Fassina 675

Eppur si muove! Circola in queste settimane la notizia, che qualcuno stia ricucendo con pazienza la “galassia sinistra”. Sel, Fassina, Cofferati e vari movimenti (con Possibile più defilato) sembrano orientati verso la costruzione di ‘una cosa rossa’ (anche se non vogliono si chiami così). In questo articolo voglio illustrare due ragioni che rendono questo progetto a mio avviso assolutamente inattuale. Si tratta di ragioni legate alle persone che hanno intenzione di condurlo, ma anche e soprattutto di ragioni marcatamente storiche. L’elenco delle rimostranze verso i leader della ‘galassia sinistra’ potrebbe moltiplicarsi, e francamente non ho nessuna intenzione di tediarvi. Pirandello li avrebbe descritti, con il suo sorriso ironico, come personaggi in cerca di autore. Qualche esempio può chiarire il mio punto di vista, che è ormai credo condiviso da buona parte della maggioranza invisibile.

Prendete Vendola e Fassina (ma gli esempi potrebbero moltiplicarsi). Il primo dopo aver governato la Puglia, essere stato all’apice della sua popolarità per qualche tempo, esser franato rovinosamente sul caso Ilva, e aver condotto Sel a essere poco meno dello scendiletto del Pd, continua a credere di poter essere fulcro di un nuovo progetto politico. Il secondo dopo essere stato sottosegretario di un governo prono all’austerità, accantonato dai renziani all’interno del Pd, è rimasto folgorato sulla via di Damasco scoprendosi no euro. Magari, pur di continuare ad avere un ruolo nella ‘cosa rossa’, potrebbe anche divenire post-lavorista e accanito sostenitore del reddito di cittadinanza.

Questo progetto si configura ai miei occhi come una sorta di piccola agenzia di collocamento dell’improponibile. Personaggi inattuali, superati dal dibattito politico e assolutamente non credibili agli occhi della maggioranza invisibile, vogliono continuare a giocare un ruolo preminente, anche quando il loro posto sarebbe altrove. L’attività più filantropica cui potrebbero dedicarsi, è sicuramente quella di lasciare spazio ad altri. A questo proposito serve fare una tirata d’orecchie anche alle giovani leve che dovrebbero animare questo nuovo soggetto politico. Cosa ci fa ancora gente come Marco Furfaro o i ragazzi di Act con Vendola e Fassina? Possibile che non si riesca a recidere questo cordone ombelicale?

L’altra ragione dell’inattualità della ‘cosa rossa’, ben più grave della presenza di Fassina e Vendola, è l’evoluzione storica. Il destino di Tsipras (ridotto a faccendiere delle decisioni prese altrove), ci mostra chiaramente che anche vincendo le elezioni, è molto difficile proporre una politica social democratica, volta a sostenere la maggioranza invisibile. Serve qualcosa di più. Serve avere il coraggio di proporre una nuova visione del campo progressista. Una visione che vada oltre il neoliberismo (e questo l’hanno capito anche le pietre !), ma anche e soprattutto oltre la vecchia social democrazia.

Questo passaggio, questa necessità di superare la nostalgia del fordismo e del lavorismo, purtroppo continua a restare incompresa. Serve qualcosa di diverso da un partito per far muovere il senso comune, serve un movimento di popolo. Quel popolo è la maggioranza invisibile. Non si può partire dalla fine quando non esistono le basi. Un partito dovrebbe avere il ruolo di cristallizzare un’idea, un’ideologia si sarebbe detto un tempo, dargli struttura. Mi rendo conto che la mia analisi possa andare di traverso a molti lettori di sinistra, ma per ricostruire il campo progressista abbiamo bisogno di tante cose, fuorché di una nuova e fallimentare cosa rossa, condotta dagli stessi, soliti noti.