“Il ministero delle Politiche agricole? Non ci ha più convocato”. Così Rocco Antonio Burdo, direttore dell’intelligence antifrode dell’agenzia delle dogane, racconta a ilfattoquotidiano.it come i controlli effettuati in Italia sull’olio dal 2009 ad oggi si siano fermati, anche a causa di uno stop da parte del dicastero. “Non c’è stata più occasione di riunirsi nel comitato di coordinamento presso il ministero che, almeno per ciò che riguarda noi, si è interrotto. In sostanza, non ci ha convocato più nessuno”. Ma cosa aveva scoperto il pool anti frode di Burdo? Interventi presso società della miscelazione in Italia che potevano avere rilevanza investigativa, e che sono alla base del report che ha realizzato e consegnato non solo al dicastero guidato da Maurizio Martina ma anche alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla contraffazione, il cui vicepresidente Francesco Cariello (M5S) l’ha visionato e pochi giorni fa ne ha raccontato i contenuti a ilfatto.it. In sostanza con solo il 16% di olive italiane alcuni marchi ottenevano per l’olio che vendevano il prestigioso riconoscimento di made in Italy anche grazie a un presunto cartello italospagnolo.

Burdo dice di aver iniziato questa indagine nel 2009 “quando abbiamo individuato le prime distorsioni di flusso e le prime relazioni intersoggettive che riguardavano società italiane e spagnole, e abbiamo realizzato report di cadenza quasi annuale (2009, 2010, 2012) destinati al ministero”. In seguito è subentrata una “diversità di opinione tra Ministero delle politiche agricole ed Agenzia delle dogane, con l’interruzione delle attività di analisi partecipate che sono continuate solo dal punto di vista interno con segnalazioni alle nostre strutture territoriali per fare dei controlli mirati, ma i report destinati all’esterno dell’agenzia (ministero e Parlamento, ndr) sono fermi al 2013. Certamente il ministero a oggi ha in mano tre report almeno: del 2009, 2010, 2012”.

Ma chi e perché ha stoppato le indagini dell’intelligence anti frode? Burdo la definisce una “diversità di opinione e di indicazione tattica concretizzatasi nelle indicazioni date dal Ministero alle sue strutture e poi in quelle date dalla Dogana alle proprie”. In sostanza prima vi era “un comitato presso il Ministero che stabiliva un punto sinergico tra le istituzioni e noi realizzavamo le analisi per tutte le forze di Polizia e in presenza di elementi di rischio poi avremmo fermato la spedizione sino all’esito del prelevamento campione”. Un passaggio che però ha “suscitato delle proteste da parte delle aziende e il Ministero ha lasciato intendere che si potesse procedere subito allo svincolo e attendere l’esito del prelievo campioni con la merce già partita, ma ciò ha comportato una stagione in cui 30 su 35 notizie di reato sono state fatte senza più il sequestro”. La conclusione è che “non c’è stata più occasione di riunirsi nel comitato di coordinamento presso il ministero che, almeno per ciò che riguarda noi, si è interrotto. In sostanza, non ci ha convocato più nessuno”.

Al danno di controlli interrotti si somma la beffa di una legge che sembrerebbe fatta ad hoc. Nel 2014, continua Burdo, “come effetto di una cultura che premia la scorrevolezza dei traffici a svantaggio della correttezza, è intervenuta una legge promossa dall’onorevole Roberta Oliaro di Scelta Civica che ha vincolato l’amministrazione doganale a concludere il prelievo campione e l’analisi di laboratorio entro tre giorni”. Ma sull’olio in tre giorni non è possibile effettuare quei controlli “perché ciò che fa individuare l’irregolarità della dichiarazione di extraverginità è la valutazione organolettico-sensoriale che si conclude proprio in minimo tre giorni”. Inoltre la legge prescrive indica “che del mancato rispetto dei quel termine di 72 ore ne risponde il funzionario doganale che ha disposto i controlli, per questo c’è un crollo delle attività di controllo, perché al quarto giorno il tutto avrebbe comportato una causa contro il controllore. E le aziende avrebbero potuto rifiutarsi di pagare le spese di stazionamento dei container dal quarto giorno in poi. Ciò ha così creato criticità valutate anche come un modo di disattendere la legge italiana. Nonostante una media di positività dei prelievi del 30% non ci è possibile fare il sequestro in quanto la spedizione è già partita”. E conclude: “Il nostro lavoro? Sta diventando impossibile. Rischia di diventare difficile farlo con decoro”.

La replica del ministero sostiene che “la nota delle Dogane di cui si parla è stata inviata al dipartimento competente del Ministero delle politiche agricole a febbraio 2012 nell’ambito del comitato previsto da un decreto ministeriale del 2003. Il comitato è stato però soppresso a seguito della soppressione generale di tutti i comitati decretata dal Governo Monti con la legge 7 agosto 2012”. E aggiunge che “la nota conteneva dati relativi all’import export di olio che l’Ispettorato repressione frodi del Ministero ha utilizzato in tutte le maggiori operazioni svolte nel 2014 a tutela del made in Italy (Fuente, Aliud per Olio, Olio di Carta) in cui sono stati usati anche quei dati, tra i molti altri, per mirare al meglio i controlli. La parte riguardante il mercato spagnolo, per presunte posizioni dominanti, afferiva invece all’ambito antitrust non di competenza del Ministero”. L’ultima comunicazione inviata al MIPAAF dall’agenzia delle dogane risale a giugno 2015.

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