Il Corriere della Sera intervista Flavio Briatore e ci racconta quasi tutto di lui: l’infanzia contadina in quel di Verzuolo (Cuneo), i piccoli guai scolastici, le notti al Nephenta nella Milano degli anni Ottanta (“Il liquido amniotico ideale per l’embrione di Flavio Briatore”), la sfolgorante ascesa imprenditoriale, i successi in Formula Uno, gli amori, la paternità, la filosofia del lavoro. Quasi tutto, ma non tutto. Nell’intervista a tutta pagina sotto la testata Tempi liberi – sezione che si occupa di Viaggi, Benessere, Food, Moda, Design, Tecnologia, Famiglia – i lettori del Corriere non trovano il benché minimo accenno ai guai giudiziari che hanno coinvolto l’imprenditore. Uno di questi è molto attuale: una condanna a un anno e undici mesi (con la condizionale) per evasione fiscale, per mano del Tribunale di Genova – le cui motivazioni sono arrivate giusto un mese fa, il 9 ottobre. La storia è relativa all’utilizzo di uno yacht da 62 metri sequestrato dalla Guardia di finanza nel Mar Ligure nel 2010. Secondo i giudici, Briatore ha truccato le carte dell’imbarcazione per non pagare le accise sul carburante, risparmiando così 3,6 milioni di euro. E se in altre pagine del Corriere il tema dell’evasione fiscale è trattato con la dovuta severità, nell’intervista a Briatore scompare, si dissolve tra quadretti idiliaci di vita familiare e imprenditoriale.

I lettori vengono per esempio a sapere che l’ex team manager della Benetton (“Luciano è stato la persona che mi ha aiutato di più”) usa far fare su misura e regalare i famosi occhiali azzurrati che ama indossare. Perché “illuminano il volto e puoi guardare senza essere visto. Li regalo agli amici, a Panariello li ho dati. A Crozza no”. Un bel salto da quando il piccolo Briatore si rifugiava nella “stalla calda di mio nonno”, in anni in cui nel cuneese potevano cadere “anche quattro metri di neve”. E da lì che arriva il fondatore di una discoteca destinata a diventare fenomeno di costume, il Billionaire (“Mi suggerivano nomi da pizzeria, come ‘Azzurra’…”). L’intervista sorvola invece su altre difficoltà che Briatore incontrò negli anni successivi. Come la latitanza ai Caraibi negli anni Ottanta in occasione di due condanne in primo grado – tre anni a Milano, un anno e sei mesi a Bergamo – in una vicenda di gioco d’azzardo e polli d’alto bordo da spennare. Condanne poi cancellate dall’amnistia, ma forse meritevoli di essere raccontate – e commentate dall’interessato – in un ritratto così ricco di dettagli. Anche perché il self made man, che in un recente talent televisivo selezionava con piglio severo la classe imprenditoriale di domani, si presenta nell’intervista come un modello da imitare: “I ragazzi mi stimano e ho followers anche di 18 anni”.