Controllo diretto del governo sull’agenzia dei beni confiscati, la norma “Saguto” per una maggiore trasparenza nella scelta degli amministratori giudiziari e il sequestro anche a chi favorisce i latitanti. La Camera ha approvato il nuovo codice Antimafia con 281 voti favorevoli e 66 contrari (Forza Italia e il Movimento 5 Stelle). Il provvedimento ora passa all’esame del Senato. “Oggi primo passo per rafforzare contrasto mafie, corruzione e caporalato e per una più efficiente e trasparente gestione dei beni confiscati”, ha scritto su Twitter il ministro della Giustizia Andrea Orlando. “E’ un segnale forte del Parlamento”, ha commentato la presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi. Contrari invece i grillini: “Abbiamo votato no”, hanno spiegato in una nota, “perché il testo viene riscritto da un solo partito, il Pd, pieno di indagati, il partito di Mafia Capitale. In fretta e furia, negando il diritto dell’opposizione di poter discutere una legge fondamentale. Il risultato è che le aziende sequestrate e confiscate alle mafie di grande rilievo economico verranno gestite da Invitalia Spa, per chi non ricordasse ex Sviluppo Italia, nota per essere un carrozzone mangia soldi dello Stato”.

Il provvedimento si compone di 30 articoli, suddivisi in 7 capi e deriva dalla proposta di legge di iniziativa popolare per la quale furono raccolte, due anni e mezzo fa, centinaia di migliaia di firme e integrata dal lavoro fatto nel frattempo dalla Commissione parlamentare antimafia. Cuore della riforma rendere più efficace e tempestiva l’adozione delle misure di prevenzione patrimoniale: il sequestro, con la possibilità dell’amministrazione giudiziaria, il controllo giudiziario delle aziende e la modifica del procedimento di esecuzione e la confisca. Inoltre si cerca di garantire una maggiore trasparenza nella scelta degli amministratori giudiziari, con garanzia di competenze idonee allo svolgimento dell’incarico e di rotazione negli incarichi; in particolare è modificato il procedimento di nomina e revoca dell’amministratore giudiziario, il regime delle sue responsabilità gestionali e gli obblighi di relazione.

Agenzia dei beni confiscati. Il provvedimento riorganizza e rafforza l’Agenzia nazionale per i beni confiscati, ponendola sotto la vigilanza della presidenza del Consiglio, e rivedendone i compiti. La sede centrale sarà a Roma e avrà un direttore che si occuperà dell’amministrazione dei beni dopo la confisca di secondo grado.

Norma Saguto. Tra le novità rispetto al testo uscito dalla commissione Giustizia la cosiddetta ‘norma Saguto’, dal nome dell’ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, Silvana Saguto, sospesa dalle funzioni e indagata per corruzione con l’amministratore giudiziario Gaetano Cappellano Seminara e il marito di lei, Lorenzo Caramma, nominato coadiutore di diverse amministrazioni. Un emendamento presentato dal governo che impedisce la nomina ad amministratore giudiziario di beni confiscati alla mafia, o coadiutore o collaboratore, non solo ai parenti ma anche ai “conviventi e commensali abituali” del magistrato che conferisce l’incarico. Il divieto varrebbe per i “parenti fino al quarto grado” e per “gli affini entro il secondo grado”. Gli amministratori giudiziari non potranno inoltre avere più di 3 incarichi.

Sequestro beni anche a chi favorisce latitanti. Secondo le modifiche apportate al codice sequestri e confische sono previsti anche a chi favorisce i latitanti, commette reati contro la Pubblica amministrazione o si macchi del delitto di caporalato.

Ristrutturazione e contratti affitti. Gli affittuari degli immobili confiscati potranno provvedere a proprie spese alle ristrutturazioni qualora le amministrazioni assegnatarie non dispongano delle risorse necessarie. In quel caso, sarà possibile una compensazione delle spese sostenute per la ristrutturazione sostenute dagli agenti, dai militari o dai funzionari assegnatari: andranno a valere sul canone di affitto. Gli immobili potranno essere affittati ai dipendenti delle forze di polizia, delle forze armate e dei Vigili del fuoco per quattro anni prorogabili per non più di due volte. ddn