“Questa mattina mi è arrivata una multa… Per la precisione un autovelox”. Inizia così il messaggio postato oggi su Facebook da Alessandro Bassi, 48 anni, commesso in un supermercato di Cremona. Eccesso di velocità: 60 km/h invece dei 50 previsti sul quel tratto, alle porte della città. Da addebitare non a lui però, bensì al ladro che gli ha rubato il furgone qualche che giorno prima. Già, perché il Comune ha inviato ad Alessandro una sanzione datata 15 ottobre, ma il 10 dello stesso mese il suo Fiat Doblò gli è stato sottratto. Sotto gli occhi del rilevatore non ci è passato lui, quindi, ma il ladro molto probabilmente. Una storia, a tratti assurda, che innesca tutta una serie di considerazioni. Due le riflessioni che fa Alessandro. La prima: “Perché un autovelox di ultima generazione, che costerà migliaia di euro, non è in grado filtrare la targa di una macchina rubata o priva di assicurazione?”.

La seconda, che farebbe sorridere se non ci fosse di mezzo un furto d’auto: “Perché non è possibile vedere la faccia del ladro, fotografato frontalmente ma coperto da una barra nera?”. Una volta annullato dai vigili il verbale, non appena è stato accertato che alla guida non poteva esserci il cremonese, Alessandro si è nuovamente rivolto a loro per chiedere su ciò spiegazioni. “La tutela della privacy”, anche quella dei ladri naturalmente: ecco il motivo dell’impossibilità di togliere questa benedetta barra.

“Non ci possiamo fare proprio nulla – spiega a IlFattoQuotidiano.it il capo dei vigili di Cremona Pierluigi Sforza – è il ministero stesso che, in fase di omologazione dello strumento, prevede che nelle riprese frontali si debba annerire il volto del conducente. Resta comunque il primo caso di questo tipo che mi capita di affrontare in 35 anni di carriera”. E’ presumibile che alla guida del Doblò ci fosse il ladro, “ma potrebbe esserci una persona, in perfetta buona fede, a cui il malvivente ha prestato il mezzo”, dice ancora Sforza. La polizia locale, a dire il vero, non si è limitata a rispondere al cremonese che non c’era nulla da fare: ha infatti contattato la ditta costruttrice dell’autovelox per approfondire la questione. Nulla di fatto: lo strumento è questo e funziona così.

Il 48enne non demorde però e si reca dai carabinieri. Più o meno, anche da loro, arriva la stessa risposta fornita dai vigili urbani: “Solo con un provvedimento della magistratura, per esigenze investigative, è possibile conoscere l’identità della persona fotografata”. Alessandro a questo punto si arrende ma si sfoga: “Ciò che mi fa più rabbia – dice a IlFattoQuotidiano.it – è l’avere il malvivente lì ad un passo e non poterlo prendere. Pensando che magari potrebbe essere un balordo già noto alle forze dell’ordine”.

Il post su Facebook di Alessandro ha un post scriptum: “Nel caso (remoto) dovessi trovare il ladro sulla mia macchina non potrei nemmeno dargli un calcio in culo. Egli infatti mi potrebbe denunciare e sarei così costretto a pagargli i danni fisici e morali”.

Twitter: @bacchettasimone