“E’ stato, come sempre, un percorso condiviso con i sindaci, con la Soprintendente di Siracusa Beatrice Basile e con la responsabile dell’unità operativa archeologica Rosa Lanteri, ma soprattutto con le associazioni e la cittadinanza attiva che non ha abbassato la guardia sul “bene comune” parco. Perimetrare un parco significa tutelarlo, salvaguardare il paesaggio dentro e fuori dal parco e metterlo, tra l’altro, al centro di progetti di valorizzazione, che potranno intercettare la prossima programmazione europea”. Parole pronunciate dall’ex assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia, Mariarita Sgarlata nel marzo 2014, nella sala del Comune di Lentini. Si celebrava l’istituzione del Parco archeologico di Leontinoi.

Un raro esempio di colonia greca non marittima. Un centro fondato nell’VIII secolo a.C. sulla collina di San Mauro ed estesosi su quella della Metapiccola, tra gli attuali comuni siracusani di Lentini e Carlentini. Vitale fino all’età romana, ma importante soprattutto durante l’età arcaica e poi quella classica, quando costituiva il principale centro della Sicilia orientale insieme a Siracusa, in grado di estendere la propria sfera di controllo e influenza culturale su una vasta area comprendente la piana di Catania e il Calatino. Le indagini di Griffo alla fine degli anni ’40, soprattutto quelle di Rizza e poi quelle di Lagona e Palermo, tra gli anni Settanta e Ottanta, hanno permesso di riconoscere importanti resti dell’abitato e delle necropoli greche, oltre che degli insediamenti indigeni precedenti. Nella vallata affiorano tratti della cinta muraria, con una torre semicircolare di raccordo, la porta meridionale protetta da una grande torre quadrata. Sul colle Metapiccola vi sono le fondazioni di un tempio arcaico nel quale è stato scoperta una stipe votiva con materiali di notevole pregio, esposti nel Museo Archeologico di Lentini.  Fuori della porta meridionale si conservano alcune tombe monumentali con copertura a gradoni, riferibili all’età ellenistica. Insomma, un sito che meriterebbe la visita.

“Il museo e il parco sono due punti di riferimento culturali che bisognava riconsegnare al territorio. Noi lo difenderemo a denti stretti, affinché rimanga sempre aperto”, ha detto il sindaco di Carlentini Giuseppe Basso nel maggio 2013. Insieme a lui, Sgarlata, il sindaco di Lentini, Mangiameli, la responsabile del Parco archeologico Maria Musumeci e l’Assessore provinciale Abbate, oltre a più di settecento persone, tra studiosi, appassionati e rappresentanti delle associazioni di volontariato della zona. L’occasione è stata la riapertura dell’area archeologica dopo la chiusura del 2004. Con tanto di “ripristino delle strutture di sicurezza e realizzazione della biglietteria, dei servizi”. Le promesse deluse. L’area nonostante alcuni siti online ne indichino l’apertura “tutti i giorni feriali dalle 9 alle 14”, sostanzialmente di nuovo chiusa.

Se si è una scolaresca oppure un gruppo numeroso si può chiamare in Soprintendenza a Siracusa, e fissare un appuntamento, dicono al Museo archeologico regionale. L’unico modo per avere qualche informazione, dal momento che il numero dell’area archeologica ormai non è più attivo. Manca il personale che possa assicurare l’apertura così come quello che si occupi almeno dell’ordinaria manutenzione. Di falciare l’erba che ricopre quasi del tutto i resti antichi. Manca un’adeguata pannellistica, senza contare il materiale informativo. “Bel posto, non valorizzato come fonte di turismo. Mancanza di cura e interesse rendono l’aria trascurata e poco attrattiva… spesso dimenticata dagli stessi cittadini residenti … secondo me occorre più informazione e staff competente per la diffusione e la pubblicità del luogo”, scrive su Tripadvisor una fortunata che ha visitato il sito alla metà di settembre. Un abbandono quello dell’area archeologica quasi naturale. “Quando un sito non ha coincidenza d’interessi, scompare dall’attenzione, pian piano muore”, dice Paola Pelagatti, ex Soprintendente di Siracusa nel film del 2013 “Leontinoi. Memorie di una città dimenticata”.

Sembra che ai resti della colonia greca sia capitato proprio questo. Nonostante esistesse la possibilità di costruire un percorso che includesse anche il Museo archeologico regionale nel quale sono conservati i materiali, dalla preistoria fino all’età medievale, provenienti dall’antica città e dai principali siti archeologici del comprensorio. La struttura è “chiusa per interventi di ristrutturazione” almeno fino a dicembre. Si spendono i 2 milioni e 375mila euro di fondi previsti dal piano operativo del Fondo europeo di sviluppo regionale 2007/2013. Con la speranza che servano ad accrescere l’appeal dello spazio museale. Ma con il timore che non porteranno alcun beneficio, seppure indiretto al parco. A Lentini continua a mancare un progetto complessivo. Una delle scommesse dell’ex assessore Sgarlata, sembra persa. Almeno per ora.