Massimo Zamboni conquista il Premio Manzoni Romanzo storico 2015. L’ex chitarrista dei CCCP passato poi ai CSI prima di intraprendere la carriera da solista, ha stregato la giuria popolare di Lecco con il romanzo “L’eco di uno sparo” (Einaudi).

Uno spaccato del Novecento italiano visto attraverso gli occhi di un nipote che ripercorre la storia del nonno: nel febbraio 1994 Ulisse, squadrista e membro di un direttorio del fascio, cade dalla bicicletta, colpito alle spalle da un proiettile. Diciassette anni dopo un colpo uccide il partigiano che quel giorno premette il grilletto. A impugnare l’arma è un compagno, ex gappista, responsabile a sua volta della morte di Ulisse.

“Sono diventato scrittore e musicista ugualmente casualmente – ha spiegato Zamboni – Ho dedicato 8-9 anni a scrivere questo libro: non solo per la ricerca storica effettuata, ma anche per trovare un linguaggio che fosse adatto”. Una storia dolorosa fatta di soprusi e vendette che ha stregato i 50 “grandi lettori” della giuria popolare, scelti grazie alla collaborazione delle librerie Cattaneo, Is, Libreria Volante, Parole nel Tempo di Lecco, Perego Libri di Barzanò e La Torre di Merante.

Tre i finalisti selezionati dalla Giuria tecnica presieduta da Ermanno Peccagnini: il napoletano Antonio Scurati con “Il tempo migliore della nostra vita” (Bompiani), secondo classificato, il romano Leonardo Colombati con “1960” (Moondadori) arrivato terzo, e il vincitore Zamboni. Stili e sguardi diversi per raccontare episodi e personaggi del Novecento.