Se queste sono le conclusioni dei prefetti mandati a verificare lo stato di penetrazione di Mafia Capitale nel Comune di Roma, perché non siete andati avanti?

Alemanno-Marino

Perché non avete sciolto per mafia Roma Capitale e mandato, ma per le loro complicità con Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, la loro incapacità ad assicurare onestà e trasparenza, il sindaco Ignazio Marino, la sua giunta e l’intero Consiglio?

Perché ad agosto, dopo aver letto la relazione e la conclusione con la richiesta di scioglimento per mafia scritta a chiare lettere in 800 e passa pagine, il ministro dell’Interno Angelino Alfano se ne uscì con una frase che oggi desta indignazione. “Non esistono i presupposti per lo scioglimento per mafia”? Punto. Stop. Il lavoro di prefetti, investigatori, anche funzionari onesti del Comune di Roma, buttato nell’immondezzaio delle convenienze politiche. Perché, regnante Matteo Renzi, Roma non poteva subire l’onta di uno scioglimento per motivi così gravi.

Lasciamo stare l’ingenuità di Ignazio Marino, che lesse la relazione, ma al contrario, al punto da dichiarare che “si è chiarito che le infiltrazioni mafiose che hanno inquinato l’amministrazione durante la consiliatura di Gianni Alemanno, hanno trovato un muro di discontinuità con la mia giunta”. Ex sindaco, quei muri erano di carta velina. Stendiamo un velo pietoso.

Insomma, Renzi così volle, Alfano si piegò e entrambi piegarono le ragioni della legge a quelle del loro potere politico. Marino, come si sa, resistette altri tre mesi. Poi arrivò la sentenza. Decisa nelle stanze di un notaio, un raccoglitore di firme. E fu così che i prefetti della Repubblica mestamente riposero nelle borse le loro carte sulla Mafia che aveva conquistato la Capitale.

Il Fatto Quotidiano, 7 novembre 2015