sarà un paeseI miei amici più cari sono partiti.

Hanno lasciato l’Italia, se ne sono andati in tanti, per motivi diversi ma con un unico denominatore comune: l’Italia non li ha ascoltati.

Chi è partito perché i bandi per i dottorati di ricerca erano una farsa. Chi perché il venire pagati dieci mesi dopo la prestazione professionale svolta era divenuta un’abitudine insopportabile. Chi per misurare le proprie capacità in un contesto di regole trasparenti e chiare. Chi per avere interlocutori competenti. Ciascuno per una ragione sofferta e in fondo intima ma tutti con la stessa speranza di cominciare a coniugare i verbi al futuro. Caterina in Olanda, Andrea in Germania, Pietro a Parigi, Adele in Inghilterra, Martina in Brasile e Michele negli Stati Uniti. Lavorano. Studiano. Si innamorano. Crescono. Cambiano. Progettano nuovi sentieri, imparano nuove lingue, spostano nuovi confini, si pongono nuove domande. Torneranno? Chissà.

E mentre loro partivano, come se ci fosse una silenziosa regia della vita che volesse ribilanciare il conto delle perdite e delle conquiste, la vita mi sorprendeva donandomi la nascita, e poi la crescita, di due fratellini mulatti, nati dal secondo matrimonio di mio padre, che ridisegnavano rumorosamente il mio quarto di secolo vissuto fino ad allora da figlio unico.

Ero ad un incrocio di eventi e di venti: da una parte due bambini che si affacciavano per la prima volta sull’Italia, cercando di impararne l’alfabeto e la geografia, dall’altra un gruppo di ragazze e ragazzi delusi e amareggiati dalle prospettive di studio e di lavoro che si trasferivano, forse per sempre, altrove.

In mezzo c’ero io, spaesato (nel senso letterale del termine, in cerca di un paese) laurato e senza lavoro, incerto sul futuro, appassionato del mezzo cinematografico, curioso della realtà ma incerto sul da farsi.

E mentre i babysitteraggi pomeridiani e serali ai miei fratellini divenivano sempre più lunghi e sempre più spesso teatro di racconti, di storie inventate e di miti antichi da rispolverare nella memoria, due domande mi chiedevano spazio e ascolto: Cosa raccontare dell’Italia a dei bambini? E, d’altra parte, Perché questo Paese veniva lasciato dalle persone a me più care?

Da queste domande nasce l’idea del film documentario Sarà un Paese: un viaggio cinematografico libero e spontaneo da fare con un bambino, per iniziare ad affrontare e raccogliere una manciata di temi che fossero una sorta di breviario, un compendio delle cose a mio parere imprescindibili per divenire un Paese civile.

Ho cominciato a fare ricerca, a individuare dei testimoni che incarnassero queste priorità. Che fossero testimoni di un’Italia stanca ma non vinta, ferita ma non morta, capaci di trovare la forza di distinguere lucidamente quello che andrebbe custodito da quello che andrebbe distrutto.

Ho scritto così delle lettere a queste persone chiedendo loro udienza e ospitalità. Sono andato nelle loro case senza telecamera ma con molte domande e come stella polare l’equilibrio tra il tacere e il domandare, l’anello che tiene insieme il coraggio e la curiosità necessari a provocare una discussione – come l’energia del vento è capace di far ondeggiare una pianta – e la disciplina dell’ascolto e della lentezza che sono legate indissolubilmente ad ogni nascita, come il profumo è legato al suo fiore.

Ho passato del tempo con loro, mangiato con loro, dormito nelle loro case. Ho seminato con pazienza una possibilità di cammino. Alla fine di questa prima parte del viaggio ho salutato i miei interlocutori con delle parole che suonavano come un azzardo e una promessa: “Vorrei che, se riuscirò a tornare con una piccola troupe di amici, raccontassi tutto questo ad un bambino di nove anni”.

Mi hanno guardato perplessi, ma con rispetto.

Tornato a casa ho scritto un progetto di film documentario che ho prima presentato ad una casa di produzione e poi difeso in un’audizione al Ministero dei Beni Culturali.

E quando l’azzardo è diventato una possibilità concreta, sono tornato da quelle persone che mi avevano aspettato. Avevano accolto l’invito, si erano preparate, ciascuno a modo suo. Tutti però, come scalatori che prima di cominciare la loro camminata verticale immaginano e scrutano da terra un passaggio, una via da percorrere, erano pronti a prendere parola, a declinare le loro storie in un linguaggio che fosse comprensibile ad un bambino.

E’cosi che è cominciato un percorso umano, lavorativo e geografico lungo e profondo, vissuto con il piccolo Elia e con una troupe disponibile e instancabile.

Sarà un Paese è un film di 70 minuti che nasce da un’urgenza forse più di partecipazione civile che di ambizione cinematografica. Nasce dal desiderio di immaginare e documentare un’Italia diversa. Un paese più civile, più attento ai diritti dei lavoratori, più severo verso il consumo del territorio e più deciso nella tutela del suo paesaggio, un paese dove si possa respirare l’aria non avvelenata, dove i rifiuti non siano materia da bruciare ma risorsa da trasformare, un paese multiculturale multireligioso e multietnico, un paese attento al rispetto delle regole e della legalità, un paese che non si lasci sfuggire tutti i suoi giovani laureati ma che sappia coinvolgerli e dar loro opportunità concrete, un paese che sia capace di difendere i Beni comuni e che sostenga le tantissime amministrazioni virtuose, un paese che sappia ribellarsi al pizzo e alle mafie, custode e promotore di un’Europa delle idee e delle culture e non soltanto del mercato e della finanza.

Questo paese, il paese che sarà, ho tentato di raccontarlo ad un bambino di dieci anni…

Realizzato da una piccola troupe di giovani, tre anni di lavoro, 150 ore di materiale raccolto, oltre un anno di  montaggio, uscito con Unicef nella giornata mondiale del bambino, il film sta girando tra moltissime scuole italiane da nord a sud, dove diventa uno strumento di riflessione e di educazione civica, per condividere la possibilità concreta di un’Italia più civile e forse migliore.

di Nicola Campiotti, filmaker a Londra

Sarà un Paese sarà proiettato a Londra domenica prossima, 15 Novembre alle 6.30 pm presso il Cinema Genesis.

Parte dell’incasso verrà donato a Unicef Uk. Sarà presente il regista. Sarà un Paese ”  + Q&A with director Nicola Campiotti

Date: Sunday,  November 15, 2015 / 6.30 pm

Venue: Genesis cinema

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