Il magistrato e l’amica direttore di Telemolise, moglie di un senatore di Forza Italia, ricattavano il presidente della Regione Molise Paolo di Laura Frattura (ex berlusconiano e ora del Pd) per avere finanziamenti e una legge per l’editoria “favorevole”. E’ questa l’accusa delle procura di Bari nei confronti del sostituto procuratore Fabio Papa e della giornalista Manuela Petescia. I due, legati da una relazione sentimentale, minacciavano, in caso di rifiuto alle loro richieste, ripercussioni giudiziarie e una campagna denigratoria contro il governatore.

Il procuratore aggiunto Pasquale Drago, lo stesso che ha rappresentato l’accusa nel processo a Lavitola e Berlusconi, ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambi. I reati contestati sono quelli di tentata estorsione, tentata concussione, abuso d’ufficio, rivelazione ed utilizzazione del segreto d’ufficio. Per Papa, si aggiunge anche il reato di falso ideologico. Insieme con Frattura risultano parti offese anche il ministero della Giustizia, la Regione Molise e l’ex questore di Campobasso Giancarlo Pozzo. 

La presunta cena del 2013 – I ricatti, secondo l’accusa, risalirebbero al 2013. Ovvero l’anno in cui l’ex presidente Michele Iorio lasciò il posto al neo renziano e prima berlusconiano Frattura. Il cambio di poltrona avrebbe reso necessario per Petescia il cercarsi nuovi appoggi politici. Per questo a ottobre 2013 sarebbe stata organizzata una cena a casa del magistrato: presenti all’incontro Papa, Petescia, il presidente Frattura e l’avvocato Salvatore Di Pardo. Secondo i racconti dei testimoni, tra cui il legale amico del presidente della Regione, in quell’occasione ci sarebbe stata la richiesta di avere finanziamenti e in particolare un primo finanziamento di 400mila euro. Il pm Papa si sarebbe rivolto a Frattura parlando dell’inchiesta Biocom a suo carico e facendogli intendere che ci sarebbero stati nuovi sviluppi. Il fascicolo nel frattempo è stato archiviato e lo stesso Papa un anno fa è stato trasferito d’urgenza a Chieti dal Csm.

Petescia: “Non c’è stata alcuna cena” – “Sono bugie”, ha replicato all’agenzia Ansa Petescia, “questa indagine è promossa da una denuncia dello stesso Frattura fondata sulle sue parole e su quelle di un unico testimone: l’avvocato e amico Salvatore Di Pardo. Non c’è stata alcuna cena. Io e il magistrato abbiamo già controdenunciato per calunnia”. E a Repubblica Napoli ha aggiunto: “Quanto a me, è vero che ho avuto una relazione sentimentale con questo magistrato, ma questo non credo sia una colpa”. La liaison tra il pm e la giornalista viene citata negli atti per contestare a Papa di aver mentito quando gli era stato chiesto se “volesse astenersi su accertamenti riguardanti la stessa giornalista”.

Petescia è un volto molto conosciuto in regione. Direttore di Telemolise, è anche moglie del senatore di Forza Italia Ulisse Di Giacomo, colui che è arrivato a Palazzo Madama dopo la decadenza di Berlusconi. A ottobre 2014 la giornalista era tra i 28 destinatari degli avvisi di fine indagine per la maxi inchiesta che ipotizza un fitto intreccio di interessi collegati all’ex presidente di Regione, ribattezzato il “sistema Iorio“: è accusata di corruzione attraverso la linea editoriale dell’emittente. Sempre Petescia nel 2010 aveva denunciato un presunto caso di stalking a mezzo stampa ad opera dell’editore ed ex senatore Pdl Giuseppe Ciarrapico che l’avrebbe “insultata con articoli e vignette quotidiane”. Un caso unico per il quale avrebbero mostrato interesse anche alcuni professori dell’università di Cambridge.

Il presidente Pd Frattura: “Io vittima delle pretese del pm e della giornalista” – Il governatore Frattura ha organizzato una conferenza stampa per annunciare l’evoluzione dell’inchiesta: “La sintesi è eloquente”, ha detto, “e lo scrive il procuratore di Bari: io, presidente della Regione, vittima delle loro pretese orchestrate e attuate nell’esercizio delle rispettive funzioni”. Davanti ai giornalisti ha letto alcuni passaggi dei capi di imputazione: “Petescia e Papa compivano atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere il presidente della Regione ad adottare provvedimenti destinati a garantire il finanziamento, con ingenti somme di denaro pubblico, a Telemolise. Per cause non dipendenti dalla loro volontà non ci sono riusciti”. E ancora: “Petescia determinava e rafforzava il proposito di Papa; quest’ultimo abusando del suo ruolo di sostituto procuratore. Agendo in concorso tra loro rivelavano notizie che dovevano rimanere segrete, relative all’ufficio ricoperto dal sostituto procuratore; rivelavano a Frattura il contenuto delle indagini a suo carico e riferivano l’esito delle prime verifiche”.

Sempre in merito all’inchiesta Biocom, inchiesta che aveva coinvolto Frattura, il governatore ha letto un altro passaggio con riferimento anche al fatto che Papa indagò pure l’allora questore di Campobasso: “Volevano indirizzare la nuova delega delle indagini presso la Digos per sviluppare in senso pregiudizievole le indagini”. Infine le ultime due circostanze che riguardano il solo Papa: “Aveva negato al procuratore di Campobasso di indagare su una presunta incompatibilità della questura di Campobasso a svolgere indagini a carico di Frattura. Un falso perché ai carabinieri aveva chiesto di accertare le esatte funzioni svolte in Questura da Giuliana Frattura, sorella del governatore. Inoltre Papa ha dichiarato che il rapporto con Petescia era di semplice amicizia, peraltro alla luce del sole, circostanza palesemente contraria al vero essendo tra i due instaurata da tempo una intensa relazione sentimentale”.