Giancane è uno di quelli che potrebbero rovinarmi la reputazione per sempre, se solo non c’avessi già pensato da me: lo conobbi anni fa, quando era ‘solo’ un membro de Il Muro del Canto e registrava canzoni, come quelle del mio gruppo, che sarebbero ora benzina e fuoco per i tanti brani di cui questo Una Vita Al Top (uscito ufficialmente il 7 novembre) è pieno fino al collo. Al di là della copertura e dell’attenzione di cui godono le sue canzoni, che a Roma vengono trasmesse – anzitutto su Radio Rock – fin da tempi non sospetti, Giancane è secondo me anche un buon esempio da seguire: ed il perché è facile da intuire, anche ad un primo ascolto, e risiede nel fatto che non si senta per nulla imprescindibile.

In questo senso la sua musica è caratterizzata dalla stessa ‘scialleria’ (termine che vado coniando ora) con cui parla, si muove, ti ascolta o ti ci ritrovi facilmente a cazzeggiare: ma Giancane, anche lì, ti sta comunque scrutando con attenzione per capire se qualcosa, della tua ordinarietà, gli è sfuggito o può tornargli a quel punto utile per un pezzo che non ha ancora scritto. Non si sente imprescindibile, dicevo, e nella sua leggerezza è balsamico come una caramella blu profondo quando hai il mal di gola del secolo: rispetto a tante velleità autoconferite, che spesso finiscono poi in niente più che un reading ben pagato, Giancane ha il pregio di metterti a tuo agio condividendo con te il fatto che sfidare il calendario appuntando meticolosamente i ‘giorni caldi’ è cosa buona e giusta. Così, anzichè appropriarmi indebitamente io della ‘sua’ scena, ho deciso di porgli qualche domanda e lasciarlo parlare.

1. Una Vita Al Top: credo tu sia ancora in hangover per la serata di poche ore fa qui a Roma. C’è stata talmente tanta richiesta che hai dovuto bissare con un appuntamento anche sabato prossimo! Io ho provato a dare delle risposte: tu come spieghi l’affetto di tutta questa gente?

Intanto sì, ho un hangover che sembrano sei, sono su un treno che mi sta portando a Milano dove stasera (ieri sera) la parte seria di me sarà impegnata con Il Muro del Canto. Fino a ieri non avrei saputo risponderti finché un ragazzo dopo il concerto non mi ha fermato per dirmi: “Grazie, sei uno di noi”. Forse è per questo, ma giuro che non mi sarei mai aspettato una risposta così positiva, non sono propriamente una persona ottimista. 

2. Si capiva già dal precedente Carne, il tuo primo Ep, che la risposta ‘là fuori’ non si sarebbe fatta attendere. Quand’è che hai deciso di trasformarti da Giancarlo in Giancane con questa ‘formula’? Sei partito da un pretesto, da una canzone, da un fatto di vita quotidiana?

In realtà Giancane e Giancarlo sono esattamente la stessa cosa, ho sempre portato avanti mille progetti molto diversi tra loro, alla fine il 2015 segna il ventesimo compleanno della prima nota emessa da una chitarra in mio possesso. Mi piace pensare al “progettogiancane” come ad una terapia psicologica dove poter esternare tutte le mie frustrazioni, paure e ansie e buttare fuori tutto quello che vedo intorno a me filtrando e cercando di rendere visibile il tutto.

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3. Questo album è anche un collage di tante amicizie e collaborazioni che hai coltivato nel corso degli anni: chi ti accompagna e quali sono gli ospiti ‘eccellenti’ che ti hanno dato una mano?

