la Boschi –. Il Pd ha saputo mettere in campo candidati di grande valore e competenza, oltre che al di sopra di ogni sospetto”. Liste “forti e competitive, in grado di giocare una sfida vera”. E oggi? A tre giorni dalla notizia della nuova inchiesta a carico di De Luca la ministra non è pervenuta.

ABBASSO SEVERINO – Stesso copione anche per il premier Matteo Renzi. Che, superato l’iniziale imbarazzo – “se fai le primarie devi accettare il risultato, io ho lasciato libero il partito di fare come voleva”, dichiarava il 5 marzo a “l’Espresso” – si mise a lavorare pancia a terra per tirare la volata all’ex sindaco ‘sceriffo’. Candidare De Luca in Campania “non è una contraddizione” rispetto a quanto prevede la legge Severino: “In Campania la partita è tra Caldoro e De Luca”, ma “i problemi che ci sono stati in Campania a Salerno non ci son stati. Qua c’è da decidere chi è quello più adatto ad amministrare la Campania” (22 maggio). Ancora, sei giorni dopo: “La legge Severino è stata applicata due volte e in entrambi i casi i politici sono stati rimessi in ruolo – diceva ospite di Virus, su Rai2 –. Normale che De Luca dica ‘se vinco avrò lo stesso trattamento’. De Luca, che è stato un sindaco straordinario, è candidabile e eleggibile dopo di che sono i campani a dover decidere”. Salvo, ovviamente, rifugiarsi ora nel più rigoroso silenzio.

GOVERNO IN CAMPO – Esempio seguito anche da uno dei principali sponsor della candidatura di De Luca, il fedelissimo “Gianni Letta” di Matteo Renzi, come viene definito il potente sottosegretario con delega all’editoria, Luca Lotti. Che il 10 aprile, ad Avellino, diceva: “Sono qui per confermare che Vincenzo De Luca ha vinto le primarie e quindi sarà il candidato del Pd alla presidenza della Regione Campania. Sulla sua candidatura non ci saranno ripensamenti di alcun tipo”. Il 15 maggio, sempre Lotti, stavolta da Prato: “Io conosco bene la lista Pd della Campania e non vedo impresentabili. In tutta Italia abbiamo delle liste presentabili, votabili, quindi chi in Regione Campania vuole votare delle persone votabili sa come fare, può votare Pd e può votare De Luca”. E il resto del governo? “Conosco bene De Luca, è una persona seria e stimabile”, assicurava il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio. Sulla stessa lunghezza d’onda viaggiavano anche altri due suoi colleghi di governo. “Credo che De Luca sia il candidato più adatto a governare la Campania”, spiegava il numero uno del Welfare, Giuliano Poletti. “De Luca è candidabile perché ha soddisfatto pienamente sia i requisiti di legge che il nostro codice etico, dunque auspichiamo una sua vittoria perché la Campania ha un forte bisogno di cambiamento”, affermava invece il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Sandro Gozi. Per non parlare della ministra della Pubblica amministrazione, Marianna Madia. Che alla pubblicazione della lista degli impresentabili della commissione Antimafia alla vigilia delle regionali, nella quale figurava anche il nome di De Luca, rispose così: “La commissione Antimafia non è stata convocata e non vi sono stati voti”, quindi si tratta di “un’opinione, una valutazione politica e non capisco cosa ci sia di istituzionale”, tagliò corto.

ORFINI DIXIT – E che dire dei ripetuti attestati di stima riservati a De Luca dal presidente del Pd, Matteo Orfini? 30 marzo: “Io ho fatto nel passato le battaglie più dure con De Luca, ma dico che nel momento in cui facciamo le primarie e i cittadini della Campania che sapevano tutto lo hanno scelto come candidato del centrosinistra, De Luca è il candidato del centrosinistra alla regione Campania”. 20 aprile: “De Luca ha dimostrato grande coraggio e voglia di combattere, ha ottenuto il consenso degli elettori, è candidabile ed è candidato. È la candidatura più forte che avremmo potuto mettere in campo e l’hanno decisa gli elettori. Lavoreremo per la sua vittoria. Da parte nostra non c’è assolutamente nessuno imbarazzo”. 29 maggio, due giorni prima dell’apertura delle urne e poche ore dopo la pubblicazione della lista degli ‘impresentabili’ da parte della commissione parlamentare Antimafia presieduta da Rosy Bindi (Pd): “Rimaniamo sereni e convinti delle nostre scelte”. Deciso, anzi, decisissimo sei mesi fa. Molto meno oggi: “Su De Luca c’è una vicenda su cui sta indagando la magistratura dai tratti ancora abbastanza oscuri – si limita a dire ai microfoni del fattoquotidiano.it – aspettiamo di capire con fiducia quello che uscirà dalle carte e valuteremo”. E quando gli viene chiesto perché il caso Ignazio Marino a Roma e quello di Vincenzo De Luca in Campania vengano trattati in maniera differente, il presidente del Pd tradisce un po’ di nervosismo: “Cosa c’entra? Son casi completamente diversi. Vogliamo fare una discussione seria o no? Spiegatemi l’affinità tra i due casi”.

