L’avvocato Valeria Maffei è perplessa: “Non capisco per quale ragione tutti i personaggi di Sotto copertura hanno un nome di fantasia tranne il mio cliente, perché la storia del mio cliente si interrompe senza dire che si è pentito dopo la cattura, con rivelazioni che hanno dato impulso a indagini importanti (come quella sugli appalti di Cpl Concordia nella metanizzazione a Ischia e nell’agro-aversano, ndr), e perché la ricostruzione delle sue vicende personali appaia così romanzata e, a mio parere, non corrispondente al vero. Se non viene chiuso il cerchio della storia con il pentimento, i telespettatori penseranno che il mio cliente sia rimasto il criminale descritto in questa fiction”.

Quindi?
“Per un attimo ho pensato di chiedere di bloccarne la messa in onda con un provvedimento giudiziario d’urgenza”.

E poi?
“Non prendo iniziative prima di ascoltare il cliente”.

Il cliente è Antonio Iovine. Il boss del clan dei Casalesi catturato a Casal di Principe il 17 novembre 2010 dopo 15 anni di latitanza. Maffei lo assiste dal giorno del verbale illustrativo della collaborazione di giustizia, il 13 maggio 2014. Il giorno in cui Iovine si pentì ufficialmente. Il 2 e il 3 novembre la Rai manderà in onda una miniserie ispirata alle vicende del suo arresto.

Avvocato, lei ha visionato in anteprima la fiction?
“No. Ma ho visto i trailer e la puntata di Porta a Porta. Ho visto scene su una relazione tra Iovine e una ragazza che non è mai emersa dagli atti. E’ una pura invenzione“.

E’ una fiction, per l’appunto.
“Ma se usano il nome vero del mio cliente, la sua storia deve fondarsi su una indagine accurata degli atti”.

Come ha saputo della miniserie su Iovine?
“Qualche anno fa apprendemmo di un progetto basato principalmente sulla figura di Vittorio Pisani, il poliziotto che lo ha arrestato. Poi il progetto fu sospeso (per i problemi giudiziari di Pisani, dai quali è uscito con una piena assoluzione, ndr), non ne abbiamo saputo più nulla. Pochi giorni fa, l’annuncio della fiction e che di lì a poco Porta a Porta ci avrebbe dedicato una puntata. Io mi sono collegata insieme alla famiglia di Iovine, che vive in una località protetta. Iovine non l’ha vista, non sapeva”.

Qual è il suo giudizio?
“Capisco che la produzione abbia preferito approfondire la storia di Pisani, un ottimo poliziotto, è giusto riabilitarne la figura dopo quel che gli è successo. Ma non si può fare una fiction del genere senza chiedere informazioni anche ai pm che hanno lavorato alla cattura di Iovine, al suo avvocato, alla sua famiglia. Non mi risulta che i pm siano stati contattati. Io non ho ricevuto nemmeno una telefonata. Dai trailer vedo che si insiste sulla storia di Iovine con una ragazza, che non ha alcun fondamento, una cena romantica… Mai avvenuta. E poi c’è un altro dato, fondamentale”.

Quale?
“E’ passato un anno e mezzo dal pentimento di Iovine. Ha cambiato vita. Sta aiutando gli investigatori e i magistrati. Ha una famiglia che vive sotto protezione. Perché presentarlo come quello che era prima, senza neanche una frase su quel che è adesso? Si buttano per aria anche i frutti della sua collaborazione di giustizia. Si oscura la vera vittoria dello Stato, che non è solo l’arresto di Iovine, ma il fatto che si sia pentito. La Rai dovrebbe fare un servizio pubblico e avrebbe dovuto produrre un lavoro più didascalico e aderente alla realtà”.

Il suo cliente vedrà la fiction?
“Sicuramente”.