Le collaborazioni per me sono una cosa fondamentale ed un arricchimento umano oltre che musicale, suonando da molto tempo ho avuto la fortuna di incontrare delle bellissime persone e dei grandissimi musicisti sui vari palchi, primo tra tutti Alessandro Pieravanti con cui condivido anche l’avventura con Il Muro del Canto che ha realizzato un reading apposito su un pezzo che si chiama “Fai Schifo”. Un altro ‘gigante’ per me è Emanuele Galoni, che ha un modo di scrivere fantastico a mio avviso ed ha composto ex-novo una strofa per “Come Sei Bella”. Poi ci sono i Bamboo con i loro strumenti “riciclati” sul finale del disco, Giovanni Truppi al pianoforte su “Ciao, Sono Giancane”, Marco Zitelli (Wrongonyou) che ha fatto un mega assolo su “Lunedì”, cover di Vasco Rossi, Matteo Gabbianelli (KuTso) che ha prestato la sua voce altissima su “Pare Che Dorme”, Alessandro Marinelli, altro compagno di gruppo, che ha messo la fisarmonica sul primo singolo “Hogan Blu” e Andrea Ruggiero e Margherita Musto al violino rispettivamente su “Una Vita Al Top”, “La Vita” e la già citata “Ciao, Sono Giancane”.

4. Sai che nel mondo della musica non sei nessuno al giorno d’oggi se la critica non riesce a paragonarti a qualcuno del passato: così, solo per il gusto di far diventare l’artista o la band di turno carne da macello per i tanti leoni da tastiera ancora in giro. Vuoi prenderti tu l’onere di un accostamento illustre? Ti lascio campo libero.

Cavolo, mi trovo impreparato! Diciamo che i miei ascolti variano sempre ma una costante è il country, forse mi definirei un mix tra Bennato, Johnny Cash, i Dropkick Murphys e i Pooh: più o meno ci sta dai.

5. Roma, che è la citta che entrambi viviamo, è davvero un pozzo senza fondo di tante e belle scoperte musicali più o meno giornaliere, come accennavi anche tu parlando delle tante collaborazioni presenti su questo disco: spesso però il problema diventa confrontarsi con tanti diretti ‘competitor’ ed impazzire dietro la mancanza assoluta di programmazione dei locali. L’idea che mi sono fatto, seguendo la tua ‘storia’, è che forse alle volte ci perdiamo un po’ troppo nei sofismi e nelle supercazzole quando poi la prima cosa dovrebbe essere sempre mettersi a testa bassa con una chitarra in mano e cercare di far uscire qualcosa di buono. No?

Il mio pensiero è esattamente questo, ci sono delle logiche di mercato ‘antiche’ in un mercato ‘saturo’ dove non girano più danari: porto l’esempio di un mio amico, forse uno dei più grandi bluesman italiani, che per pagarsi il disco ha suonato per 2 mesi in strada. Eccp forse lì, se hai qualcosa da dire, hai direttamente un riscontro, negativo o positivo che sia: a Roma come in tutta Italia viviamo in un mondo dove “soffocati dalla smania di apparire stiamo svuotando le parole” (sempre Galoni). Per come la vedo io l’unico modo è suonare, suonare con la ‘fame’.

6. Torno un attimo sulla cover di Lunedì di Vasco Rossi, che avevi già reso disponibile su YouTube: ecco tu hai un’idea del perché si sia ridotto così? Sembra come se a cavallo tra gli anni ’80 e la metà dei ’90 tanti grandi protagonisti della musica d’autore nostrana abbiano subito il lavaggio del cervello, oltre che quello del sangue. Presumo..

Il motivo penso risieda negli abusi, non solo di droghe, ma anche l’abuso della pazienza altrui: ad un certo punto serve un rinnovamento sia generazionale che musicale che in italia a livello mainstream non è mai accaduto, per varie cause economiche immagino. Temo che l’ombra di Vasco venda ancora a livelli incredibili e questo è quello che conta poi alla fine.

7. C’è qualcuno di questi ‘grandi vecchi’ (e non aggiungere altro tu sai perché) con cui ti piacerebbe duettare? Sono serio.

Ce ne sono tanti, forse quello a cui sono più affezionato è proprio il primo Vasco Rossi, anche se il mio sogno è Max Pezzali, che non si può ancora definire un ‘grande vecchio’…

8. Un’ultima domanda, perché ascoltando anche questo nuovo album non ho trovato risposta: se non sei un cantautore, tu, Giancane, cosa sei?

A saperlo, caro Valerio, ci sto lavorando.