No al nuovo tentativo di mettere il bavaglio alla stampa”. A lanciare l’allarme “emergenza informazione” è la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi), pronta a mobilitarsi (così come fu nel 2010 per il ddl Alfano) contro la proposta di legge contenuta nella delega al governo in materia di intercettazioni, nell’ambito del progetto di riforma del processo penale. Ma anche, spiega il segretario generale dell’Fnsi Raffaele Lorusso, contro “le continue intimidazioni e minacce ai giornalisti, che da più parti mettono in pericolo la libertà di informazione”. L’ultimo caso, i 96 cronisti denunciati per aver pubblicato intercettazioni su Mafia Capitale. Sotto accusa nella petizione lanciata oggi (www.nobavaglio.org), c’è il ddl Renzi, che affida al governo ”il potere di stabilire le regole sulla pubblicazione delle intercettazioni limitando la diffusione a quelle di rilevanza penale ed escludendo le conversazioni d’interesse pubblico”. Praticamente, sottolinea il comitato promotore (Articolo 21, Arci, Anso, Fnsi, Gruppo Abele, Il Fatto Quotidiano, Libera-Contro le mafie, Libertà e giustizia, Libertà e Partecipazione, Ordine dei giornalisti, MoveOn, Pressing giornalisti in rete, Sindacato cronisti romani Stampa romana, Usigrai) non si sarebbe saputo nulla di Calciopoli, dell’indagine su Propaganda Fide, delle risate di Francesco Piscicelli all’indomani del terremoto a L’Aquila o di quel che accadeva intorno al Comune di Roma. “Leggendo il testo del ddl – ha spiegato il costituzionalista Stefano Rodotà, tra i primi firmatari dell’appello con Marino Bisso, Arturo Di Corinto e Giovanni Maria Riccio – emergono subito la cultura di chi lo ha scritto, essendo scritta in modo incomprensibile, e la volontà di avvolgere tutto in una sorta di delega in bianco. Gravissima poi – prosegue – è l’espropriazione del Parlamento in materia di diritti fondamentali. E’ già capitato sui lavoratori. Bisogna fare appello a tutte le istituzioni, perché è una linea che si sta consolidando“. Intanto giovedì ci sarà un primo sit al tribunale di Roma dove inizierà il processo per Mafia Capitale e un comitato di avvocati di cui avvalersi per ‘Cause di lite temeraria’, per chiedere cioè risarcimento a coloro che abbiano intentato (e perso) cause per diffamazione preventiva a danni di giornalisti