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Al pari di quella parte dei 55mila precari della Scuola assunti a tempo indeterminato con la fase C della riforma detta “La Buona Scuola” che ha già accettato la proposta di lavoro del ministero dell’Istruzione, anch’io ho ricevuto alle 18:17 dell’11 novembre, per email, una lettera da parte del presidente del Consiglio. Matteo Renzi si congratula per il risultato professionale ottenuto e mi ricorda che – nel mio piccolo di educatore – il mio mestiere è perfino più importante del suo, e di certo durerà molto più a lungo del suo incarico di governo.

Questo genere di comunicazioni politiche da parte del Capo del governo è comune nelle democrazie anglosassoni, dove i messaggi istituzionali – penso in particolare agli Stati uniti e alle Province del Canada – rivolti a determinate categorie professionali del pubblico impiego, o ai nuovi cittadini appena naturalizzati, o all’intera cittadinanza, possono essere trasmessi per corrispondenza o tramite i tradizionali mezzi di comunicazione di massa. Per l’Italia, tuttavia, questa email di Renzi rappresenta una grande novità, farà molto discutere e sono certo che non mancheranno nelle prossime ore le polemiche da parte di chi sosterrà una qualche forma di invasione della privacy, o di improprio utilizzo dell’account di posta del Miur, col quale il ministero fornisce di solito comunicazioni istituzionali e ricevute dal tono assai neutro e burocratico (l’account in questione è: noreply@istruzione.it, e come dice l’account stesso, non prevede la possibilità di replica; in questo caso il subject dell’email recitava, in modo un po’ pomposo, “Lettera del Presidente del Consiglio Matteo Renzi”).

La mail del presidente del Consiglio non mira, ovviamente, “solo” a dare il benvenuto nel mondo della Scuola pubblica ai nuovi professori assunti, ma anche a sottolineare come gli effetti positivi di questa riforma non derivino affatto, come tanti disinformati hanno sostenuto e ancora sostengono, non tutti in buona fede, dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea del 26 novembre 2014. Tale sentenza, infatti, riguardava per estensione solo circa 3800 precari del mondo della Scuola assunti con contratti a tempo determinato per più di 36 mesi continuativi (o quasi continuativi), mentre questa riforma ha assunto circa 100mila precari, il 96% dei quali non aveva alle spalle 36 mesi continuativi di contratti a tempo determinato. In altre parole, Renzi rivendica al suo governo il risultato tutto politico di questa assunzione di massa fra i precari storici della Scuola, e si assume la responsabilità dell’intera procedura, con i suoi pregi e difetti. “Vorrei esser chiaro: abbiamo solo fatto il nostro dovere”, scrive il presidente del Consiglio, ma è chiaro che il messaggio implicito è: noi il nostro dovere, almeno, lo abbiamo fatto. Altri, prima di noi, proprio no.

L’ultima caratteristica che mi piace sottolineare è la notevole prolissità di questa comunicazione. In questo, la mail di Renzi è tipicamente italiana, dal momento che nei Paesi anglosassoni questo genere di comunicazioni è di solito molto, molto breve (vedasi come esempio questa email del Premier del Queensland australiano ai suoi impiegati pubblici).

Ecco il testo della mail del Capo del governo:

“Gentile Professoressa, gentile Professore,

La ringrazio per aver accettato la proposta che il Ministero Le ha formulato ieri.

Benvenuta nella comunità delle donne e degli uomini che lavorano a tempo indeterminato per lo Stato.

Le faccio i migliori auguri, a nome mio personale e a nome di tutto il Governo.

Per anni le Istituzioni hanno permesso che si creasse un ingiustificato e odioso precariato tra i docenti. Conosco bene la rabbia e la frustrazione che tutto ciò ha provocato in molti suoi colleghi. Non poter assicurare continuità educativa ai ragazzi, dover cambiare istituto ogni anno senza una progettualità, ricevere la lettera di licenziamento alla fine dell’anno scolastico anziché gli auguri di buone vacanze. Essere considerati pacchi postali da spedire in varie zone della provincia e attendere le convocazioni di fine agosto come un rito umiliante e angoscioso. So quanto per molti di voi tutto ciò sia stato vissuto come una profonda ingiustizia: impossibile del resto apprezzare uno Stato che rende precario il lavoro più importante, quello di insegnante.

Le cose sono cambiate. Con la Buona Scuola abbiamo innanzitutto messo più soldi nell’educazione, più soldi per i professori, più professori per i nostri figli contro l’insopportabile filosofia delle classi pollaio. E con la Buona Scuola abbiamo anche messo la parola fine al modo scandaloso con cui vi hanno trattato in questi anni. Vorrei essere chiaro: abbiamo solo fatto il nostro dovere, niente di più. Lo Stato infatti aveva formato Lei e i suoi colleghi per diventare professori. Vi aveva attribuito il diritto di diventarlo. E poi vi ha lasciato per anni nel limbo. Non abbiamo fatto niente di speciale, solo il nostro dovere. Ma ci abbiamo messo passione, impegno, determinazione. Senza la Buona Scuola gli insegnanti sarebbero restati per anni, qualcuno per più di un decennio, precari, ostaggi di convocazioni, graduatorie, punti da conquistare con discutibili procedure.

Ci siamo presi critiche, insulti, offese, ma adesso ci siamo. Ci hanno chiesto di fermarci, raccontando tante falsità come quella di chi diceva che le assunzioni ci sarebbero state comunque in nome di una presunta sentenza europea. Non è così, naturalmente. Se avessimo bloccato il cammino della Buona Scuola oggi saremmo tornati all’anno zero. Abbiamo fatto tesoro delle tante critiche ricevute, ma abbiamo mantenuto la parola data: Lei adesso è a tutti gli effetti un insegnante a tempo indeterminato. È finalmente “entrato di ruolo”. Auguri!

Spero che possa festeggiare con la Sua famiglia, con i Suoi cari, con i Suoi amici. Brindo metaforicamente al Suo lavoro. E mi permetto di chiederLe una cosa.

Il Suo lavoro è persino più importante del mio. Lei si occupa di educazione e non c’è priorità più grande per l’Italia dei prossimi anni. Lei lavorerà nella scuola più tempo di quanto io starò al Governo. Lei ha la possibilità di tutti i giorni di valorizzare i sogni e le passioni dei nostri ragazzi che sono il bene più prezioso che abbiamo. La prego, dal profondo del cuore: non ceda mai al vittimismo, alla rassegnazione, alla stanchezza. Sia sempre capace di affascinare i suoi studenti, di spronarli a dare il meglio, di invitarli a non cedere al cinismo e alla meschinità.

Lei ha studiato, ha sicuramente un’ottima preparazione, conosce bene la materia che insegna. E noi siamo orgogliosi della scuola italiana che con tutti i suoi limiti ha punti di forza straordinari. Abbiamo bisogno che indipendentemente dalle differenze religiose, politiche, culturali, civili, economiche la scuola dia ai nostri ragazzi l’opportunità di credere nei loro mezzi. Di valorizzare i propri talenti. La scuola è la più grande opportunità per dare a tutti – nessuno escluso – la possibilità di trovare la propria strada per la felicità. Lei ha una responsabilità meravigliosa e difficilissima, non si stanchi mai di crederci, anche quando Le sembrerà difficilissimo. L’Italia di domani sarà come la faranno i professori di oggi.

Noi faremo di tutto per aiutare questo lavoro, cercando di fare sempre di più per la scuola di questo affascinante e struggente Paese.

Il mio saluto più cordiale, congratulazioni e buon lavoro.

Matteo Renzi”.