Più che un commissario da Milano ci hanno mandato un becchino. Ho visto nella sua prima uscita pubblica il prefetto Tronca e mi ha dato un po’ l’idea di un becchino, di un tirapiedi. E’ stato al cimitero del Verano, dove più che inchinarsi al Papa si è proprio piegato“. Così l’ex deputata di Rifondazione Comunista, Vladimir Luxuria, si esprime sul neo-commissario della Capitale, Francesco Paolo Tronca. Ospite di Ecg Regione, su Radio Cusano Campus, l’attivista spiega: “Io so fare i conti e so che uno più uno fa due. Il presidente del del collegio del Consiglio di Stato che ha deciso sulle unioni civili è Giuseppe Romeo, che è uno dell’Opus Dei. C’è il giudice del Consiglio di Stato Carlo Deodato, estensore della sentenza sulle nozze gay e simpatizzante dei fondamentalisti cattolici omofobi su facebook e su twitter. E sono quelli che hanno annullato la trascrizione fatta da Marino circa i matrimoni gay contratti all’estero. Guarda caso” – continua – “questo Tronca chi è? E’ quel prefetto di Milano che si era opposto in maniera molto vivace contro la trascrizione dei matrimoni fatti da Pisapia, eseguendo da soldatino gli ordini di Alfano. Allora, il dream team di Renzi lo scegliesse direttamente il Vaticano, perché sinceramente facciamo prima. Tronca è espressione del Vaticano“. E aggiunge: “Tra l’altro, il nome di Tronca è stato deciso prima, dal notaio, altro che dream team. Io invece vorrei un sindaco che può piacere o meno, ma che è eletto dal popolo. L’operazione con Tronca mi ricorda l’arrivo di Mario Monti, quando il Vaticano si era incavolato per i bunga bunga di Berlusconi e ha voluto uno sobrio come Monti. Marino era troppo favorevole alle questioni dei gay, partecipava ai gay pride, così hanno deciso di chiamare un altro uomo in loden: Tronca, che evidentemente porterà un po’ di Milano in questa città”. Luxuria si esprime anche in merito alla vicenda relativa al presidente della Figc, Carlo Tavecchio: “E’ chiaro che uno che dice queste cose non può ricoprire quel ruolo. Non sono state battute da bar, ne ha parlato con un giornalista. Ma io mi chiedo: come mai quello stesso giornalista, quando ha intervistato Belloli, lo ha subito reso pubblico, mentre per dichiarazioni così importanti si è aspettato il Corriere della Sera? Qua secondo me c’è qualcosa che puzza