Matteo Renzi, dopo aver promesso 450 milioni al governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ha dichiarato: « Abbiamo sanato la ferita della Terra dei fuochi». Purtroppo non è vero e il Premier lo sa bene. Quei soldi infatti serviranno per bonificare solo il sito “Taverna del re” a Giugliano, dove negli anni tra il 2000 e il 2009, con una superficialità che spaventa, furono ammassate sei milioni di tonnellate di immondizie. Un’enormità che da anni ammorba la campagna, l’aria, la vista, la salute. “Taverna del re” rientra nel dramma della “Terra dei fuochi”, ma non è la “Terra dei fuochi”. Perché la “Terra dei fuochi”, quella vera, continua a mantenere la parola data.

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Ieri, mercoledì, si sono svolti i funerali di Lina. Aveva solo 46 anni. La conobbi due anni fa, quando scendemmo in strada con le foto dei nostri defunti, tra cui bambini, giovani genitori, adolescenti, morti di cancro e di leucemia. Lo facemmo per rispondere al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, la quale affermava che nella nostra terra ci si ammala di più di cancro per gli stili di vita personale e non anche per l’inquinamento ambientale. Una fiumana di persone, almeno cinquantamila, da Orta di Atella, in provincia di Caserta, si portò a Caivano in provincia di Napoli. La gente, stanca, delusa, addolorata, arrabbiata, si stringeva attorno al vescovo di Aversa, Angelo Spinillo, e ai loro parroci. Fui colpito da una signora dal volto triste che innalzava una gigantografia che ritraeva la mamma, il papà e la giovanissima sorella, tutti morti di cancro nel giro di pochi anni. Lina un giorno confidò a un’amica: «Dalla vita ho ricevuto tanto poco. Ho passato gli anni della mia giovinezza ad accudire i miei genitori e mia sorella. Avessi almeno raggiunto qualche risultato. Purtroppo, ho dovuto accompagnarli al cimitero…».

Nel mese di Luglio, Lina, che si preparava a passare qualche giorno al mare, avvertì i primi sintomi del mostro che tutti ci atterrisce. Disdisse la vacanza e cominciò a salire i primi gradini del calvario che la condurrà alla morte. In poco tempo il male prese il sopravvento. Mi mandò a chiamare. Andai a trovarla una mattina del mese scorso. Fu felicissima di vedermi. Compresi che era ormai agli sgoccioli. Come sempre rimasi stupito nel constatare quanto la presenza di un sacerdote dona gioia a chi giace nel dolore. Pregammo insieme. La benedissi. Pochi giorni dopo Lina ha smesso di soffrire.

La “Terra dei fuochi” continua a mietere le sue vittime. In una regione, la Campania, dove le liste di attesa per essere ammessi ai vari esami diagnostici negli ospedali sono lunghissime. In quegli stessi ospedali dove però funziona l’intramoenia, che è all’origine dell’allungamento delle liste. Per accedere all’intramoenia, però, si paga. E i poveri, con uno o più malati da accudire, non possono permettersi di sostenere quelle spese. I poveri, i nostri poveri, i cari poveri, sono le vittime sacrificali di un sistema che deve essere rivisto quanto prima. Non ci vuole molto per capire che questo modo di fare è l’ennesimo sopruso sulle spalle della povera gente, prima avvelenata e poi lasciata morire senza nemmeno ricevere le cure. Non siamo scienziati. Non abbiamo ricette da dare. Non vogliamo sostituirci a nessuno. Siamo un popolo che sta sopportando una sofferenza atroce. Un popolo abbandonato per decenni nelle mani di camorristi, intrallazzieri, industriali disonesti, politici corrotti, collusi, o, quanto meno, incapaci, pigri e negligenti. Un popolo che continua a chiedere i suoi diritti.

Invito il ministro della Salute a venire al capezzale dei nostri malati. A controllare personalmente quanto prezioso tempo un malato oncologico deve attendere prima di essere ammesso a una visita specialistica o a un’indagine strumentale. Le lacrime dei poveri pesano quanto una montagna sulla coscienza di tutti. Scavano una voragine di cui non si riesce a vedere il fondo. “Perché? Perché?”, farfugliava Lina fissandomi negli occhi. Mio Dio, quanta sofferenza. Perché? Perché gli uomini sono tanto stolti, avidi, disumani da avvelenare la terra, l’aria, l’acqua e condannare a morte se stessi e la loro stessa gente?