Un povero Cristo sta lì, al supermercato, con una mano a spingere il carrello e con l’altra a tenere il foglietto sgualcito con le cose da comprare. Carta igienica presa, vaschette di gelato per i “momenti Bridget Jones” prese, Idraulico Liquido per il water intasato preso. Occhi bassi, gesti da automa, perché la spesa è una rottura di palle ma va fatta. Poi, all’improvviso, mentre sei lì a contare i pezzi nel carrello sperando che siano meno di dieci per far prima alle casse, vai letteralmente a sbattere contro una pila elefantiaca di panettoni e pandori di ogni genere, mentre tutto attorno è un trionfo di torroni, tartufoni, marron glacés e frutta secca.

Sei disorientato, cominci a pensare che aver annusato il bagnoschiumaccio da 1,19 euro non sia stata proprio una grande idea. Guardi la data sul cellulare: 11 novembre. No, nessuna intossicazione da muschio bianco. È davvero l’11 novembre. E allora ti chiedi perché, quando ancora mancano quasi 50 giorni al Santissimo Natale, il supermercato sia già addobbato come il villaggio di Santa Claus. Ti indisponi, rimetti sullo scaffale l’idraulico liquido, e a quel punto anche la carta igienica diventa superflua. Tieni soltanto il gelato, ché quello serve sempre, paghi in tutta fretta e te ne vai. Per strada, ancora incredulo per queste festività ormai più anticipate delle elezioni in Grecia, lanci qualche occhiata distratta alle vetrine: “Festeggia il Natale con noi”, “Questo Natale, regala un sogno”, “Colora il tuo Natale”, “Christmas is now”. E no, is now un bel niente. Ti viene voglia di urlare: “MANCANO ANCORA DUE MESI, O FOLLI CIALTRONI!”. Però attorno a te senti già quel fastidioso clima natalizio che ti costringere, come ogni anno, a barricarti in casa dall’8 al 24 dicembre. Che poi se hai l’anima nera del Grinch è un problema tuo, beninteso, e ti chiudi in casa per altruismo, per non rovinare le feste a perfetti sconosciuti con una strage sotto le luminarie del corso principale della tua città.

Ma se dall’8 al 24 dicembre sai che there are no cocks, non ci sono cazzi, a novembre almeno speri che ti lascino in pace, che ti facciano vivere con la dovuta mestizia il mese più loffio dell’anno. Ottobre e novembre in realtà sono utilissimi, perché hanno un doppio fondamentale scopo: da un lato ti fanno dimenticare l’afa estiva, i selfie a orridi piedi in spiaggia, le notti insonni e sudaticce; dall’altro, ti preparano per l’inevitabile Armageddon natalizio, inevitabile come le tasse e la mononucleosi da adolescente promiscuo.

Però c’è crisi, grossa crisi, e i commercianti devono sfruttare il delirio consumistico del Santissimo Natale (che, ricordiamo, celebra la nascita di un bambino poverissimo in una grotta sporca e umida), anche a costo di farlo arrivare un mese e mezzo prima. È un po’ come il Capodanno di Fantozzi, quando l’orchestrina mette le lancette dell’orologio avanti di un’ora e mezzo pur di presenziare a due veglioni nella stessa notte. C’è da fare cassa, c’è da salvare l’annata infame, perché le tasse tocca pagarle lo stesso.

Allora non ti resta che arrenderti alla dittatura dei completini intimi a tema natalizio, eccitanti quanto un sextape di Mario Adinolfi; dei pandoracci da triscount che sanno di pannolenci e ti lasciano la lingua morbida come un pezzo di carta vetrata; delle trousse a forma di qualsiasi animale che Noè ha salvato dal Diluvio: orso, coniglio, gatto, delfino, capibara, scarafaggio, stercorario. Non si scappa al Natale anticipato. Non c’è scampo. Allora corri a casa, spranghi la porta e verifichi di avere abbastanza vaschette di gelato da resistere un mese e mezzo senza mettere il naso fuori. Perché sarà vero che a Natale dovremmo essere tutti più buoni, ma almeno a novembre, santo cielo, lasciateci essere stronzi quanto ci pare.