NAZARENO IN TRINCEA – Anche il vice segretario del Pd, Lorenzo Guerini, non si lasciò scappare l’occasione di testimoniare la propria stima al candidato governatore della Campania. “La sua figura? È nettamente distante da certe situazioni ambigue o opache” diceva l’11 maggio intervistato dal “Mattino”. E il ritardo con cui la segreteria dem ha benedetto la sua corsa a Palazzo Santa Lucia? “Questo non è vero – rispose piccato il numero due del Nazareno il 27 maggio da Caserta –. Il Pd è stato con lui sin dalla sua larga vittoria alle primarie, poi con il passar delle settimane e il crescendo elettorale anche la vicinanza e il sostegno diretto si sono fatti sempre più stretti”. Anche per la governatrice della Regione Friuli Venezia Giulia, l’altra vicesegretaria dem, Debora Serracchiani, De Luca era “candidabile ed eleggibile” anche perché “il Pd ha liste assolutamente prive di incandidabili, ineleggibili o impresentabili”. Avranno cambiato idea dopo aver letto le imbarazzanti intercettazioni dell’inchiesta di Roma ? Se Guerini tace, la governatrice del Friuli, invece, prende tempo. “Vogliamo aspettare di vedere esattamente qual è la posizione di De Luca rispetto a questa vicenda? E’ parte lesa o non è parte lesa?”, si chiede a “L’Aria che tira” su La7, nonostante al momento De Luca risulti indagato nella vicenda. “Vorrei che venisse fatta chiarezza – aggiunge la Serracchiani –. Quando verrà fatta chiarezza, evidentemente, anche il Partito democratico e De Luca faranno chiarezza l’uno con l’altro”.

RENZIANI DI COMPLEMENTO – Dal profluvio di dichiarazioni pro-De Luca non si esimeva proprio nessuno. Compresa l’ex deputata, oggi europarlamentare, Pina Picierno. “Complimenti a Vincenzo De Luca! Ora al lavoro, tutti insieme, per battere Caldoro!”, twittava entusiasta il 2 marzo, giorno delle primarie con le quali il Pd scelse il candidato governatore della Campania. “Ci sono state delle primarie democratiche e De Luca è stato scelto dai cittadini – affermava invece, a ilfattoquotidiano.it, la deputata Alessia Rotta  –. Gli elettori hanno ritenuto che il suo capo di imputazione non fosse così importante. A parlare per lui sono i fatti, basta vedere com’era Salerno prima che arrivasse e com’è oggi. Gli elettori campani sono al corrente della sua situazione giudiziaria e quello che decideranno andrà rispettato”. Anche un altro dei pasdaran del renzismo come Ernesto Carbone non si risparmiò, scagliandosi frontalmente contro la compagna di partito Rosy Bindi. Pochi minuti dopo la lettura, da parte della presidente dell’Antimafia, della lista degli impresentabili nella quale figurava anche De Luca, twittò: “Iniziativa personale, non discussa, non condivisa in Commissione. Non è la lista dell’Antimafia, è la lista di una persona”. E adesso? Il copione è lo stesso di Orfini: “La vicenda di Napoli è solo agli inizi, dovremo attendere gli sviluppi”, ribadisce il renziano di ferro. Che però aggiunge: “Abbiamo investito il collegio dei probiviri per verificare eventuali violazioni al nostro codice etico”. Per il resto, oggi come allora, nel Pd sembrano ancora tutti d’accordo. Ma sul fatto che è meglio parlare d’altro.

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