Sin dai tempi in cui si scalavano moschee e cattedrali nella Gerusalemme digitale del primo Assassin’s Creed, la saga prodotta da Ubisoft ha mescolato, nelle giuste dosi, storia e fantascienza. Dalle Crociate, sino alla Rivoluzione Francese, passando per Rinascimento e corsa al Nuovo Mondo, l’obiettivo principale degli sviluppatori è stato quello di proporre alla propria utenza un gioco d’azione con elementi stealth, caratterizzati più che altro dalla possibilità di esplorare gigantesche ambientazioni il più possibile fedeli ai luoghi geografici e alle epoche storiche tirate in ballo.

Questo scopo, che ha avuto il grande e non trascurabile pregio di aver avvicinato l’hobby di milioni di giovani e non allo studio di fatti e personaggi realmente esistiti, non è stato naturalmente abbandonato con Syndicate: ultimo esponente del brand, pubblicato proprio in questi giorni su PC, PlayStation 4 e Xbox One. Al contrario, mai come prima d’ora questa comunione d’intenti, divertire insegnando o semplicemente mostrando l’esistenza di qualcosa del passato, è stata ulteriormente esplicitata da un master class (un seminario per i non anglofoni) che si è tenuto pochi giorni prima della pubblicazione del gioco all’Università Statale di Milano.

L’occasione è stata doppiamente ghiotta per professori, giornalisti del settore e addetti ai lavori sia per tracciare un paragone tra Syndicate e le reali condizioni della società londinese sul finire dell’Ottocento, sia per presentare i tratti salienti di un episodio che, dopo lo scivolone compiuto con Unity, riesce a riportare ai fasti d’un tempo una saga che sembrava sul punto di implodere.

Il punto di partenza per gli sviluppatori, paradossale anche solo immaginarlo, è stato un’evidente ristrutturazione al ribasso del comparto grafico. Se il gioco ha certamente perso qualcosa in termini di fotorealismo rispetto al predecessore, ne ha guadagnato in robustezza del frame rate e, soprattutto, in una presenza pressoché nulla di bug in grado di compromettere l’esperienza.

Al dowgrade grafico tuttavia, è corrisposto un soddisfacente potenziamento e rinnovamento delle meccaniche ormai classiche e consolidate del brand. Londra è una gigantesca città ricchissima di missioni e sbloccabili da reperire in ogni anfratto. Jacob e Evie Frye, nuovi protagonisti di quest’episodio, si distinguono l’uno per essere più abile a menar le mani, l’altra per scivolare nell’ombra senza essere vista. Le differenze tra i due, che crescono con l’aumentare delle abilità sbloccate nello skill tree, costringono il videogiocatore a scegliere attentamente l’avatar da utilizzare in base alla missione di turno. Nelle lotte tra gang, utili per liberare un quartiere dal controllo dei Templari, sarà consigliabile schierare Jacob. Trarre in salvo i bambini sfruttati in una fabbrica, senza che nessuno dia l’allarme, è un’attività a cui si presta meglio Evie.

A rendere l’esplorazione della città più rapida e gradevole non ci saranno solo le carrozze che animano ulteriormente le strade della metropoli: il rampino, in pieno stile Batman, vi permetterà di sorvolare interi quartieri, piombare addosso ai nemici, raggiungere con più facilità la sommità di palazzi e monumenti.

Ne viene fuori un Assassin’s Creed che non rivoluziona di certo la serie, ma che farà la gioia di fan e neofiti, grazie anche a una trama piacevolmente vivacizzata da strepitosi personaggi secondari, tra cui Tesla, Darwin, Dickens e altre figure storiche, tratteggiati con estrema e insospettabile cura. Coadiuvato da un level design accurato in ogni suo aspetto, il gameplay di Syndicate abbandona alcune storture che da sempre penalizzano la saga, come i combattimenti, finalmente coinvolgenti e divertenti, guadagnando ulteriormente in profondità. I picchi toccati da Assassin’s Creed II e Black Flag restano sconosciuti, ma quest’iterazione ha carattere da vendere e saprà intrattenere più che degnamente chiunque gliene darà la possibilità di farlo.

A cura di Lorenzo Fazio

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