Una mozione che sarà discussa già nei prossimi giorni e che “impegna” il consiglio della città metropolitana di Roma “a chiedere un intervento del governo, vista anche la particolare situazione del Comune di Roma”, affinché “l’ipotesi dell’elezione diretta non si configuri come una via difficilmente percorribile”. Pena il rischio di privare i cittadini di un diritto previsto espressamente dallo statuto in vigore dal primo gennaio di quest’anno.

È quella che, dopo l’articolo de ilfattoquotidiano.it nel quale venivano segnalate le cause dei ritardi nell’applicazione della legge Delrio, fra cui l’assenza della legge elettorale che il Parlamento dovrebbe varare per permettere a Roma, Milano e Napoli di eleggere a suffragio universale  i propri organi metropolitani, porta la firma di Federico Ascani, presidente della prima commissione permanente della città metropolitana di Roma Capitale in quota Pd. “Come amministrazione metropolitana – spiega Ascani – abbiamo già espresso la nostra volontà di dotare questo ente di elezioni dirette. Premesso che sarà nostro impegno chiudere l’iter per la costituzione di zone omogenee, per quanto riguarda la ripartizione del territorio di Roma Capitale in zone dotate di autonomia amministrativa, tenendo anche conto dell’attuale situazione del Comune (commissariato dopo le dimissioni di 26 consiglieri, ndr), diventa difficile comprenderne la reale evoluzione”. Anche perché, come sottolineato dal sottosegretario agli Affari regionali, Gianclaudio Bressa, il commissario straordinario Francesco Paolo Tronca non dispone dei poteri necessari per prendere simili decisioni.

Ecco spiegato il motivo per il quale adesso l’esponente del partito guidato dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, va al contrattacco chiedendo che la gestione della ‘questione romana’ passi direttamente nelle mani del governo. Perché, conclude Ascani, “trattandosi di adempimenti gravosi si rischierebbe di compromettere la reale possibilità che la città metropolitana si doti, fin da subito, di una forma di governo eletta a suffragio universale e diretto”. Con tutte le conseguenze del caso. A cominciare, ovviamente, da un evidente deficit di democrazia che impedirebbe ai cittadini di esercitare i loro diritti nell’urna.

Twitter: @GiorgioVelardi