“Cappuccetto e Lupaccio”, così si chiamavano tra loro la giornalista-predatrice e la sua presunta vittima, il governatore del Molise. “Giuro – dice lei al fattoquotidiano.it – C’è anche nelle intercettazioni”. Così Manuela Petescia, la direttrice di Telemolise da ieri al centro di una storia che fa rumore e sconvolge ancora la provincia molisana. “Eravamo in confidenza, che ci mettevo io a sussurrargli all’orecchio e senza testimoni: dai quei soldi alla mia tv perché tengo in mano il magistrato?”. La Procura di Bari però la pensa diversamente e la accusa di tentata estorsione ai danni del presidente Paolo di Laura Frattura in combutta col sostituto procuratore Fabio Papa, col quale aveva una relazione sentimentale. Giornalista e magistrato avrebbero tentato di ricattare il governatore per avere finanziamenti e una legge per l’editoria “favorevole”. Accuse rispedite al mittente, l’indomani, dalla Petescia che ha postato anche su youtube le sue ragioni. L’avvocato al fianco, ma parla lei. Abilissimo difensore di se stessa, anche in forza di variegate esperienze personali in fatto di beghe politico-giudiziarie (e sentimentali) sulle quali si potrebbe scrivere un romanzo. La versione di Petescia.

“Sicuramente sono una donna ambiziosa e di potere, non ne faccio mistero. E’ per questo, infondo, che mi odiano tutti”. Sulla soglia dei 50, portati molto bene, Manuela Petescia primeggia da anni nel “pollaio molisano” – come lo chiama lei – attraverso la più influente tv locale, una specie di Cnn che fa ascolti più alti dei residenti del Molise. E’ entrata negli studi a 19 anni e li dirige da quando ne aveva 34, in mezzo il matrimonio precoce con il nipote dell’editore.

Da tempo è Nostra Signora delle Televisioni, con inclinazioni a destra (sempre dichiarate) che valsero alla rete il nomignolo di “TeleIorio” e a lei un’inchiesta giudiziaria per “corruzione della linea editoriale”. “Ri-di-co-la”, scandisce lei. “Da dipendente della mia tv guadagno 2mila euro al mese che da queste parti sono anche tanto e non ho bisogno di altro. Sulla linea editoriale io l’ho sempre dichiarata, senza fingere di essere obiettiva a tutti costi. Trovo più scorretti quelli che fingono di essere super partes e di non avere un’appartenenza politica, che poi cadono nel ridicolo per difendere posizioni ingiustificabili e grottesche”.

I detrattori la giudicano un’istigatrice professionale che coltiva e alimenta rapporti e guerre di potere personali tramite le antenne, le ospitate in trasmissione, la pubblicità. Avvertenza, però: da queste parti si dice anche “fatia de la fèmmena ‘zappènne”. Il lavoro della donna non si deve vedere. “Non potendo dire che rubo mi danno della puttana. E’ la storia di sempre”, risponde “Cappuccetto”.

Della tele-dama-bionda molto è leggenda, qualcosa ce l’ha messo lei, il resto è da capire. Di certo una parte dell’inchiesta che la vede protagonista (e dell’attenzione della stampa) si concentra proprio sulla sua relazione con il magistrato, una liaison avuta fuori dal secondo e lungo matrimonio con il senatore di Forza Italia Ulisse Di Giacomo, chirurgo, dal quale ha avuto due figli. La circostanza viene messa agli atti per contestare al magistrato d’aver detto il falso quando gli è stato chiesto se intendesse astenersi relativamente ad alcuni accertamenti che vedevano coinvolta la stessa Petescia.

Diversa la versione di lei. “E’ successo in un momento di crisi coniugale, ma non è affatto una relazione clandestina saltata fuori dalle intercettazioni, come dicono i giornali”. Ma erano i tempi in cui il pm indagava su Telemolise? “Sì ma lui si è astenuto immediatamente dall’indagine, scrivendo “per amicizia e conoscenza personale”. Niente di segreto o di losco, dunque. “Papa è un magistrato integerrimo e io non ho nulla da rimproverarmi”.

Sono gli altri – semmai – a fraintendere. Come la volta che pubblicò l’auto-confessione di una scalata erotica al potere. Titolo: “Tutte le volte che mi sono venduta”. Quaranta per l’esattezza, secondo il racconto in prima persona “anche a uomini disgustosi”. Sembravano 40 sfumature di biondo, era solo un racconto letterario. L’equivoco le valse tanta pubblicità quanta disapprovazione. E finì poi nella causa pilota “per stalking a mezzo stampa” contro l’ex senatore ed editore Giuseppe Ciarrapico.

Anche lì spuntò una storia di lenzuola che Petescia rivendica al contrario, come patente della sua statura morale (“ho anche tre figli, che la smetteste con queste storie!”). Un’ultima volta, prego. “Va bene. Allora, lui aveva tutti i giornali d’Italia, le conoscenze, insomma era potentissimo. A un certo punto ci chiama e propone la fusione tra rami d’azienda. Telemolise e il suo Nuovo Molise Oggi. A me popone di dirigere entrambe le testate”. E dunque, che successe? “Lo ricordo come fosse oggi. Era il 2007, appuntamento alla trattoria “Il Cigno Nero” di Vasto, alle 21 . Ciarrapico stava al Palace Hotel. Mi chiede di raggiungerlo alle 17, direttamente nella sua camera da letto. Una proposta indecente. Io non ci vado e mi presento solo all’appuntamento delle 21, insieme al mio editore. Lui, seccato, dice “non se ne fa più niente”. E da allora ha iniziato una guerra di articoli senza fine, nei quali mi dipingeva come una poco di buono. Fu lui a far girare la storia del mio racconto erotico, a spacciarlo per autobiografico. E tutto per non aver pagato pedaggio”. E perché allora tornò a cena con lui e non lo mollò lì? “Ci tenevo alla doppia direzione. L’ho detto, sono ambiziosa”.