Bentornati a Ten Talking Points, l’unica rubrica più inutile di un comizio di Pina Picierno. La 12esima giornata è stata ultimata e l’Inter ha rivinto lo scudetto con 312 settimane di anticipo. Altre considerazioni.

1. “Solida, cinica, volitiva, spietata”. Ogni volta che l’Inter vince, gli aggettivi sono questi. Anche a Torino il solito film: più culo che anima, Handanovic e Medel migliori in campo e ottava vittoria su misura (settimo 1-0). L’Inter di Mancini è l’unica cosa in natura più brutta di Orfini in mutande pervinca. Auguri.

2. “Sì – mi chiederete – ma sai solo dire che l’Inter è brutta?”. No, so dire anche altre cose. Per esempio che è “sparagnina”, parola che si usa solo nel calcio come “frangiflutti”: entrambe non vogliono dire una mazza, però suonano bene. Mancini ha un chiaro obiettivo in testa: tramutare la sua Inter nella versione nostrana dell’Atletico Madrid di Simeone. Tanta grinta e tanti muscoli, difesa granitica (Miranda è forte davvero) e una squadra in cui tutti sono in grado di segnare (perfino Medel, che come noto non è Neeskens, cit). Mancini mischia le carte con sapienza: anche ieri ha ricambiato modulo, due punte e Perisic e Jovetic in panchina. Ha una fortuna violenta e oscena, ma le sta anche indovinando quasi tutte. E in Italia vincono gli scudetti le migliori difese, non (sempre) i mejo fighi del bigoncio. Quindi sarà scudetto. E Peter Gomez, noto interista (ha il posto in tribuna accanto a Vecchioni e La Russa), per festeggiare ci offrirà a maggio la solita cedrata Tassoni. Vamos.

3. Tra i mejo fighi del bigoncio ci sono Roma, Napoli e Fiorentina. Lo scudetto, se c’è giustizia, lo vincerà una di queste tre. Ma giustizia non vi sarà. Se i maestosi elzeviri di tacco li avessero fatti Messi e Neymar, e non l’adorabilmente lento Ilicic e il Musagete Borja Valero, con gli highlights ci andrebbero avanti da qui al 2020. (Vale anche per Bouchard del Frosinone: che razza di gol ha fatto? Folle quasi come quello di Bressan in Champions League contro il Barcellona). Quanta bellezza nella Viola: perfino troppa. Continua a sembrare la più friabile nel poker di testa, però si è rialzata sontuosamente dopo le sconfitte (non troppo giuste) con Napoli e Roma. Ieri vittoria pesantissima a Marassi, dove la Samp aveva battuto la Roma e fermato i campioni d’Italia in pectore. Prima del match, avevo scritto un sms al mio amico Nardella di Firenze: “Se vincete stasera siete da scudetto. Quindi perdete”. Mi sbagliavo. Paulo Sousa ha in panchina la stessa intelligenza che elargiva in campo. Più che una squadra è un’orchestra, Kalinic è un acquisto deluxe e Bernardeschi è talento vero. Daje.

4. Il mio amico Nardella di Firenze, interrompendo il suo impegno quotidiano (distruggere gli scontrini del capo per salvarlo dagli odiosi sbirri), mi ha risposto a tarda notte: “Oh, Scanzi, sai che mi hai rotto le palle con ‘sti messaggi da gufo?”. Ha un caratteraccio.

5. Renzi ha già fatto sapere che, se la Fiorentina vincerà lo scudetto, farà un decreto legge – da approvare a colpi di maggioranza – che imporrà a Paulo Sousa di schierarlo titolare all’ultima giornata al posto di Vecino. Oppure, qualora Vecino fosse grillino e si opponesse dunque vilmente al volere dell’Esecutivo, di essere almeno usato come palla. Pare che Paulo Sousa, sorprendentemente, preferisca l’ultima opzione.

6. E’ stata (anche) la settimana di Pasquale Bruno e delle sue sobrie dichiarazioni su Bonucci. Forse per questo, alcuni hanno voluto emularne il senso etico in campo. Imbarazzanti gli interventi di De Sciglio e Lulic (buona fortuna, Salah). Ancor più imbarazzante che gli arbitri non abbiano reputato naturale espellerli e spedirli su Marte. Per la cronaca: Bruno è anche quello che, una volta, disse: “Tanti miei colleghi pensano solo a soldi, donne, auto e orologi. Credono che Rossana Rossanda sia una caramella, Pil Pot un piatto tipico piemontese e Clinton una pistola”. Capolavoro. E “Pil Pot” non era un refuso.

7. Vittoria pesante del Napoli, che ringrazia ancora una volta il Mirabile Higuain. Meno bella del solito, ma sempre in grado di generare incanto. Il compagno Che-Gue-Sarri vive e lotta in mezzo a noi. E lotta benissimo: lasciatevelo dire da uno che lo intervistava 12 anni fa quando allenava la Sangiovannese e gli asciugava gli zebedei chiedendogli di John Fante.

8. Il rigore era fuori area, e se lo avessero dato alla Juve sarebbero rinate nuove interpellanze parlamentari, ma la Roma ha vinto con merito e larga parte della sua fortuna dipenderà dalle lune del pennellone Dzeko. L’assenza di Salah peserà, ma ieri non c’erano Pjanic e De Rossi e molti non se ne sono accorti. Inter a parte, è (sarebbe) la favorita.

9. La Juve, naturalmente, risale la china. Il 3-1 è viziato da un triplo fuorigioco di 87 metri, ma a Empoli avrebbe vinto comunque. Tra due settimane spezzerà le molle reni del Milan e in breve supererà anche il Sassuolo (applausi). Giunta quinta, salirà ancora? Uhm. Può sperare nel calo della Fiorentina, ma lo scudetto è impossibile e anche un piazzamento tra le prime tre arduo. Stagione da quarto-quinto posto, sperando di far strada in Champions League.

10. Chi si stupisce del pareggio del Milan non conosce il Milan. E’ una squadr(ett)a e se togli Bonaventura non resta molto. De Sciglio continua a giocare titolare, nel Milan e addirittura in Nazionale, ed è questo un mistero persino più grande del “guerriero di carta igienica” del quinto Beatle Umberto Tozzi. Straziante la pochezza del centrocampo. Nulla da dichiarare, a parte i prodigi baby di Donnarumma. L’Atalanta meritava di vincere e parlare di “terzo posto possibile” è scellerato. Se gli (ci) va bene arriva sesto, se va come andrà attorno all’ottava posizione. Si metta agli atti: se il Milan arriva tra le prime quattro, voto Renzi.

(10 bis. Potevo scrivere “tra le prime cinque”, ma considerata l’eventuale pena da scontare ho preferito stare largo. So che mi capirete. Ci sentiamo tra due lunedì. Buon Kucka a tutti).