Inizia a sciogliersi il rebus delle adozioni dal Congo, ma le uniche notizie al riguardo vanno cercate a 5mila chilometri da Roma, dove all’annuncio in pompa magna è seguita la consegna del silenzio. Sono passati quattro giorni da quando il governo di Kinshasa ha autorizzato la partenza di dieci bambini per l’Italia, bloccando le pratiche per gli altri 140 in aspettativa da almeno due anni. Ma ad oggi le autorità italiane non hanno ancora reso noto l’elenco delle famiglie a cui verranno affidati. L’attesa si fa logorante per decine di famiglie (130 coppie in tutto) che brancolano nel buio e si attaccano al telefono in cerca di lumi. La Commissione per le adozioni internazionali (Cai), guidata da Silvia Della Monica, l’organo sotto l’ombrello della presidenza del consiglio a cui compete la questione, come succede da qualche tempo a questa parte si è trincerata nel silenzio più assoluto. Così ilfattoquotidiano.it ha tentato la carta della Farnesina per fare chiarezza. “Non siamo autorizzati a darvi una risposta, il tema non è di nostra competenza”, è stata la risposta del ministero degli Affari esteri. A questo punto, tocca scomodare il governo congolese. E dall’altro continente, paradossalmente, arrivano le informazioni che in Italia sembrano impossibili, segreto di Stato.

A sollevare la cornetta è Luyela Loyel Gauthier, il capo del servizio di Protezione del bambino presso il ministero della Famiglia, che senza farne mistero rivelato il nome dell’ente che ha presentato i dossier delle dieci adozioni fortunate: “E’ l’associazione Nova”, ha scandito monsieur Gauthier. Specificando che gli enti italiani che operano in loco per le adozioni “sono dieci”. Peccato che nel frattempo nessuna istituzione del nostro Paese abbia trovato il tempo e il modo di informare il team di Nova, che ha sede a Torino. Che deve apprenderla dai giornalisti. “Davvero? Ci scusi se cadiamo dalle nuvole ma la Cai non ci ha avvisati – esordisce il presidente Massimo Vaggi -. Abbiamo chiesto al nostro operatore a Kinshasa di recuperare i nomi dei bambini selezionati ma dal governo locale non è riuscito ad averli. Diverse coppie ci hanno riferito di aver telefonato alla Farnesina e di aver chiesto se la lista dei bambini è arrivata, pare che abbiamo detto di sì, ma non c’è niente di ufficiale, noi non abbiamo letto nulla nero su bianco”. Bisogna avere pazienza. Rimane soltanto quella.

“Non è un problema di documenti. La commissione di valutazione per ora ha dato il via libera a 69 dossier, gli altri verranno esaminati quando sarà pronta la nuova legge sulle adozioni internazionali”, ha spiegato monsieur Gauthier. “Nessun Paese straniero è stato accontentato del tutto. Abbiamo autorizzato 14 bambini per gli Stati Uniti, dieci per la Francia, tanti quanti quelli per l’Italia, dodici verso il Belgio e così via. Tre bambini non sono potuti partire perché sono malati“. Quando verrà approvata la normativa ancora non si sa. “Dipende dalla velocità dei parlamentari”, continua il funzionario. Le sue parole confermano quanto era già stato divulgato nei giorni scorsi da un comunicato ufficiale del governo di Joseph Kabila.

Ma, tiene a precisare Gauthier, la sospensione delle altre adozioni “non ha niente a che vedere con cavilli burocratici, errori nella compilazione delle pratiche o l’invio delle carte. La commissione deve ancora valutare le domande. Certo, speriamo che i documenti siano corretti”. Le ultime parole della vice presidente Cai risalgono a qualche giorno fa, durante un’intervista all’Ansa: “Siamo contenti ma continueremo a lavorare incessantemente per portare a casa fino all’ultimo bambino”. Dopo di allora, il silenzio.

di Chiara Daina e Thomas Mackinson